La località di Riace

Il comune di Riace
Provincia di REGGIO DI CALABRIA

Informazioni Utili
Altimetria: 300 m. s.l.m. 
Abitanti: Gli abitanti sono detti riacesi.
Cognomi più diffusi: Carnà, Comito, Gervasi, Rullo, Spanò, Trimboli 
La popolazione: 1672 abitanti di cui 805 maschi e 867 femmine. Le famiglie residenti sono 624.

Il comune di Riace
"Il borgo di Riace, scrigno prezioso di un ingente patrimonio artistico-archeologico, sembra sistemato obliquamente su una collina, quasi a riflettersi perennemente nelle azzurre e splendenti acque del mare che hanno restituito all’intera nazione i due celeberrimi guerrieri bronzei. Ricco di storia custodita tra le mura delle chiese e degli antichi palazzi, il paese rivela in ogni angolo o anfratto la sua origine aragonese. È caratterizzato dalla presenza di stradine lastricate e vicoli muniti di archi che mantengono ancora la struttura architettonica originaria. Il verde della natura che fa da corona alla cittadina divisa tra la parte vecchia e la parte nuova, quella cioé vicina al mare, invoglia a lunghe passeggiate dove l’aria salubre della collina si mescola piacevolmente a quella frizzante del mare"

 
Storia e archeologia    
Sembra che le origini del nome siano da attribuire a un diminutivo del volgare greco-bizantino Ryaki (piccolo ruscello). Nel tempo il nome subì qualche modifica. Si chiamò, infatti, Reatinum, Reatino, Reace e, infine, assunse l’attuale denominazione Riace. Si vuole, infatti, che il piccolo centro abitato sia stato, ai primordi, un centro di vita basiliana, incrementato dall’afflusso di gente della costa via via abbandonata sotto la pressione di ragioni militari e per la conseguente avanzante insalubrità della costa. Divenne casale di Stilo di cui seguì le vicende politiche e amministrative. Contrastarono, infatti, tenacemente i Normanni e mantennero per molti secoli immutata fedeltà agli Angioini. Rimase nel demanio regio anche al tempo degli Aragonesi. Con ogni mezzo gli abitanti di Riace aiutarono il casale di Stilo, contro i Conclubet d’Arena e i Carafa di Nocera che miravano d’insignorirsene. Il terremoto del 1783, che investì gran parte della Calabria, provocò ingenti danni anche all’abitato di Riace che, negli anni seguenti, riuscì con molti sacrifici a condurre una buona campagna di ricostruzione. Nel 1799, il generale Championnet dando assetto amministrativo alla regione, riconobbe Riace comune indipendente includendolo nel cantone di Satriano. I francesi ne fecero un Luogo (1807) nel cosiddetto Governo di Stilo. All’atto dell’istituzione dei Comuni (1811) venne compreso tra questi e mantenuto nella giurisdizione di Stilo divenuto capoluogo del Circondario.

Arte e Cultura  
I Bronzi di Riace, capolavori della scultura ellenistica che hanno portato il nome della città a fama mondiale, vengono ripescati in mare nel 1972, di fronte alla localita Agranci, da un sub dilettante, a circa 200 metri dalla costa e 8 metri di profondità. Furono presi in consegna dai restauratori della Soprintendenza Archeologica di Reggio Calabria, e successivamente trasferiti al piu` attrezzato Centro di Restauro Archeologico della Soprintendenza Archeologica di Firenze. Oggi è possibile ammirarle nel Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria. La statua A è attribuita allo scultore ateniese Mirone e datata 460-450 a.C, periodo di transizione tra lo stile severo e quello classico: sono ancora evidenti le tracce di una rigida impostazione delle spalle e del torace. Era armato di un’asta che impugnava tra indice e medio, e che doveva toccare terra e scaricare parte del peso, e non indossava elmo, come si evince dalla capigliatura, rifinita anche sulla parte alta della testa. E’ alta mt. 1.98.
La statua B è stata prodotta in tempi posteriori rispetto alla precedente (430-420 a.C.). Risulta, infatti, piu` moderna, sia nella lavorazione (il bronzo è spesso 7.5 mm contro gli 8.5 mm dell’altra statua) sia nello stile (la composizione più armoniosa della posa, la sinuosa congruenza tra l’inclinazione del bacino, la posizione del torace leggermente inclinata e la spalla destra giustamente abbassata). Si ritiene fosse armata di lancia (bilanciata, non toccava terra) scudo ed elmo corinzio. E’ alta mt. 1.97.

Natura
L’entrata principale del paese, molto ampia è caratterizzata da una vasta piazza alberata e dal caratteristico palazzo municipale dal quale si percorre via Roma per giungere in piazza Vittorio Emanuele dove si trova la chiesa matrice. Questa apre il percorso alla scoperta delle altre chiese e palazzi che costellano il centro storico. Gli edifici nobiliari conservano imponenti portali con ricche decorazioni in pietra. Vicoli stretti si alternano ad ampi slarghi lastricati, che danno agio a brevi passeggiate fino alla spiaggia che d’estate si riempie di numerosi turisti. E dopo essersi immersi nella variopinta natura circostante si può rientrare nel piccolo borgo, dall’antica porta in ciottoli di pietra che un tempo ne segnava il principale accesso.
 
La geografia: 
E’ un piccolo paesino della provincia reggina posto su un dosso lambito dall’omonimo torrente. Il suo territorio ha una superficie di 16,05 kmq e confina con i comuni di Camini, Stignano e con il mar Jonio. La sua spiaggia caratterizzata dalla presenza di sabbia fine e brecciolino sulla battigia è lunga 4,5 km. L’altezza del centro abitato è, invece di 350 metri sul livello del mare. Dista 135 km da Reggio Calabria.

I corsi d’acqua: 
Torrenti Riace e Guardia

Curiosità 

Il ritrovamento dei Bronzi

Nell’agosto del 1972, a trecento metri di distanza dalla costa della Marina di Riace e a circa otto di profondità, sono stati segnalati le statue greche dei cosiddetti "Guerrieri di Riace". Avvisate le autorità competenti si è subito passati alle operazioni di recupero. I due Bronzi sono stati, infatti, riportati alla luce dalla squadra di sommozzatori dei Carabinieri con l’aiuto di palloni aerostatici. Attualmente sono conservati nel Museo Nazionale di Reggio Calabria, ma sembra che l’amministrazione comunale di Riace voglia attrezzare una struttura idonea per ospitarli nella loro "terra d’origine".

I miracoli dei Santi Cosma e Damiano

" In paese si raccontano molti miracoli legati ai Santi patroni. Sono numerose, infatti, le malattie guarite per loro intercessione. Cechi, storpi e terminali sono ritornati miracolosamente a nuova vita con il semplice sforzo di una preghiera fatta con fede e profonda devozione. Fra i tanti spicca quello del figlio di Severiano, amministratore dei pubblici tributi in Arcadia. Questi aveva un figlio che afflitto da una grave malattia non riusciva a smettere di espellere sangue dalla bocca. Nessun medico era riuscito a porvi rimedio. Il padre, devotissimo ai Santi Cosma e Damiano, decise allora di portarlo, insieme a un amico dottore, al loro tempio della Salvezza pregandoli per un’intera notte di concedere la guarigione al figlio. Il povero ragazzo tormentato dal dolore chiese al medico che gli teneva compagnia di dargli qualche medicina che gli alleviasse il male. Mentre il dottore stava per farlo gli apparvero i Santi che lo convinsero a desistere dicendo che lo avrebbero salvato loro senza medicine. Durante la notte, infatti, avvenne il miracolo: con un solo gesto della mano riuscirono a fermare il flusso del sangue che fuoriusciva dalla bocca del ragazzo poi apparvero al padre e gli dissero: "La tua fede ha salvato tuo figlio".

I sindaci: 
1943-48 Adolfo Demizio
1949-53 Vincenzo Alvaro
1954-60 Amodeo Cancelleri
1960-70 Antonio Piromalli
1970-71 Antonio Arcadi
1971-80 Giuseppe Zurzolo
1980-90 Giuseppe Campagna
1990-… Cosimo Comito

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