Il territorio della Calabria è in prevalenza collinare/montuoso,
dove non esistono veri e propri fiumi ma torrenti , le cosiddette
"fiumare" cioè i corsi d'acqua a carattere torrentizio, che solcano
l'entroterra creando profondi avvallamenti nel suolo.

Il loro corso è
molto breve ed è caratterizzato dall'ampiezza degli alvei fluviali,
caratterizzato da piene durante la stagione delle piogge, avvolte con risvolti tragici, e piccoli
o inesistenti torrenti nei mesi estivi.

Infatti i fiumi della Calabria non presentano generamente uno sviluppo significativo a causa della forma, stretta e allungata, della penisola calabrese e a causa della disposizione dei rilievi montuosi. Fanno eccezione il Crati e il Neto, i fiumi più lunghi, i quali sfociano entrambi nel mar Ionio.

La
fiumara era un'importante risorsa per i contadini calabresi, nelle
vicinanze erano presenti numerose attività economiche in quanto
assicurava l'irrigazione delle
coltivazioni, a volte impiantate sul loro greto con opere d'ingegneria
idraulica molto audaci e consentivano di sfruttare l'energia potenziale
delle acque per il funzionamento di mulini e frantoi fin nei primi anni
dello scorso secolo.

Inoltre si coltivava il lino e la canapa
per ottenere importanti fibre tessili. Il ciclo di lavorazione delle
fibre tessili naturali comportava numerose operazioni:
(MACERAZIONE-SCAVEZZATURA-GRAMOLATURA).

Nelle acque della
fiumara si lasciava macerare perfino la ginestra che, dopo essere stata
bollita, subiva una lunga e faticosa lavorazione per ottenere il filato
di ginestra.

Anche la lavandaia per lavare i panni doveva recarsi alla fiumara.

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