La lavandaia e la fiumara

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Fino agli inizi degli anni '50 la lavandaia per lavare i panni doveva recarsi alla fiumara. La fiumara era un'importante risorsa per i contadini calabresi e anche per la lavandaia.

La fiumara era un'importante risorsa per i contadini e anche per la donna calabrese in veste di lavandaia.

La donna faceva prima il prelavaggio a mano col sapone fatto in casa (sapuni i casa) e, successivamente, i panni venivano sistemati secondo cerchi concentrici in un grande cesto nel quale si versava acqua bollente con la cenere che era il detersivo naturale dell'epoca, con proprietà disinfettante. Questo tipo di bucato prendeva il nome di "LESSIA".

Il sapone dell'epoca si preparava in casa utilizzando i resti dell'olio d'oliva lampante ad alta acidità (ogliu i murgaru) e dei grassi del maiale (a saimi) che si facevano bollire in acqua (nelle coddare) con l'agguinta di soda caustica (a potassa) in opportune percentuali, avveniva così il processo di saponificazione. Il miscuglio si lasciava raffredare e dopo la sua solidificazione veniva tagliato con una piccola serra manuale (u serrucciu a manu), in piccoli pezzi per poterlo usare facilmente.

Sembra che questo tipo di sapone veniva ultilizzato anche per l'igiene personale, lavare le mani, il corpo e i capelli in quanto molto efficace contro la forfora.

Nei decenni successivi il lavaggio avveniva nei paesi o vicino alle sorgenti, in appositi lavatoi comunali, fino all'avvento della lavatrice in tutte le case dei calabresi, e con l'utile elettrodomestico purtroppo anche l'uso dei detersivi che hanno causato la morte delle fiumare e non solo.


Salvatore Tripaldi 

4 Comments

  1. ciao micu
    tanti saluti

  2. Claudio Germanò

    Sono anche io della bella terra del sud…
    Ciao a tutti voi. Sono arrivato a questo commento dopo aver visto Rino Gaetano, con una leggera nota di malinconia per tanti aspetti del tempo passato. Sono nativo di Castellace, provincia di Oppido Mamertina (RC), e ho vissuto in quel paese alle pendici dell’Aspromonte per 6 anni. Poi, con la mia famiglia, siamo dovuti partire per venire ad abitare a Roma, e sto qui da 30 anni. Ma lì nella Calabria ho le mie sorelle e i miei nipoti, e tutti quei splendidi ricordi di colori, profumi, suoni e sapori che hanno caratterizzato il mio dna. Quel mio luogo incantato della nascita e i valori annessi li porto sempre con me, anche nelle mie pagine e nelle mie musiche. Sì, mi piace scrivere. Interpreto su dei palcoscenici i testi e i racconti che scrivo, e ora ho formato un gruppo con il quale facciamo spettacoli di Musica e Poesia. Anche in Calabria ho portato i miei testi, e alcune librerie sparse nella provincia di Reggio hanno voluto sostenermi nel sogno mettendo i miei libri in vetrina. Sono fiero e orgoglioso dei bei valori e degli ideali di rispetto che ho assimilato tra quella gente di alto livello umano e civile (non voglio nemmeno parlare, invece, di quella parte che offende tutto il bello e il sano che facciamo – ma questo è un problema non della sola Calabria, ma del mondo intero -). Così volevo sapere se posso mandarvi un mio piccolo racconto in forma di poesia, proprio sulla Fiumara, e sarei davvero felice se la potessi vedere impressa su questo sito. Ma questo, però, se lo riterrete opportuno. Tanta felicità a tutti.

    Con il senso dell’amicizia,

    Claudio Germanò

  3. Contributi
    Gent.mo Claudio Germanò,
    siamo felici di pubblicare le sue opere, può tranquillamente inoltrarle alla nostra email: info@calabresi.net

    Cordiali saluti.


    Staff – Calabresi.net

  4. silviana

    lavatoi con lavandaie
    potrei avere delle foto, mentre le donne lavano i panni nei lavatoi?
    grazie

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