Il pregiudizio di essere un

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Messaggio Promozionale

Lettera aperta al ministro delle comunicazioni: Paolo Gentiloni
C/C Presidente della Repubblica Italiana: Giorgio Napolitano

Un etichetta infangata dai notiziari nazionali, ma che non trova un facile riscontro.

Onorevole ministro con la presente vogliamo denunciare l’uso indiscriminato che si fa dei termini linguistici legati alla “Calabresità“ nelle maggiori testate giornalistiche nazionali.

Oggi molti giornalisti di radio e tv-giornali, di quotidiani e periodici, nei propri interventi mediatici, persuadono nell’immediato l’opinione pubblica, attraverso il commento di episodi di cronaca nera, atti criminosi o eventi di correlata importanza a carattere negativo (corruzione, racket, estorsione, ecc.). Essi infatti, con le loro affrettate ipotesi, tracciano l’identikit del responsabile e ne impostano la sua ricerca seguendo la pista Calabrese o cercando una personalità di origini Calabresi.


Nei titoli dei numerosi giornali, da decenni ormai si fa uso del termine calabrese per identificare il responsabile di un delitto, il corrotto di turno, il gestore di un racket, il membro di un organizzazione criminale, l’esecutore di un’estorsione, le località dove è radicata una banda di delinquenti, ecc. ma rarissime volte in questi anni si è fatto riferimento alla Calabresità per eventi e/o fatti di carattere positivo, che portano alto il valore di essere un abitante della Calabria.

Con questo, non vogliamo affermare che in Calabria vivono solo Santi, ma vogliamo mettere in discussione l’uso che si fa di determinate associazioni alla definizione di ”Calabrese”.

Prima di fare un passo indietro e sfogliare la cronologia di alcuni fatti di cronaca precedente, vogliamo riportare la definizione di “Calabrese” che oggi si trova in molti dizionari di lingua italiana:

ca|la|bré|se
agg., s.m. e f.

AD

agg., della Calabria: olio, folklore c. | agg., s.m. e f., nativo o abitante della Calabria

s.m., l’insieme dei dialetti italiani meridionali parlati in Calabria

s.m. CO nome di alcuni vitigni italiani, spec. Siciliani

s.f. TS zoot., razza di suini originaria della Calabria, con setole nere e carni saporite | s.m., suino di tale razza

s.m. TS agr., varietà di arancio originaria della Calabria, con frutto ovale e polpa succosa quasi completamente priva di semi; anche agg.: arancio c.

Ebbene possiamo notare che con il termine calabrese si può indicare una qualità di olio di oliva, una manifestazione folkloristica, un dialetto, un vitigno, un razza di suini, una varietà di arance, un abitante della Calabria, ma in nessun documento troviamo un riferimento per collegare il responsabile dell’assurdità di un atto criminoso alla definizione del termine “Calabrese”.

In molti hanno confermato che:

La CALABRIA è una terra ospitale che sin dal primo incontro sgomenta il visitatore perchè non corrisponde affatto, nella sua globalità, agli stereotipi con cui troppo spesso viene definita.

La CALABRIA, è una terra operosa che nel turismo, nell’artigianato e nella piccola impresa sta riscontrando gli elementi portanti per il suo rilancio.

La CALABRIA, è un patrimonio ambientale, culturale e storico di tutto il mondo.

I CALABRESI, sono gli abitanti di questa terra, sono dei grandi lavoratori con mille difficoltà che hanno saputo dare tanto, soprattutto nei paesi dove sono stati costretti ad emigrare.

Ora ripercorriamo indietro il tempo e sfogliamo qualche pagina di storia della nostra cronaca nazionale, in molti abbiamo notato, che i giornali riportano sin dai primi indizi, sempre i fatti di cronaca o gli atti criminosi, incolpando nell’immediato un ipotetico responsabile dalle origini note, essi cronologicamente lo descrivono come “l’assassino calabrese”….. poi come “il presunto assassino calabrese”..… più tardi come “l’indagato calabrese”..… successivamente come “il probabile indagato calabrese”….. infine si scopre che non vive in Calabria ma che ha “origini calabresi”..… e magari poi viene fuori che è solo un malcapitato, che ha avuto qualche precedente penale e viene scagionato, ma questo poi sui giornali non è più riportato, perché non fa più notizia.

Comunque, ricordate il drammatico caso del piccolo Tommy che ha sconvolto la pianura parmigiana nell’estate 2006? E’ stata una tragica vicenda che non deve essere mai più ripetuta, ma anche in quella occasione i giornali alimentavano bene le voci sui i primi indizi che nell’immediato ipotizzavano gli autori del rapimento. I titoli dei telegiornali e le pagine dei giornali davano per scontato una pista Calabrese che successivamente è stata biasimata.

Oppure, ricordiamo tutti il caso del povero Giuseppe Maver benzinaio di Calolziocorte ucciso da due ragazzi, in cui i media nei loro racconti appena hanno conosciuto i nomi dei due indiziati, li hanno descritti come assassini calabresi. Quando successivamente, si è scoperto che abitavano a Lecco, si è voluto portare in evidenza a tutti i costi, che avevano origini calabresi. Ma era veramente importante portare in primo piano le origini di quei ragazzi, tanto è vero che in quelle pagine la caratteristica di essere meridionale era più importante del delitto dell’uomo? Qualche ora dopo viene fuori che solo un ragazzo aveva origini calabresi, per di più non era colui che ha premuto il grilletto e addirittura non era neanche maggiorenne, ma per i giornali era sempre “l’assasino di origini calabresi”. Solo pochi giorni fa questa persona, che allora era stata dipinta come l’assassino di origini calabresi, è tornata di nuovo sulle prime pagine dei giornali a seguito della polemica scoppiata per aver beneficiato del provvedimento dell’indulto emanato dal governo, bene in questa occasione gli articoli lo identificavano come “Il giovane Lecchese”.

Ma ritorniamo ai giorni nostri, consideriamo l’ultimo eclatante ed orribile evento delittuoso denominato “la strage di Erba”, in cui sono stati assassinate quattro persone, ecco alcuni titoli dei notiziari dei giorni scorsi:

  • Cronaca. Erba, uccide moglie e figlio, suocera e vicina di casa. Poi incendia la casa: ricercato pregiudicato tunisino – 12 dicembre — rainews24.it
  • Strage Erba: Tabulati telefonici scagionerebbero Marzouk – 12 dicembre — repubblica.it
  • Cronaca. Erba, Marzouk: non so chi possa essere stato. Inquirenti al lavoro: forse due gli assassini – 13 dicembre — rainews24.it
  • Strage erba: Marzouk, ‘feci uno sgarro a clan calabrese’ – 14 dicembre — repubblica.it
  • Cronaca. Erba, si segue la pista calabrese, i funerali si terranno in Tunisia – 14 dicembre — rainews24.it
  • Strage Erba: Si indaga su clan magrebino – 15 dicembre — repubblica.it
  • Strage Erba: Autore avrebbe lasciato molte impronte – 03 gennaio 2007 — repubblica.it

Come tutti sappiamo, ancora oggi 04 gennaio 2007, stiamo aspettando di conoscere chi è il vero assassino di queste persone, ma intanto dopo tutto questo, qualcuno si è divertito con le parole ad infangare non solo la nostra regione, ma anche altre persone, il cui nome per svariati motivi è passato dalla bocca degli inquirenti alle orecchie dei giornalisti.

Quando dei giornali scrivono “feci uno sgarro a clan calabrese…oppure …si segue la pista calabrese…” quante persone si faranno l’idea che i clan per definizione sono solo Calabresi?? Con il termine clan si intende un gruppo di persone unite da parentela, che è definita dalla discendenza percepita da un antenato comune. Quindi in genere si indica il clan rossi, il clan bianchi, il clan (seguito dal nome della famiglia); non mi sembra che in passato si siano indicati clan campani, clan veneti, clan piemontesi o clan siciliani come lo si è fatto per quelli calabresi??? E quanti saranno in grado di comprendere che la Calabria effettivamente non è abitata solo da delinquenti??

Forse è più facile per qualcuno, si proprio cosi; potrebbe essere più facile per i giornalisti, cogliere nel segno un presunto assassino in una terra segnata da una brutta etichetta, o forse è più facile per gli stessi assassini, riuscire a depistare le indagini trovando un capro espiatorio proprio in Calabria, considerando i precedenti storici!!

Un risultato comunque è certo, molta gente si impegna a portare ad un alto livello il valore di sentirsi un “Fiero Calabrese”, molta altra continua ad infangare gli effetti di un compito difficile che stenta a sollevarsi.

In Calabria abitano circa 2 milioni di persone, poche rispetto alle altre regioni, però tra questi sono tanti coloro che oggi vivono in questa terra onestamente e che si danno al lavoro per vivere quotidianamente, ma per loro sfortuna portano con se un etichetta che non meritano.

Speriamo di trovare un consenso in queste parole riuscendo ad ottenere degli esiti positivi per i prossimi anni, in modo che nei nostri notiziari nazionali, non sentiremo parlare della Calabria e dei Calabresi, solo per cattive notizie, ma anche per promuovere tutto ciò che i Calabresi in Italia e nel Mondo costruiscono positivamente giorno per giorno sotto una pesante reputazione.

A cura di Paolo Barbalace.

P.S. Si accettano consigli, modifiche ed aggiornamenti >>> SCRIVICI <<<

23 Comments

  1. Leone Gagliardi

    Lettera patetica
    Salve, dopo aver letto questa lettera, la prima cosa a cui ho pensato è che il “complesso di inferiorità ” dei calabresi è davvero molto radicato. Il tenore patetico ed emozionale di questa lettera conferma l’incapacità , ormai quasi irreversibile (anche se spero vivamente di sbagliarmi), di aprire un vero ed onesto fronte di autocritica che vada davvero a fondo sul perchè il pregiudizio continua ad affiorare e persitere. Non bisogna avere paura di fare i conti con cià che si è. Solo cosଠa mio avviso si puà dare un senso positivo a cià che si vorrebbe essere.
    l’Omertosità , la rassegnazione, la retorica della famiglia, lo sbobbismo verso la collettività , la cooperazione e il bene comune, il qualunquismo che assimila tutto e tutti, l’approssimazione amministrativa, la tendenza ad enfatizzare avvenimenti positivi che avvengono in regione (e che altrove sono la normalità ), la spropositata retorica alimentare su peperoncini, melanzane, cipolla di Tropea, soppressate e nduja che sconfina nel ridicolo e nell’inevitabile stereotipo, il “comparaggio”, l’ossequio servile verso il potente di turno (spesso assolutamente incapace persino di mettere in fila una frase in italiano corretto…), la mortificazione del merito sacrificato sull’altare della “conoscenza degli amici degli amici”, la retorica del turismo in località costiere veramente bellissime ma scandalosamente costose e spesso sprovviste persino di depuratori, l’incapacità di indignarsi mai di fronte nessuna prepotenza o diritto calpestato salvo poi prendersela con sindaco o amministratore di turno (sintomo di mentalità assistenzialista e per nulla reattiva e protagonista, l’elevato grado di violenza verbale e di atteggiamenti che permea la regione e che i bambini assorbono sin da piccoli sono sono alcuni aspetti di fatto che, ahimè, offrono all’opinione pubblica la possibilità di perdurare nel pregiudizio. Prima di scrivere addirittura al Presidente della Repubblica, guardiamoci tutti dentro di noi… sono calabrese anch’io. saluti.
    PS: spero che l’autore della lettera non se l prensa troppo per questo mio commento… non farebbe altro che confermare un altro stereotipo sui calabresi: l’essere molto permalosi!

  2. Leone Gagliardi

    Lettera patetica
    Salve, dopo aver letto questa lettera, la prima cosa a cui ho pensato è che il “complesso di inferiorità ” dei calabresi è davvero molto radicato. Il tenore patetico ed emozionale di questa lettera conferma l’incapacità , ormai quasi irreversibile (anche se spero vivamente di sbagliarmi), di aprire un vero ed onesto fronte di autocritica che vada davvero a fondo sul perchè il pregiudizio continua ad affiorare e persitere. Non bisogna avere paura di fare i conti con cià che si è. Solo cosଠa mio avviso si puà dare un senso positivo a cià che si vorrebbe essere.
    l’Omertosità , la rassegnazione, la retorica della famiglia, lo sbobbismo verso la collettività , la cooperazione e il bene comune, il qualunquismo che assimila tutto e tutti, l’approssimazione amministrativa, la tendenza ad enfatizzare avvenimenti positivi che avvengono in regione (e che altrove sono la normalità ), la spropositata retorica alimentare su peperoncini, melanzane, cipolla di Tropea, soppressate e nduja che sconfina nel ridicolo e nell’inevitabile stereotipo, il “comparaggio”, l’ossequio servile verso il potente di turno (spesso assolutamente incapace persino di mettere in fila una frase in italiano corretto…), la mortificazione del merito sacrificato sull’altare della “conoscenza degli amici degli amici”, la retorica del turismo in località costiere veramente bellissime ma scandalosamente costose e spesso sprovviste persino di depuratori, l’incapacità di indignarsi mai di fronte nessuna prepotenza o diritto calpestato salvo poi prendersela con sindaco o amministratore di turno (sintomo di mentalità assistenzialista e per nulla reattiva e protagonista, l’elevato grado di violenza verbale e di atteggiamenti che permea la regione e che i bambini assorbono sin da piccoli sono sono alcuni aspetti di fatto che, ahimè, offrono all’opinione pubblica la possibilità di perdurare nel pregiudizio. Prima di scrivere addirittura al Presidente della Repubblica, guardiamoci tutti dentro di noi… sono calabrese anch’io. saluti.
    PS: spero che l’autore della lettera non se l prensa troppo per questo mio commento… non farebbe altro che confermare un altro stereotipo sui calabresi: l’essere molto permalosi!

  3. franco sergi

    rispondo a leone Gagliardi
    Brevemente la rispondo, io sono un calabrese Doc, vivo in un paesino dove (contrariamente a quanto si apprende dalle cronache giornalistiche) si vive tranquilli anzi sono libero di dire cià che penso e cià che dico, ho paura invece di andare a milano sono già decine di volte che vado, cosଠpure a Roma ed altre città del centro nord, al mio paese, lascio la porta di casa aperta pure di notte, cosi come la macchina, nelle città del Nord questo non è possibile, inoltre ormai i cittadini stranieri hanno messo sotto gli italiani, da noi è ed resterà sempre il contrario, noi gente del sud diamo pure il cuore ma non c’è posto per chi non ha rispetto ed onore.
    Non ho il complesso di inferiorità , anzi orgoglio e coraggio di non avere paura di cià che mi appartiene, provo invece pietà per chi nega che ad avere l’inferiorità sono gli altri, la Calabria è stata dipinta sempre come il male, ma è solo un Hobby dei media per distrarre i turisti e la gente comune dal potenziale calabrese, ti faccio un esempio hanno dato la bandiera blu a rimini solo per i servizi, ma il mare che schifo è?

  4. franco sergi

    rispondo a leone Gagliardi
    Brevemente la rispondo, io sono un calabrese Doc, vivo in un paesino dove (contrariamente a quanto si apprende dalle cronache giornalistiche) si vive tranquilli anzi sono libero di dire cià che penso e cià che dico, ho paura invece di andare a milano sono già decine di volte che vado, cosଠpure a Roma ed altre città del centro nord, al mio paese, lascio la porta di casa aperta pure di notte, cosi come la macchina, nelle città del Nord questo non è possibile, inoltre ormai i cittadini stranieri hanno messo sotto gli italiani, da noi è ed resterà sempre il contrario, noi gente del sud diamo pure il cuore ma non c’è posto per chi non ha rispetto ed onore.
    Non ho il complesso di inferiorità , anzi orgoglio e coraggio di non avere paura di cià che mi appartiene, provo invece pietà per chi nega che ad avere l’inferiorità sono gli altri, la Calabria è stata dipinta sempre come il male, ma è solo un Hobby dei media per distrarre i turisti e la gente comune dal potenziale calabrese, ti faccio un esempio hanno dato la bandiera blu a rimini solo per i servizi, ma il mare che schifo è?

  5. leone gagliardi

    per il sig. sergi
    Veda sig. Sergi,
    dal mio punto di vista la libertà non è poter lasciare la macchina aperta o la casa aperta pure di notte… è qualcosa di più complesso che ha a che fare con la sovranità , con la possibilità di affermarsi perchè si vale e non perchè si conosce qualcuno che conta, con la possibilità , per esempio, intraprendere un’attività senza essere taglieggiati dal prepotente di turno a cui si dà oltre che il cuore come dice lei anche la dignità che non ha prezzo. Mi permetta ma sono lontano anni luce dalla sua idea, tipicamente prevaricatrice e prepotente, figlia di una realtà prevaricatrice e prepotente come appunto quella calabrese, del “mettere sotto” (nel precedente commento parlavo di violenza verbale) lo straniero di turno dimenticando i tanti calabresi emigranti (i miei genitori compresi) che hanno avuto la stessa sfortuna di dover emigrare… non bisogna mettere sotto proprio nessuno o meglio chi delinque e mafieggia, straniero o calabrese, per me è esattamente sullo stesso piano, quello dell’essere farabbutto che non merita la civile convivenza: deve esserne espulso. Ma anche chi sa e non parla, chi subisce in silenzio, chi non s’impegna per migliorare l’ambiente in cui vive, delegando tutto al sindachicchio di turno. Orgoglio e coraggio di cosa? ha mai avuto il coraggio di denunciare un disservizio, un sopruso, un’ingiustizia subà¬ta o ravvisata? Se lo ha fatto non è un eroe… ha fatto solo il suo dovere di cittadino: una cosa normale. Guardi che il “complesso di inferiorità ” di cui parlo è quell’atteggiamento che porta sempre a dare la responsabilità di cià che non va sempre a gli altri… ora agli hobbies dei media, ora ai detrattori di turno, ora ai giornalisti senza pietà per questa “Calabbrria Calabbria terra d’amuri” ora al grande complotto dei settentrionali ecc… NON SI FANNO MAI I CONTI CON SE STESSI e con la propria realtà ! Si individua sempre un’altra causa esterna “perchè noi del sud diamo pure il cuore”… rimuovendo che spesso e volentieri diamo anche qualche pistolettata anche in trasferta o lasciamo gli anziani a soffrire di stenti negli ospizi nel totale degrado, o vinciamo la bandiera blu per essere la regione che meglio devasta i suoi boschi dandogli fuoco (che vergogna senza fondo: sarà mica una messa in scena dei media?…). Danno la bandiera blu a rimini solo per i servizi… le sembrano poca cosa? se funzionano i servizi significa che c’è gente che li fa funzionare e se c’è gente che li fa funzionare significa che questa stessa gente, senza retorica, fa l’impossibile per migliorare il territorio in cui vive, perchè ha cura del posto in cui gli è toccato vivere, fottendosene dei media. Io sogno il giorno in cui daranno ad una località calabrese, spero di poter essere ancora vivo.
    sarei curioso di sapere qual’è questo suo ridente e tranquillo paese dove lei vive. Quanti cinema ci sono, quanti luoghi di ritrovo, quante e quali strutture sportive per giovani e meno giovani, quanti eventi educativi, quanti quanti e quali servizi pubblici sono garantiti magari questa “isola felice”, come la descrive lei si potrebbe pensare di prenderla a modello per tutta la regione. L’unico orgoglio che conosco è quello che mi fa impegnare per spazzare via lo schifo di cui, ahimè, la Calabria è piena. Tutto il resto della “calabresità ” virtuosa che si sbandiera mi fa schifo in quanto puramente virtuale e lspesso non rispondente al vero. Peperoncino escluso: che la natura ce lo preservi sempre. Guardi che io non sono un denigratore della mia terra. Penso che il tempo degli alibi è finito oltre che ridicolo. Basta con “il potenziale calabrese” di cui ne ho le “scatole piene”, facciamo in modo che si parli dell'”attività calabrese”. Precondizione di tutto: liberarsi dalla ‘ndranghetà … sennà si fa solo “poesia”.
    Scusi se sono stato cosଠdiretto ma non so essere altrimenti.
    Saluti

  6. leone gagliardi

    per il sig. sergi
    Veda sig. Sergi,
    dal mio punto di vista la libertà non è poter lasciare la macchina aperta o la casa aperta pure di notte… è qualcosa di pi๠complesso che ha a che fare con la sovranità , con la possibilità di affermarsi perchè si vale e non perchè si conosce qualcuno che conta, con la possibilità , per esempio, intraprendere un’attività senza essere taglieggiati dal prepotente di turno a cui si dà oltre che il cuore come dice lei anche la dignità che non ha prezzo. Mi permetta ma sono lontano anni luce dalla sua idea, tipicamente prevaricatrice e prepotente, figlia di una realtà prevaricatrice e prepotente come appunto quella calabrese, del “mettere sotto” (nel precedente commento parlavo di violenza verbale) lo straniero di turno dimenticando i tanti calabresi emigranti (i miei genitori compresi) che hanno avuto la stessa sfortuna di dover emigrare… non bisogna mettere sotto proprio nessuno o meglio chi delinque e mafieggia, straniero o calabrese, per me è esattamente sullo stesso piano, quello dell’essere farabbutto che non merita la civile convivenza: deve esserne espulso. Ma anche chi sa e non parla, chi subisce in silenzio, chi non s’impegna per migliorare l’ambiente in cui vive, delegando tutto al sindachicchio di turno. Orgoglio e coraggio di cosa? ha mai avuto il coraggio di denunciare un disservizio, un sopruso, un’ingiustizia subà¬ta o ravvisata? Se lo ha fatto non è un eroe… ha fatto solo il suo dovere di cittadino: una cosa normale. Guardi che il “complesso di inferiorità ” di cui parlo è quell’atteggiamento che porta sempre a dare la responsabilità di cià che non va sempre a gli altri… ora agli hobbies dei media, ora ai detrattori di turno, ora ai giornalisti senza pietà per questa “Calabbrria Calabbria terra d’amuri” ora al grande complotto dei settentrionali ecc… NON SI FANNO MAI I CONTI CON SE STESSI e con la propria realtà ! Si individua sempre un’altra causa esterna “perchè noi del sud diamo pure il cuore”… rimuovendo che spesso e volentieri diamo anche qualche pistolettata anche in trasferta o lasciamo gli anziani a soffrire di stenti negli ospizi nel totale degrado, o vinciamo la bandiera blu per essere la regione che meglio devasta i suoi boschi dandogli fuoco (che vergogna senza fondo: sarà mica una messa in scena dei media?…). Danno la bandiera blu a rimini solo per i servizi… le sembrano poca cosa? se funzionano i servizi significa che c’è gente che li fa funzionare e se c’è gente che li fa funzionare significa che questa stessa gente, senza retorica, fa l’impossibile per migliorare il territorio in cui vive, perchè ha cura del posto in cui gli è toccato vivere, fottendosene dei media. Io sogno il giorno in cui daranno ad una località calabrese, spero di poter essere ancora vivo.
    sarei curioso di sapere qual’è questo suo ridente e tranquillo paese dove lei vive. Quanti cinema ci sono, quanti luoghi di ritrovo, quante e quali strutture sportive per giovani e meno giovani, quanti eventi educativi, quanti quanti e quali servizi pubblici sono garantiti magari questa “isola felice”, come la descrive lei si potrebbe pensare di prenderla a modello per tutta la regione. L’unico orgoglio che conosco è quello che mi fa impegnare per spazzare via lo schifo di cui, ahimè, la Calabria è piena. Tutto il resto della “calabresità ” virtuosa che si sbandiera mi fa schifo in quanto puramente virtuale e lspesso non rispondente al vero. Peperoncino escluso: che la natura ce lo preservi sempre. Guardi che io non sono un denigratore della mia terra. Penso che il tempo degli alibi è finito oltre che ridicolo. Basta con “il potenziale calabrese” di cui ne ho le “scatole piene”, facciamo in modo che si parli dell'”attività calabrese”. Precondizione di tutto: liberarsi dalla ‘ndranghetà … sennà si fa solo “poesia”.
    Scusi se sono stato cosଠdiretto ma non so essere altrimenti.
    Saluti

  7. franco sergi

    Calabria mistero d’Italia
    Beh, la discussione prosegue senza indugio, analizzando il tuo pensiero o se vuoi la tua sensazione alle tue perplessità ti rispondo e ti informo che sono un giovane imprenditore che mai ha pagato il pizzo, figlio di piccolo industriale alimentare, nemmeno mio nonno ha pagato il pizzo come del resto mio padre, non perchè conosco il mafioso di turno ma semplicemente perchè lavoro per fatti miei senza andare a cercare nessuno.
    Il malfunzionamento in Calabria sono i Politici corrotti e figli di raccomandati, la burocrazia è l’unica cosa a cui io devo sottostare,il cancro della Calabria, ci vorrebbe l’art. 18 per chi non lavora o ruba allo stato, ogni giorno devo combattere dalla posta agli ospedali, dal comune alla scuola,ho visto analfabeti prendere la lode, medici che sono macellai ed incompetenti spesso assenti, se vuoi lavorare o se fai un concorso vincono sempre i figli dei rettori, dei medici, degli avvocati, ho visto con i miei occhi ingiustizie sociali di ogni genere, la differenza tra il figlio di un semplice lavoratore con il figlio di un personaggio noto ma non mafioso, questo in piscologia la chiamano Effeto Alone, persino pure alla camera di commercio ho dovuto litigare con un dipendente fannullone, all’Inps se sei raccomandato ti danno pure la pensione altrimenti devi incazzarti per avere un tuo diritto, all’ufficio di collocamento poi non parliamo, cosi come anche per farti dare i soldi dell’assegno di maternità dove un dipendente comunale mi ha rifiutato la domanda dopo nemmeno 2 mesi della nascita, non parliamo poi dei sindacati ladri se sei qualcuno ti consigliano altrimenti ti fottono, compresi quelli dell’agricoltura dove hanno tutelato come sempre gli interessi dei latifondisti, ogni giorno devo combattere contro essi è sinceramente la ndrangheta è l’ultimo mio pensiero, anche essa ha delle colpe, senz’altro, sono finiti i tempi dell’illegalità ancora essi non hanno capito che devono smettere di accappigliarsi tutto, di mortificare con le loro azioni la nostra terra, ma ti ricordo che la mafia in generale è figlia dell’ingiustizia sociale le sue origini partono dai tempi del regno dei Borboni, si sono poi sviluppati quando in Italia i Latifondisti sfruttavano la plebe, Cavuor e Garibaldi avevano promesso che dopo la riunificazione dell’Italia avessero ridato al popolo le terre, cosଠnon fecero e allo scoppiare dei tumulti del popolo inviarono ed eseguirono brutali esecuzioni una repressione che diventà poi un modo per protestare, un odio che portà l’inizio della mafia.
    Non parliano di Tangentopoli quanti miliardi di mazzette ai politici non sono stati scoperti, lo sanno tutti che tutto è corrotto, ormai le tangenti sono legali li chiamano “Consulenze Aziendali”

    N.b.: la vera Mafia oggi sono le cooperative rosse, le associazioni onlus, soldi evasi, se non paghi loro nella regione o alla provincia cosଠcome nel comune nessuno ti caca, infine visto che produco alimenti spendo due parole per i grandi marchi, che utilizzano gli eroi dei bambini per pubblicità , è vendono prodotti cancerogini o se ti va bene i tuoi figli diventano Obesi e con le arterie sfatte.

  8. franco sergi

    Calabria mistero d’Italia
    Beh, la discussione prosegue senza indugio, analizzando il tuo pensiero o se vuoi la tua sensazione alle tue perplessità ti rispondo e ti informo che sono un giovane imprenditore che mai ha pagato il pizzo, figlio di piccolo industriale alimentare, nemmeno mio nonno ha pagato il pizzo come del resto mio padre, non perchè conosco il mafioso di turno ma semplicemente perchè lavoro per fatti miei senza andare a cercare nessuno.
    Il malfunzionamento in Calabria sono i Politici corrotti e figli di raccomandati, la burocrazia è l’unica cosa a cui io devo sottostare,il cancro della Calabria, ci vorrebbe l’art. 18 per chi non lavora o ruba allo stato, ogni giorno devo combattere dalla posta agli ospedali, dal comune alla scuola,ho visto analfabeti prendere la lode, medici che sono macellai ed incompetenti spesso assenti, se vuoi lavorare o se fai un concorso vincono sempre i figli dei rettori, dei medici, degli avvocati, ho visto con i miei occhi ingiustizie sociali di ogni genere, la differenza tra il figlio di un semplice lavoratore con il figlio di un personaggio noto ma non mafioso, questo in piscologia la chiamano Effeto Alone, persino pure alla camera di commercio ho dovuto litigare con un dipendente fannullone, all’Inps se sei raccomandato ti danno pure la pensione altrimenti devi incazzarti per avere un tuo diritto, all’ufficio di collocamento poi non parliamo, cosi come anche per farti dare i soldi dell’assegno di maternità dove un dipendente comunale mi ha rifiutato la domanda dopo nemmeno 2 mesi della nascita, non parliamo poi dei sindacati ladri se sei qualcuno ti consigliano altrimenti ti fottono, compresi quelli dell’agricoltura dove hanno tutelato come sempre gli interessi dei latifondisti, ogni giorno devo combattere contro essi è sinceramente la ndrangheta è l’ultimo mio pensiero, anche essa ha delle colpe, senz’altro, sono finiti i tempi dell’illegalità ancora essi non hanno capito che devono smettere di accappigliarsi tutto, di mortificare con le loro azioni la nostra terra, ma ti ricordo che la mafia in generale è figlia dell’ingiustizia sociale le sue origini partono dai tempi del regno dei Borboni, si sono poi sviluppati quando in Italia i Latifondisti sfruttavano la plebe, Cavuor e Garibaldi avevano promesso che dopo la riunificazione dell’Italia avessero ridato al popolo le terre, cosଠnon fecero e allo scoppiare dei tumulti del popolo inviarono ed eseguirono brutali esecuzioni una repressione che diventà poi un modo per protestare, un odio che portà l’inizio della mafia.
    Non parliano di Tangentopoli quanti miliardi di mazzette ai politici non sono stati scoperti, lo sanno tutti che tutto è corrotto, ormai le tangenti sono legali li chiamano “Consulenze Aziendali”

    N.b.: la vera Mafia oggi sono le cooperative rosse, le associazioni onlus, soldi evasi, se non paghi loro nella regione o alla provincia cosଠcome nel comune nessuno ti caca, infine visto che produco alimenti spendo due parole per i grandi marchi, che utilizzano gli eroi dei bambini per pubblicità , è vendono prodotti cancerogini o se ti va bene i tuoi figli diventano Obesi e con le arterie sfatte.

  9. paolo

    SVEGLIAMOCI DAL LETARGO…..
    Come autore della lettera sento il dovere di intervenire, a seguito dei commenti che a mio avviso hanno acceso una discussione, i cui effetti sui nostri lettori, alla loro lettura, rimarcheranno, alcuni dei peggiori difetti di tutti i Calabresi. Da anni in Calabria si discutono importanti tematiche e si affrontano numerosi dibatti di cultura e di politica al fine di far uscire dal tunnel oscuro questa terra, ma i risultati tardano sempre ad arrivare o addirittura peggiorano. Questo accade, perchè noi Calabresi dalle parole di ogni discussione non assimiliamo mai il messaggio subliminale in esso contenuto e quindi non facciamo mai tesoro di alcune importanti questioni affrontate nei dibattiti (che di certo aiuta il governante ed il cittadino a risolvere i numerosi problemi, a volte ed in molti casi, con assidua semplicità ), ma noi siamo in grado di tirare fuori il nostro orgoglio e la nostra presunzione, proprio come descrive il Sig. Gagliardi, riaffermando sempre la solita retorica Calabrese, che non porta mai a niente.
    Il progetto “Calabresi.net” è nato con l’obbiettivo di rimarcare i lati positivi della Calabria e trascurare i fatti ed i lati negativi, che sono invece affrontati in numerose testate giornalistiche; oggi ho deciso di creare una nuova categoria nella sezione APPROFONDIMENTI, e l’ho chiamata ” I MALI DELLA CALABRIA, I MOTIVI DI UNA RIVOLUZIONE”, qui saranno riportate tutte quelle notizie non presenti sui giornali che avranno il compito di sensibilizzare ogni cittadino CALABRESE ed indurlo a guarire dalla malattia della sottomissione e svegliarlo dallo stato di letargo in cui soccombe, affinchè possa iniziare a fare i fatti dietro alle tante perdute parole di tutti questi anni, cercando cosଠdi rivoluzionare il sistema calabrese ormai in stallo ed in recessione.
    Vorrei esprimere grande stima al Sig. Gagliardi per le sue poche parole che hanno sintetizzato in un solo periodo tutti i mali dei del “Calabrese Tipo”, apprezzo sinceramente la critica alla lettera.
    Spero che da queste discussioni e da questo progetto, coloro che hanno il potere di accelerare un cambiamento del sistema, ne rimangono sensibilizzati cosi come lo deve diventare ogni cittadino italiano, sui problemi in scala nazionale.

    Link: http://www.calabresi.net/it/i-mali-della-calabria-i-motivi-di-una-rivoluzione/index.php

  10. paolo

    SVEGLIAMOCI DAL LETARGO…..
    Come autore della lettera sento il dovere di intervenire, a seguito dei commenti che a mio avviso hanno acceso una discussione, i cui effetti sui nostri lettori, alla loro lettura, rimarcheranno, alcuni dei peggiori difetti di tutti i Calabresi. Da anni in Calabria si discutono importanti tematiche e si affrontano numerosi dibatti di cultura e di politica al fine di far uscire dal tunnel oscuro questa terra, ma i risultati tardano sempre ad arrivare o addirittura peggiorano. Questo accade, perchè noi Calabresi dalle parole di ogni discussione non assimiliamo mai il messaggio subliminale in esso contenuto e quindi non facciamo mai tesoro di alcune importanti questioni affrontate nei dibattiti (che di certo aiuta il governante ed il cittadino a risolvere i numerosi problemi, a volte ed in molti casi, con assidua semplicità ), ma noi siamo in grado di tirare fuori il nostro orgoglio e la nostra presunzione, proprio come descrive il Sig. Gagliardi, riaffermando sempre la solita retorica Calabrese, che non porta mai a niente.
    Il progetto “Calabresi.net” è nato con l’obbiettivo di rimarcare i lati positivi della Calabria e trascurare i fatti ed i lati negativi, che sono invece affrontati in numerose testate giornalistiche; oggi ho deciso di creare una nuova categoria nella sezione APPROFONDIMENTI, e l’ho chiamata ” I MALI DELLA CALABRIA, I MOTIVI DI UNA RIVOLUZIONE”, qui saranno riportate tutte quelle notizie non presenti sui giornali che avranno il compito di sensibilizzare ogni cittadino CALABRESE ed indurlo a guarire dalla malattia della sottomissione e svegliarlo dallo stato di letargo in cui soccombe, affinchè possa iniziare a fare i fatti dietro alle tante perdute parole di tutti questi anni, cercando cosଠdi rivoluzionare il sistema calabrese ormai in stallo ed in recessione.
    Vorrei esprimere grande stima al Sig. Gagliardi per le sue poche parole che hanno sintetizzato in un solo periodo tutti i mali dei del “Calabrese Tipo”, apprezzo sinceramente la critica alla lettera.
    Spero che da queste discussioni e da questo progetto, coloro che hanno il potere di accelerare un cambiamento del sistema, ne rimangono sensibilizzati cosi come lo deve diventare ogni cittadino italiano, sui problemi in scala nazionale.

    Link: http://www.calabresi.net/it/i-mali-della-calabria-i-motivi-di-una-rivoluzione/index.php

  11. leone gagliardi

    ultima risposta al signor Sergi
    Il Sig Sergi ha scritto: “Il malfunzionamento in Calabria sono i Politici corrotti e figli di raccomandati […] ogni giorno devo combattere dalla posta agli ospedali, dal comune alla scuola,ho visto analfabeti prendere la lode, medici che sono macellai ed incompetenti spesso assenti, se vuoi lavorare o se fai un concorso vincono sempre i figli dei rettori, dei medici, degli avvocati, ho visto con i miei occhi ingiustizie sociali di ogni genere, la differenza tra il figlio di un semplice lavoratore con il figlio di un personaggio noto ma non mafioso, persino pure alla camera di commercio ho dovuto litigare con un dipendente fannullone, all’Inps se sei raccomandato ti danno pure la pensione altrimenti devi incazzarti per avere un tuo diritto, […] non parliamo poi dei sindacati ladri se sei qualcuno ti consigliano altrimenti ti fottono, compresi quelli dell’agricoltura dove hanno tutelato come sempre gli interessi dei latifondisti, ogni giorno devo combattere contro essi è sinceramente la ndrangheta è l’ultimo mio pensiero…”. Sarà anche l’ultimo dei suoi pensieri ma le segnalo che se ne comincia a parlare come PRIORITà NAZIONALE… visto che paralizza l’economia e di conseguenza crea povertà e di conseguenza genera emigrazione costante. Sempre il sig. Sergi aveva scritto: “vivo in un paesino dove (contrariamente a quanto si apprende dalle cronache giornalistiche) si vive tranquilli anzi sono libero di dire cià che penso e cià che dico”.Una delle due riflessioni è incompatibile con l’altra. E’ evidente che le due cose non posso essere ugualmente sostenute. Bisogna chiarirsi con se stessi. Quanto all’affermazione “la vera Mafia oggi sono le cooperative rosse, le associazioni onlus”, mi permetto solo di dire che questo problema in Calabria non si pone poichè, tranne recentissime ma gloriose e straordinarie esperienze come le cooperative nella locride del vescovo Bregantini (…di origini trentine non a caso visto che in Trentino il movimento cooperativo d’ispirazione cattolica ha rappresentato e rappresenta il simbolo del poderoso sviluppo di una delle regioni meglio organizzate del mondo) e delle cooperative “Libera” di Don Pino Demasi nella Piana di Gioia (persona straordinaria che ho avuto l’onore di conoscere), non esiste un movimento cooperativo significativo e radicato. Per sua informazione volevo solo segnalarle che esistono anche le cooperative “bianche” di ispirazione cattolica (straordinariamente attive, da un secolo e mezzo, oltre che in Trentino anche in Veneto, in Friuli, in Lombardia). Magari ci fossero anche in Calabria! Quanto a quelle “rosse” dico solo che esse sono massicciamente presenti in tutto il centro Italia e come è noto Toscana, Umbria, Marche ed Emilia Romagna sono decismente le “ultime ruote del carro”… Conosco molto bene la realtà del centro-italia: queste regioni sono il vero fiore all’occhiello dell’Italia. Alla Calabria basterebbe un terzo del loro “modello sociale” per potersi dire regione sviluppata… Mi scuserà se, purtroppo per lei, penso che in Calabria vive e opera la peggiore borghesia imprenditoriale d’Italia che ha sempre declamato l’amore viscerale per la propria terra salvo poi non lasciare neppure le briciole al tessuto sociale d’appartenenza se non la rigida mentalità del rapporto gerarchico padrone-servo. Alcune critiche sui mali originati da un’unità d’Italia fatta in maniera discutibile e con molti “buchi neri” (denigrazione dei Borboni ecc.) li condivido in pieno… ma chiedo: e allora? adesso cosa facciamo? invochiamo anche noi la secessione formale visto che quella sostanziale è già nei fatti stante il controllo capillare del territorio da parte di cosche che importano ed esportano droga per miliardi di euro, ripulisco il malloppo comprando azioni e assicurazioni in tutto il mondo, manovrano molti politici (NON TUTTI… POICHè C’E’ ANCHE chi NON SI PIEGA), controllano tutto, diciamo, almeno in metà della regione? Lei afferma (e questo mi fa molto piacere) che la sua famiglia d’imprenditori non ha mai pagato nessuno. Volevo chiederle se perà ha mai provato un senso di solidarietà e vicinanza verso i suoi colleghi meno fortunati? o siccome non tocca la sua famiglia il problema non esiste e quindi si puà rimuovere dai pensieri? Infine chiudo dicendo che a differenza sua io non mi sento un calabrese DOC ma solamente un calabrese. Il grande Corrado Alvaro scriveva: “il calabrese o è pessimo o è ottimo, non conosce mezze misure”. Sono abbastanza d’accordo e penso anche che, ora come ora, la bilancia penda dalla parte dei pessimi. Ma sono fiducioso. Saluti
    Ps: 1) noto che non ha voluto nè svelare il suo virtuoso paesino nè quali sono le sue virtuose prerogative… 2) non replicherà più poichè ritengo sterile un confronto fatto di “botte e risposte”. 3) ricambio la stima per il sig. Paolo pregandolo di “comprendere” lo spirito propositivo alla base delle mie critiche.

  12. leone gagliardi

    ultima risposta al signor Sergi
    Il Sig Sergi ha scritto: “Il malfunzionamento in Calabria sono i Politici corrotti e figli di raccomandati […] ogni giorno devo combattere dalla posta agli ospedali, dal comune alla scuola,ho visto analfabeti prendere la lode, medici che sono macellai ed incompetenti spesso assenti, se vuoi lavorare o se fai un concorso vincono sempre i figli dei rettori, dei medici, degli avvocati, ho visto con i miei occhi ingiustizie sociali di ogni genere, la differenza tra il figlio di un semplice lavoratore con il figlio di un personaggio noto ma non mafioso, persino pure alla camera di commercio ho dovuto litigare con un dipendente fannullone, all’Inps se sei raccomandato ti danno pure la pensione altrimenti devi incazzarti per avere un tuo diritto, […] non parliamo poi dei sindacati ladri se sei qualcuno ti consigliano altrimenti ti fottono, compresi quelli dell’agricoltura dove hanno tutelato come sempre gli interessi dei latifondisti, ogni giorno devo combattere contro essi è sinceramente la ndrangheta è l’ultimo mio pensiero…”. Sarà anche l’ultimo dei suoi pensieri ma le segnalo che se ne comincia a parlare come PRIORITà NAZIONALE… visto che paralizza l’economia e di conseguenza crea povertà e di conseguenza genera emigrazione costante. Sempre il sig. Sergi aveva scritto: “vivo in un paesino dove (contrariamente a quanto si apprende dalle cronache giornalistiche) si vive tranquilli anzi sono libero di dire cià che penso e cià che dico”.Una delle due riflessioni è incompatibile con l’altra. E’ evidente che le due cose non posso essere ugualmente sostenute. Bisogna chiarirsi con se stessi. Quanto all’affermazione “la vera Mafia oggi sono le cooperative rosse, le associazioni onlus”, mi permetto solo di dire che questo problema in Calabria non si pone poichè, tranne recentissime ma gloriose e straordinarie esperienze come le cooperative nella locride del vescovo Bregantini (…di origini trentine non a caso visto che in Trentino il movimento cooperativo d’ispirazione cattolica ha rappresentato e rappresenta il simbolo del poderoso sviluppo di una delle regioni meglio organizzate del mondo) e delle cooperative “Libera” di Don Pino Demasi nella Piana di Gioia (persona straordinaria che ho avuto l’onore di conoscere), non esiste un movimento cooperativo significativo e radicato. Per sua informazione volevo solo segnalarle che esistono anche le cooperative “bianche” di ispirazione cattolica (straordinariamente attive, da un secolo e mezzo, oltre che in Trentino anche in Veneto, in Friuli, in Lombardia). Magari ci fossero anche in Calabria! Quanto a quelle “rosse” dico solo che esse sono massicciamente presenti in tutto il centro Italia e come è noto Toscana, Umbria, Marche ed Emilia Romagna sono decismente le “ultime ruote del carro”… Conosco molto bene la realtà del centro-italia: queste regioni sono il vero fiore all’occhiello dell’Italia. Alla Calabria basterebbe un terzo del loro “modello sociale” per potersi dire regione sviluppata… Mi scuserà se, purtroppo per lei, penso che in Calabria vive e opera la peggiore borghesia imprenditoriale d’Italia che ha sempre declamato l’amore viscerale per la propria terra salvo poi non lasciare neppure le briciole al tessuto sociale d’appartenenza se non la rigida mentalità del rapporto gerarchico padrone-servo. Alcune critiche sui mali originati da un’unità d’Italia fatta in maniera discutibile e con molti “buchi neri” (denigrazione dei Borboni ecc.) li condivido in pieno… ma chiedo: e allora? adesso cosa facciamo? invochiamo anche noi la secessione formale visto che quella sostanziale è già nei fatti stante il controllo capillare del territorio da parte di cosche che importano ed esportano droga per miliardi di euro, ripulisco il malloppo comprando azioni e assicurazioni in tutto il mondo, manovrano molti politici (NON TUTTI… POICHè C’E’ ANCHE chi NON SI PIEGA), controllano tutto, diciamo, almeno in metà della regione? Lei afferma (e questo mi fa molto piacere) che la sua famiglia d’imprenditori non ha mai pagato nessuno. Volevo chiederle se perà ha mai provato un senso di solidarietà e vicinanza verso i suoi colleghi meno fortunati? o siccome non tocca la sua famiglia il problema non esiste e quindi si puà rimuovere dai pensieri? Infine chiudo dicendo che a differenza sua io non mi sento un calabrese DOC ma solamente un calabrese. Il grande Corrado Alvaro scriveva: “il calabrese o è pessimo o è ottimo, non conosce mezze misure”. Sono abbastanza d’accordo e penso anche che, ora come ora, la bilancia penda dalla parte dei pessimi. Ma sono fiducioso. Saluti
    Ps: 1) noto che non ha voluto nè svelare il suo virtuoso paesino nè quali sono le sue virtuose prerogative… 2) non replicherà pi๠poichè ritengo sterile un confronto fatto di “botte e risposte”. 3) ricambio la stima per il sig. Paolo pregandolo di “comprendere” lo spirito propositivo alla base delle mie critiche.

  13. Un barlume di fiducia
    Circa 13 mesi addietro, abbiamo fondato Calabresi.net con l’amico Paolo Barbalace, motivati dal fatto che nonostante tutto qualcosa di buono in Calabria ancora persisteva, e bisognava veicolare tramite internet tutto quello che di positivo questa martoriata terra riusciva ancora a trasmettere, per infondere nuova fiducia, ma anche di focalizzare quelle problematiche che impediscono a questo lembo di terra di far parte della cosidetta società civile.

    Nonostante gli ultimi tragici eventi sono ancora fiducioso, non ho gli occhi bendati, lotto ogni giorno (da 6 anni) per promuovere la mia terra contro le tante avversità che quotidianamente si presentano davanti, ho scelto di restare in Calabria da disoccupato, che da solo – ripeto da solo -, sono riuscito a creare una realtà imprenditoriale, che genera benefici a migliaia di persone nel vibonese, che vivono di turismo.

    Chi conosce la mia storia imprenditoriale e personale, sa che non ho mai ricevuto niente da nessuno, per il semplice fatto che non mi sottometto a nessuno, ma nello stesso tempo dedico anima e corpo per migliorare l’immagine del territorio calabrese nel mondo, investendo soldi, assumendo persone altamente qualificate che altrimenti emigrano altrove, cercando di contrastare gli “operatori turistici” (pochi per fortuna), i politici, amministratori locali che daneggiano il turismo e la Calabria.

    Sono una persona normale, nato in una famiglia normale, in un paesino normale della Calabria, come tanti onesti calabresi che hanno scelto di vivere e di morire in Calabria, nonostante tutto.

    Ognuno nelle proprie possibilità cerca di contrastare il marciume che sta invadendo la nostra società – non solo calabrese -, conosco molte persone che si adoperano in tal senso, la strada è lunga ma senza un barlume di fiducia non si va da nessuna parte.
    Non sono un visionario, ma l’esperienza di vita, mi induce a persarla in modo differente dal Sig. Gagliardi, anche se condivido gran parte di quanto scritto nei precedenti commenti, ricordo solo che Tropea e Capo Vaticano di bandiere blu e 5 vele ne hanno prese, e per parecchi anni.

    La zona di Tropea, con Capo Vaticano, Zambrone e Parghelia è considerata come uno dei pochi veri distretti turistici del meridione – fonte Il Sole 24 Ore -.

    Un caloroso saluto a tutti i calabresi fiduciosi e non.

    Salvatore Tripaldi

  14. Un barlume di fiducia
    Circa 13 mesi addietro, abbiamo fondato Calabresi.net con l’amico Paolo Barbalace, motivati dal fatto che nonostante tutto qualcosa di buono in Calabria ancora persisteva, e bisognava veicolare tramite internet tutto quello che di positivo questa martoriata terra riusciva ancora a trasmettere, per infondere nuova fiducia, ma anche di focalizzare quelle problematiche che impediscono a questo lembo di terra di far parte della cosidetta società civile.

    Nonostante gli ultimi tragici eventi sono ancora fiducioso, non ho gli occhi bendati, lotto ogni giorno (da 6 anni) per promuovere la mia terra contro le tante avversità che quotidianamente si presentano davanti, ho scelto di restare in Calabria da disoccupato, che da solo – ripeto da solo -, sono riuscito a creare una realtà imprenditoriale, che genera benefici a migliaia di persone nel vibonese, che vivono di turismo.

    Chi conosce la mia storia imprenditoriale e personale, sa che non ho mai ricevuto niente da nessuno, per il semplice fatto che non mi sottometto a nessuno, ma nello stesso tempo dedico anima e corpo per migliorare l’immagine del territorio calabrese nel mondo, investendo soldi, assumendo persone altamente qualificate che altrimenti emigrano altrove, cercando di contrastare gli “operatori turistici” (pochi per fortuna), i politici, amministratori locali che daneggiano il turismo e la Calabria.

    Sono una persona normale, nato in una famiglia normale, in un paesino normale della Calabria, come tanti onesti calabresi che hanno scelto di vivere e di morire in Calabria, nonostante tutto.

    Ognuno nelle proprie possibilità cerca di contrastare il marciume che sta invadendo la nostra società – non solo calabrese -, conosco molte persone che si adoperano in tal senso, la strada è lunga ma senza un barlume di fiducia non si va da nessuna parte.
    Non sono un visionario, ma l’esperienza di vita, mi induce a persarla in modo differente dal Sig. Gagliardi, anche se condivido gran parte di quanto scritto nei precedenti commenti, ricordo solo che Tropea e Capo Vaticano di bandiere blu e 5 vele ne hanno prese, e per parecchi anni.

    La zona di Tropea, con Capo Vaticano, Zambrone e Parghelia è considerata come uno dei pochi veri distretti turistici del meridione – fonte Il Sole 24 Ore -.

    Un caloroso saluto a tutti i calabresi fiduciosi e non.

    Salvatore Tripaldi

  15. Danilo

    Salve! Ho letto un pà di commenti che stanno scritti sopra… bè, credo di trovarmi forse d’accordo con il sig. Sergi. Il problema della “calabresità ” credo che sia innanzitutto culturale che non investe, in questo caso, la cultura come insieme di valori, morale, modo di vivere, ma come alfabetizzazione. E’ inutile guardare continuamente al passato e piangerci addosso, perchè forse ci fa comodo? Rimbocchiamoci le maniche, noi “presenti”, facciamo un conto che non esista la ‘Ndrnagheta, e qui non prendetemi da sognatore o illuso, perchè tirando dritto per la nostra strada convinti che siamo LIBERI di vivere la nostra vita nel rispetto delle LEGGi e non dell’imposizione latene di qualcuno che crede di essere più forte, riusciremo a riscattare la NOSTRA terra. L’ignoranza è mafiosa. Ecco che quindi bisogna formarsi ed informarsi, e non tramandarsi le cose. Il sapere manda avanti la società . Non possiamo essere orgogliosi del peperoncino o della cipolla rossa, ma dovremmo essere orgogliosi anche di una popolazione competente e non sottomessa, di una popolazione non trattata da “poverina” e guardata in maniera pietosa. La pietà umana è disprezzante.

  16. Danilo

    Salve! Ho letto un pà di commenti che stanno scritti sopra… bè, credo di trovarmi forse d’accordo con il sig. Sergi. Il problema della “calabresità ” credo che sia innanzitutto culturale che non investe, in questo caso, la cultura come insieme di valori, morale, modo di vivere, ma come alfabetizzazione. E’ inutile guardare continuamente al passato e piangerci addosso, perchè forse ci fa comodo? Rimbocchiamoci le maniche, noi “presenti”, facciamo un conto che non esista la ‘Ndrnagheta, e qui non prendetemi da sognatore o illuso, perchè tirando dritto per la nostra strada convinti che siamo LIBERI di vivere la nostra vita nel rispetto delle LEGGi e non dell’imposizione latene di qualcuno che crede di essere pi๠forte, riusciremo a riscattare la NOSTRA terra. L’ignoranza è mafiosa. Ecco che quindi bisogna formarsi ed informarsi, e non tramandarsi le cose. Il sapere manda avanti la società . Non possiamo essere orgogliosi del peperoncino o della cipolla rossa, ma dovremmo essere orgogliosi anche di una popolazione competente e non sottomessa, di una popolazione non trattata da “poverina” e guardata in maniera pietosa. La pietà umana è disprezzante.

  17. LUCIO

    Concordo con L. Gagliardi
    anche se penso che le cattive persone fino a Roma si possono trovare ovunque, le cose vanno un pà meglio al nord forse
    In ogni caso mi pare di aver capito che Leone Gagliardi ha abbandonato tutto lo schifo che abbiamo qui in Calabria ed è andato al nord?

    contact zioluky@libero.it

  18. LUCIO

    Concordo con L. Gagliardi
    anche se penso che le cattive persone fino a Roma si possono trovare ovunque, le cose vanno un pà meglio al nord forse
    In ogni caso mi pare di aver capito che Leone Gagliardi ha abbandonato tutto lo schifo che abbiamo qui in Calabria ed è andato al nord?

    contact zioluky@libero.it

  19. Leone Gagliardi

    Saccà o della Calabresitudine
    Ho appena ascoltato, sul sito de L’espresso (questo è il link: http://espresso.repubblica.it/multimedia/2444353/1/1 ) le intercettazioni telefoniche che riguardano Agostino Saccà e Berlusconi. Mentre le ascoltavo pensavo tra me e me che sono proprio elementi squalificanti, servi nell’anima, come Saccà (e Fuda) a ferire a morte e infangare la nostra Calabria. Cosa penseranno, giustamente, le migliaia e migliaia di persone che a loro volta le ascolteranno? nel modo di fare e di parlare di Saccà c’è la sintesi perfetta e compiuta della “calabresitudine” più squallida e “vecchio stampo” che bisognerebbe annientare. Confido totalmente nei giovani e in tutti coloro che non si piegano al servilismo. Ci riusciremo.
    saluti desa
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  20. Leone Gagliardi

    Saccà o della Calabresitudine
    Ho appena ascoltato, sul sito de L’espresso (questo è il link: http://espresso.repubblica.it/multimedia/2444353/1/1 ) le intercettazioni telefoniche che riguardano Agostino Saccà e Berlusconi. Mentre le ascoltavo pensavo tra me e me che sono proprio elementi squalificanti, servi nell’anima, come Saccà (e Fuda) a ferire a morte e infangare la nostra Calabria. Cosa penseranno, giustamente, le migliaia e migliaia di persone che a loro volta le ascolteranno? nel modo di fare e di parlare di Saccà c’è la sintesi perfetta e compiuta della “calabresitudine” pi๠squallida e “vecchio stampo” che bisognerebbe annientare. Confido totalmente nei giovani e in tutti coloro che non si piegano al servilismo. Ci riusciremo.
    saluti desa
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  21. Concordo, ma..
    Penso che le cose scritte dal sig. Gagliardi siano correttissime, anzi rappresentino la realtà e lo stato dei fatti attuale. Solo che.. io non penso che alla realtà oggi come oggi si debba fare troppa pubblicità al di fuori della nostra regione. Con questo intendo dire che se non saranno i calabresi a svegliarsi ed a prendere coscienza di quanto correttamente affermato, allora dall’esterno io credo che non possiamo aspettarci niente. Sono finiti i tempi in cui da Roma arrivavano i soldi a pioggia e senza controllo (vd. anni ’50 e cassa del mezzogiorno, grande scandalo e simbolo del fallimento della nostra regione e non solo)..oggi con il federalismo ognuno dovrà pensare a sè, se lo sviluppo non lo facciamo noi, allora si puà stare sicuri che dovremo emigrare tutti.

    Ed allora penso che si debba operare in due direzioni: da un alto mostrare all’esterno le nostre cose migliori, non le peggiori, perchè altrimenti saremo etichettati sempre e solo come mafiusi, incazzusi, malandrini ecc..

    ..d’altro canto è necessario operare AL NOSTRO INTERNO una seria e franca discussione sulla situazione in cui ci troviamo, cominciando magari a scegliere meglio le nostre classi dirigenti ed a partecipare di più..

    ..o per lo meno, un pà di indignazione! qualche giorno fa a Reggio una bomba di potenza INAUDITA DA ANNI ha sventrato un negozio sul viale Aldo Moro, oltre al portone di una casa vicina ed a 11 automobili in sosta..

    ..beh, io ho visto la gente prenderla come una cosa normale, ed a parte un pà di “poesia” sui giornali NON C’E’ STATO UN SINGOLO PARTITO POLITICO O UN ASSOCIAZIONE DI NESSUN GENERE CHE ABBIA PROMOSSO QUALCOSA! nè fiaccoltate, nè manifestazioni, nè proteste..

    Reggio Calabria è combinata peggio di Beirut, è zona di guerra, ma nessuno se ne vuole rendere conto. Ma da dove l’aspettiamo questo sviluppo? se non ce lo facciamo noi stiamo freschi.

  22. Concordo, ma..
    Penso che le cose scritte dal sig. Gagliardi siano correttissime, anzi rappresentino la realtà e lo stato dei fatti attuale. Solo che.. io non penso che alla realtà oggi come oggi si debba fare troppa pubblicità al di fuori della nostra regione. Con questo intendo dire che se non saranno i calabresi a svegliarsi ed a prendere coscienza di quanto correttamente affermato, allora dall’esterno io credo che non possiamo aspettarci niente. Sono finiti i tempi in cui da Roma arrivavano i soldi a pioggia e senza controllo (vd. anni ’50 e cassa del mezzogiorno, grande scandalo e simbolo del fallimento della nostra regione e non solo)..oggi con il federalismo ognuno dovrà pensare a sè, se lo sviluppo non lo facciamo noi, allora si puà stare sicuri che dovremo emigrare tutti.

    Ed allora penso che si debba operare in due direzioni: da un alto mostrare all’esterno le nostre cose migliori, non le peggiori, perchè altrimenti saremo etichettati sempre e solo come mafiusi, incazzusi, malandrini ecc..

    ..d’altro canto è necessario operare AL NOSTRO INTERNO una seria e franca discussione sulla situazione in cui ci troviamo, cominciando magari a scegliere meglio le nostre classi dirigenti ed a partecipare di pià¹..

    ..o per lo meno, un pà di indignazione! qualche giorno fa a Reggio una bomba di potenza INAUDITA DA ANNI ha sventrato un negozio sul viale Aldo Moro, oltre al portone di una casa vicina ed a 11 automobili in sosta..

    ..beh, io ho visto la gente prenderla come una cosa normale, ed a parte un pà di “poesia” sui giornali NON C’E’ STATO UN SINGOLO PARTITO POLITICO O UN ASSOCIAZIONE DI NESSUN GENERE CHE ABBIA PROMOSSO QUALCOSA! nè fiaccoltate, nè manifestazioni, nè proteste..

    Reggio Calabria è combinata peggio di Beirut, è zona di guerra, ma nessuno se ne vuole rendere conto. Ma da dove l’aspettiamo questo sviluppo? se non ce lo facciamo noi stiamo freschi.

  23. Vincenzo Suriano

    dal blog di beppe grillo
    La Calabria è oramai agli sgoccioli. Sono un ragazzo calabrese che invita pubblicamente le persone che conosce a non venire mai in Calabria per le vacanze, perchè di positivo da fare non c’è nulla. Al massimo si rischia di essere taglieggiati da qualche ‘ndranghetista. Il mare è sporchissimo tranne in limitatissime località dello Ionio. I depuratori non esistono perchè i soldi li hanno mangiati i politici prima di prendere a calci nel culo De Magistris. La ‘ndrangheta controlla tutto, dai cantieri dell’A3 alle pizzerie, agli ospedali. L’edilizia è nelle mani della ‘ndrangheta. In Calabria sulla costa Ionica manca di fatto la ferrovia. Moltissimi comuni non hanno l’accesso all’adsl e quella che c’è è tarocca come nel mio paese, dove la Telecom eroga 1 Mb e se ne fa pagare 7. Interi paesi stanno crollando per il dissesto idregeologico. Dove sono andati a finire i fondi? Chi li ha rubati? San Vincenzo la Costa è ormai quasi scompaso, come Cerzeto, come Fagnano, come Cetraro, come Rende, come tantissimi altri piccoli comuni. Non venite in Calabria è una regione che merita solo ‘ndrangheta per la connivenza della quasi totalità della sua gente con il malaffare.Ve lo dice un Calabrese

    Francesco Maria Pellegrini 18.02.09 14:42|
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