Chiamarci Calabria Enotria>: la provocazione di uno storico

CATANZARO. Perché non chiamarci “Calabria Enotria”? La provocazione è dello storico Umile Francesco Peluso che sul mensile della fondazione Antonio Guarasci ha scritto un lungo saggio sulla prima gente di Calabria, gli Enotri appunto.

“Teniamoci – scrive Peluso – pure Calabria anche se questo nome non ci appartiene, e Calabri non siamo, perché Calabria era, fino all’invasione longobarda, la penisola salentina con Brindisi (Calabri rapuere); ma cancelliamo Bruzi, che non meritiamo, perché erano fra l’altro limitatissimi di numero, e nel territorio, rimasto magnogreco e poi bizantino per secoli. Noi non siamo Bruzi, ma eredi di Enotri e magnogreci; e semmai Italo, nostro antichissimo Re-contadino, meriterebbe un monumento là sulla Piazza dove ora c’è uno strano oggetto, due occhiaie vuote, un teschio? Su di un basamento funereo, dilavati dalla pioggia e coperti di polvere d’estate. “I Bruzi – scrive Peluso – non erano un popolo. Non si ha notizia di un loro reggitore o guida che li unisse a un fine di progressivo incivilimento anche attraverso eventi sanguinosi. Erano bande di feroci rapinatori uniti nella violenza dei saccheggi. Se gli stessi storici greci, che erano l’apice della cultura di allora, e ancora ci sono Maestri, li definirono briganti, servi fuggitivi, disertori, senza leggi, soggetti alla sfrenatezza ecc. (e qualche dotto esegeta dei Vangeli li fa crocifissori di Cristo), perché onorarli oggi di gloriosa memoria con Piazza e Palazzo nel cuore della città? Tornino gli antichi Padri Enotri: gente della terra, della vite e dell’ulivo, che dicano anche a questi governanti distratti che il primo nostro bene è sora nostra madre terra, come Francesco Poeta cantava”. A Broglio di Trebisacce, su un pianoro di fronte al mare, il maestro Renato Peroni, con la sua equipe di collaboratori, ha accertato, in una serie di scavi, l’esistenza intorno al 1740 a.C. di un villaggio enotrio; e così anche, con varia datazione, nella zona di Crotone e al promontorio di Tropea. Gli Enotri della nostra regione e di altre terre del Sud, commerciavano con i Micenei; e Peroni su questi traffici ha raccolto, con i suoi collaboratori, molte testimonianze in due grossi volumi. A Broglio ha trovato i resti di cinque grandi giare capaci di contenere ciascuna mille litri di olio. Da qui la prova del commercio dell’olio enotrio, non essendo pensabile che fosse tutto per un piccolo villaggio. L’olio della nostra antichissima terra – conclude Peluso – sulle mense degli antenati di Agamennone.

Fonte: ilgiornaledicalabria.it

2 Comments

  1. Rosario Vieni
    <strong>Bravi ambedue</strong><br />Un "bravo!" a Peluso e un "bravo!" a Peroni per cosଠtanta chiarezza.<br />Rosario Vieni, micenologo
  2. Rosario Vieni
    <strong>Bravi ambedue</strong><br />Un "bravo!" a Peluso e un "bravo!" a Peroni per cosଠtanta chiarezza.<br />Rosario Vieni, micenologo

Lascia un commento