IL VULCANO SPENTO



Nella metà dell’800, a San Sostene si verificò un fenomeno molto strano, sul cucuzzolo in località “Ara Cruci pilusa” si notarono dei fumi seguiti da boati e piccole scosse telluriche. La gente del paese fu colta dal panico, chi era all’altezza di spiegare al popolo che quell’evento improvviso sarebbe stato risolto al più presto? La gente pensava che su quel cucuzzolo ci fossero i diavoli e quindi una vera maledizione per la popolazione.

Le persone non sapevano più che pesce prendere, la piazza del nostro paese in un attimo si popolò, urla e strilla della folla richiamarono le poche persone dotte di San Sostene: il parroco, due o tre notai, il sindaco, il rappresentante della legge, il medico di base e l’insegnante.

Il parroco alle persone descritte, decise di intervenire in modo convincente verso la popolazione, spiegando che il fenomeno era prettamente naturale: in cima alla montagna, su esso si formò un piccolo cratere dal quale venne espulsa una piccola quantità di lava. Senza che il parroco dicesse nulla, decine e decine di persone si inginocchiarono in piazza pregando San Rocco e San Sostene che i diavoli del cucuzzolo venissero scacciati ed inviati da dove provenivano. A nulla valsero le raccomandazioni del parroco e delle autorità che i diavoli non esistevano sul vulcano. La gente desiderava che a tutti i costi le autorità di allora risolvessero al più presto quel problema che ormai da giorni li assillava.

Finalmente il parroco trovò un’idea geniale, invitò tutta la popolazione – che purtroppo era poco istruita ed in essa regnava tanta ignoranza ed analfabetismo – si mise sul palco in cemento della piazza e parlò dicendo: “cari sanzostari, la notte mi ha portato consiglio ed anche fortuna, i santi Rocco e Sostene mi sono venuti in sogno dicendomi: domani inviterai i tuoi parrocchiani, gli chiederai di aiutarti a costruire una croce di legno, prenderai dei buoi e la farai trasportare fino alla cima del vulcano, questo in quel momento sarà spento e quindi non vi sarà difficile collocarla sul cratere e vedrete che i diavoli dal posto come per incanto spariranno”.


 

Il paese quel giorno fece grande festa, le zampogne, le pigole ed i tamburi suonarono fino a tarda notte. Malgrado tutto la mattina presto le persone erano pronte per costruire la pesante croce.

Dopo alcune ore la croce gigante era pronta per essere trasportata lassù in montagna da sei tori che attaccati al giogo la portarono nel luogo stabilito e cioè: sul cratere del vulcano fumante. Appena posata sulla bocca del vulcano, il fumo, come per incanto sparì e la gente gridò al miracolo, centinaia di persone si inginocchiarono pregando il Signore ed i santi Rocco e Sostene dell’avvenuto miracolo. Saltellanti e gioiendo scesero nel paese cantando e pregando. Un grande fermento investì tutti i sanzostari, la gioia ed i canti tarantellati giunsero fino a Davoli e Sant’Andrea i paesi limitrofi.

Da bambino mi recavo spesso sul posto con le Guardie Forestali di Davoli sul loro cavallo (mi riferisco al maresciallo La Rocca), mio padre (Luigi Capano) era capocantiere del rimboscamento, tutti quei pini di quel circondario erano stati piantati allora (cinquantadue anni fa).

Da quel giorno (metà del 1.800), il vulcano come per miracolo non eruttò mai più, la gente visse tranquilla, ritornò alla vita di tutti i giorni e le autorità civili, militari e religiose, non ebbero più simili problemi, il miracolo si avverò.

Anni dopo, purtroppo, il vulcano incominciò a sprigionare fumo e qualche fiammella e quindi, più volte dovettero sostituire la pesante croce di legno con altre simili. L’evento accadde più volte e quindi decisero di sostituirle con una più pesante ma di ferro pieno. Da allora fino alla data attuale, il vulcano non ha mai dato nessun segno di eruzione, di boati o scosse telluriche. La gente anziana non ricorda nulla, di tutto ciò dopo centocinquant’anni circa.

Normalmente mi documento prima di scrivere o raccontare determinate cose, purtroppo chiedo scusa ai lettori se in questo caso non posso. La storia ci fu raccontata all’allora sesta post-elementare (era stata istituita proprio quell’anno per gli alunni che non volevano frequentare le scuole medie di Soverato o l’avviamento tipo industriale di Sant’Andrea Marina), io ero molto giovane e mia madre non se la sentiva di iscrivermi nelle scuole dei citati paesi citati. All’avviamento mi scrissi l’anno successivo.

Un grazie va al compianto prof. Salvatore Capano e Renzu che fu mio insegnante alla sesta elementare, nella quale il maggior studio era: il dialetto sansostenese, i racconti e la storia di San Sostene.

Comunque questa è una storia vera del nostro paese, credo che quelli della mia età e specialmente quelli più vecchi di me avranno sentito parlare del vulcano spento. Tengo a precisare che il posto da me descritto dovrebbe trovarsi nel luogo dove attualmente stanno costruendo il tanto discusso impianto eolico.

Invio un caloroso saluto a tutti i sansostenesi del mondo, questo mio scritto lo dedico ari sanzostari du’ mundu chi pe’ tanti motivi on pòttaru stara aru pajisi chi lli dezza i natali e sugnu vicinu a chidri paisani chi cu’ tantu coraggiu restare aru pajisi suffrendu e patendo tantu.



Mi auguro che questo mio scritto sia di vostro gradimento, con cordialità ed immenso rispetto vi auguro buona lettura!

Con ossequioso rispetto da Gregorino Capano higghju e Luigi e Tiresedra.

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