LA BISNONNA CRISCIADASCIA

Questa mia bisnonna paterna di nome Teresa Cosentino, era moglie di Luigi Capano, egli era un uomo alto di statura (forse sul metro e novanta), mentre la bisnonna era 1,50 metricirca. Questa donna aveva delle doti eccezionali, innanzitutto a lotta libera era quasi imbattibile, ogni tanto con suo marito giocavano a lotta libera ma le sfide…finivano sempre in parità.
A questa donnina così piccola le nacquero tre gemelli, a quei tempi non esistevano le lastre e quindi per lei e per tutto il paese (San Sostene (CZ)) fu un evento straordinario, quando fu il momento del parto, la bisnonna non si perse d’animo, la levatrice vide nascere il primo, rivide il secondo ed al terzo disse: duva u mettìmu chistu? La bisnonna rispose: pigghjàti a taharìa ed azziccàtili tutti tri drà intru! Chiarisco che la taharìa era una grossa cesta fatta di ginestra (janèstra), questa serviva esplicitamente per seccare al sole i fichi, i pomodori, i fichidindia ed altro, una volta steso un panno bianco, le tre creature furono sistemate in quell’improvvisato letto.

Le sue speciali doti di donna eccezionale non finiscono qui, gli antichi dicevano che al posto del seno, possedeva una latteria… Non è mia intenzione esprimermi in modo volgare, tale aggettivo non fa parte del mio vocabolario. Ho pronunciato questo termine perché gli anziani che la ricordavano dicevano che grazie alla sua mastodontica qualità, aveva allattato mezzo paese, lei lo faceva molto volentieri, le mamme scarse di latte materno, provvedevano a prenotare l’allattamento dei propri figli, quando poi ne aveva troppi escogitava una piccola tattica, prendeva un ago e li pungeva in modo leggero, questi logicamente si mettevano a piangere e così la bisnonna chiamava le proprie mamme e le diceva: cummàra mia, u zzitèdru vostru ciangia troppu, pigghjativìlu e portativìlu ara casa.

Alcune volte la nonna veniva chiamata per fare qualche lavoro pesante, un giorno il forgiaio di Badolato, avendo saputo della sua forza, volle metterla alla prova ed affidarle il trasporto sulla testa di un grosso cancello di ferro da consegnare a Chiaravalle. La Crisciadascia accettò l’invito, chiaramente del peso si parla di quintali, non di chili, normalmente quei pesi così pesanti venivano trasportati su un carro trainato dai buoi. I sindaci dei due paesi erano d’accordo, la mattina all’alba la nonna si mise sulla testa una corona di stoffa (curuna e pezza) si fece mettere il carico sulla testa e partì per Chiaravalle, la destinazione era il cimitero del paese, dove tuttora si possono notare i cancelli in questione. La scommessa di allora non veniva identificata in danaro ma in natura: ad impresa ultimata avrebbe vinto una menzalora e posèdra (quasi 40 kg di fagioli). Cinque persone provvidero a caricarle sulla testa quell’enorme cancello, lei partì col suo passo regolare e dietro le cinque persone sul carro trainato dai buoi. Ora non posso dire quanto tempo impiegò mia nonna per giungere a Chiaravalle ma posso garantire che la distanza si aggira sui 50 chilometri. Sotto lo sguardo stupito dei badolatesi, la nonna partì, la sua marcia proseguiva senza alcun intoppo, Teresa Cosentino nella tarda serata dello stesso giorno giunse a Chiaravalle dove l’intero paese con ansia la stava aspettando, un’immensa folla accolse con applausi scroscianti questa piccola ed eroica donna, all’ingresso del cimitero le cinque persone l’aiutarono a scaricare dalla sua testa quel pesante cancello. La popolazione chiaravallese, la festeggiò per una settimana intera. Finita la settimana dei festeggiamenti andò dal sindaco per dirgli: a preparàstuvu a posèdra chi bbincìvi? Certo cummara mia, mi congratulo con voi e con la vostra immensa forza.

Ora quando ogni tanto passo per recarmi a Novalba di Cardinale dove mio fratello Edoardo ha un appartamento per le ferie estive, mi soffermo vicino al cimitero ed osservo quel cancello così pesante e dico: com’è possibile che a quei tempi esistessero persone così forti? Diamo il nostro plauso ammirativo alla bisnonna Crisciadascia che ai posteri ha saputo regalare questa meravigliosa e coraggiosa impresa di altri tempi.

Trento, 21 ottobre 2004 

L’autore: Gregorino Capano

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