Ignoranza, cultura, opportunit

Visita anche il nostro sito: www.tropea.biz
Messaggio Promozionale


Giuseppe GaribaldiIl peccato dell’ignoranza Calabrese, ha origini e riposa solidamente sulle spalle dei nostri antichi governanti. Borboni, Savoia, Fascismo. La responsabilità tra questi "Signori," va divisa in parti uguali, per il crimine culturale ed il danno che hanno arrecato alla popolazione meridionale. Fummo caratterizzati come "teste dure", persone incapaci di apprendere e imparare. Ai lettori voglio offrire tre esempi , prendendo a pretesto la mia famiglia. Mia nonna era il tipico esempio della donna dei nostri paesi : una persona analfabeta e vittima dell’ignoranza. Lei era la regola della cultura del tempo e, non l’eccezione Ai suoi tempi ed al tempo di mia madre, bastava essere capaci a svolgere le faccende domestiche e accudire la propria famiglia, saper leggere e scrivere non era essenziale, anzi. Mia madre era una donna di acuta intelligenza e fu ammessa alla prima classe elementare. Promossa alla seconda, mia nonna decise che saper firmare era sufficiente. A suo modo di pensare, il contenuto del documento era meno importante della firma stessa. Mia nonna,dirigente della famiglia, durante l’assenza di mio nonno, emigrato in America, le assegnò la gestione della capra di famiglia, grossa responsabilità, per pascolarla e di conseguenza mungerla. Mia madre imparò a leggere e scrivere, grazie all’insegnante Ermelinda Dominijanni, che ,preoccupata e impietosita dal numero di analfabeti in paese, decise d’aprire la “Scuola Festiva” e contribuire gratuitamente ad insegnare a leggere e scrivere ai ragazzi di allora. Ogni donna che aveva il desiderio di imparare a leggere e scrivere veniva invitata ed incoraggiata a partecipare alle lezioni scolastiche, durante il pomeriggio domenicale. Durante queste insolite domeniche scolastiche , mia madre mi portava con se e ambedue divenimmo alunni della stessa insegnante. Mia madre alla scuola festiva, io alla scuola pubblica.

 

A mio zio Luigi, forse il più intelligente della numerosa famiglia, composta da 10 persone, gli fu permesso di frequentare la scuola elementare. Completò la quarta e promosso in quinta, mia nonna,veramente Imperatrice della famiglia, riuscì a convincere l’insegnante di mio zio a bocciarlo. Nella sua mentalità , la cui origine io non conosco eccetto che sia il frutto dell’ignoranza, lei era convinta che la quarta classe elementare fosse la più importante e quindi ripetendola , non solo mio zio avrebbe conseguito 5 anni di scuola ma avrebbe imparato più cose. Ignoranza nutrisce ignoranza e le vittime si annegano nelle attitudini sociali create dall’ignoranza. In quel tempo mio zio, come tanti altri, emigrò in America e la storia che segue è orgoglio nella nostra famiglia. In pochi mesi, il povero emigrante calabrese giunto in America, comprese che la nascondendo la propria origine etnica, avrebbe aperto porte e opportunità agli emigranti Italiani . Fu così che Luigi Codispoti divenne “Louis C .Dollive” (Luigi Codispoti Dollive). Vi chiederete come mai il Dollive? Presto detto : la nostra famiglia era conosciuta dal soprannome “Ndollivu” e quindi , nel nostro paese, eravamo la famiglia dei”Ndollivi” . Mio zio era un uomo che sentiva come una colpa la sua “non cultura” ed era assetato di cultura, anche per questo è stato un uomo molto intelligente. Ai suoi figli trasferì tale passione . Due di questi sono :

1) James Codispoti Dollive, laureato in Ingegneria elettronica all’ Istituto Tecnico del New Jersey (Primo della sua classe). Completò il suo dottorato ( PHD) in Ingegneria elettronica presso l’università della Pennsylvania, nello stesso tempo si laureò in economia e commercio con alti onori nella scuola di economia Wharton. Della stessa Università, James adesso e Chief Financial Officer (Vice presidente e capo ufficiale delle finanze di Kraft Worldwide) e amministra un’entrata annuale di 30 miliardi di Dollari.

2) Louis Codispoti Dollive, laureato presso l’universita’Monmouth del New Jersey, è Presidente e General Manager della divisione di ITT con la responsabilità di supervisionare lo sviluppo, produzione e lancio di Satelliti di comunicazione.Come potete notare, l’intelligenza dei calabresi nel mondo, vola alta.

Vorrei raccontare un fatto che mi rende molto orgoglioso : ero ancora un ragazzo di 7 o 8 anni quando un giorno, passando vicino la casa del mio bisnonno, Vincenzo Codispoti e “Ndollivu” entrai per riempire le mie tasche di castagne “mpurnati”e fichi secchi; mio nonno mi domandò : “Angiulinu , duva vai?” Lui era un vecchio di 88 anni e per di più costretto a letto. Gli risposi : “vado all’Oratorio Festivo ad ascoltare il discorso di Mussolini”. E lui: “Mussolini è in Sant’Andrea?” “No pappù,” gli dissi,”parla alla radio”. –“La radio? Cos’e’ la radio?”, mi chiese. E io cercai come meglio potevo, di spiegargli che era come una cassa elettrica che trasmetteva la voce da lontano . Mi rispose : “Ah, quantu nda hànnu!! Vorrei vederla e sentirla prima del mio viaggio finale”. Non la vide ne la sentì, ma lui, vive nel genio di mio cugino. Tuttora, quando mio cugino è preoccupato per l’esito durante i lanci dei Satelliti, io lo rassicuro dicendogli che il nostro nonno, che non sapeva cosa fosse una radio, 70 anni fa, oggi non permetterebbe il fallimento di un suo nipote. Infatti ti protegge con l’orgoglio che solamente un progenitore analfabeta può nutrire verso i suoi eredi.

3) John Paul Ranieri,figlio di Dante Ranieri(Cugino e Cognato) laureato in Ingegneria chimica all’Universita’ di New York con Dottorato dalla Brown University di Rhode Island, è vice presidente della divisione di Dupont per lo sviluppo di energie alternative. Suo padre aveva solamente finito la quinta classe elementare.

Offro questi esempi, non come vanto di famiglia ma, come esempi dei miracoli che fioriscono quando le porte dell’ignoranza sono chiuse e l’evoluzione culturale fiorisce fornendo opportunità in base all’ abilità personale, senza riguardo al ceto sociale della persona. Siamo tutti ricchi d’intelligenza, usarla e’ il dovere di ogni persona. Mi domando,cari lettori,quanti James / Louis Dollive e John Ranieri furono sprecati da un sistema che rifiutò opportunità ai suoi figli? La responsabilità è dei governanti. Mirate in alto verso le stelle nei vostri sogni e ricordate il consiglio del nostro Dante:” Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza. Un caro saluto a tutti,

Angelo Iorfida,Canton,Ohio

2 Comments

  1. Ieri era negata la cultura, oggi si nega la vità
    Trovo il contenuto di questo articolo molto reale ed altrettanto condivisibile, per tutto cià che viene espresso in merito al crimine culturale commesso dai Borboni, dai Savoia e dal Fascismo. A tale riguardo mi permetto di denunciare che gli anni successivi al dopo guerra, quindi dalla nascita della Repubblica ad oggi, non si sono dimostrati del tutto differenti nella gestione amministrativa della condizione culturale, civile e sociale della popolazione meridionale rispetto ai decenni precedenti. Oggi il livello culturale del cittadino meridionale e italiano in genere, sembra aver oltrepassato diverse soglie di ignoranza, grazie ad un maggiore accrescimento nel percorso formativo del proprio bagaglio di nozioni. Tutta apparenza, questo punto è smentito proprio dai risultati dell’ultimo rapporto OCSE in base ai dati della ricerca PISA 2006, dove in sintesi si puà affermare che [b]il panorama della scuola italiana esce dalla ricerca con aspetti di forte criticità [/b]:

    [i] * i dati sulle scienze ci pongono ai livelli più bassi della classifica fra i paesi partecipanti all’indagine, con un punteggio di 475, sotto la media OCSE che è di 500;
    * le competenze degli alunni sono ad un livello stazionario per quanto riguarda la matematica rispetto a quelle rilevate nel 2003 e comunque, come allora, ben al di sotto della media dei paesi OCSE .

    Permane quindi la negatività dei risultati nelle discipline scientifiche ed in matematica, particolarmente preoccupante perchè esse sono essenziali per una scuola che voglia affrontare la sfida di incrementare la competitività del “sistema Paese”.
    Inoltre:

    * il punteggio medio degli studenti italiani nella lettura (469 contro la media di 492) è diminuito in misura statisticamente significativa rispetto al 2000, quando si era collocato sotto la media OCSE. Ora questa situazione è peggiorata ;
    * i risultati italiani continuano ad essere fortemente differenziati sia con riguardo alla tipologia di scuola (vanno meglio i licei con 518 punti, peggio i professionali con 414), sia rispetto alla loro distribuzione per aree geografiche (meglio il Nord est, 520 punti, peggio sud e isole con 432). Il tipo di scuola e la collocazione geografica degli istituti fanno quindi la differenza nei risultati di apprendimento.[/i]

    Detto questo, voglio ricordare una frase di Giuseppe Mazzini che diceva: [i]”L’italia sarà … cià che il Mezzogiorno Italiano sarà !!”[/i], dunque la fotografia in cui si rispecchia la nostra società è questa: Fino a 60 anni fa i governati amministravano il Meridione, tenendo conto di avere di fronte un territorio sottosviluppato a cui rinunciare ogni investimento a fine istruttivo. Negli ultimi 60 anni invece abbiamo assistito ad un fenomeno tutto italiano dove all’aumento dei livelli di istruzione non si è verificato l’aumento delle opportunità , nemmeno per gli studenti appartenenti a famiglie più colte (quest’ultimo dato è frutto di una ricerca del”Università degli Studi di Milano, che riporto in sintesi qui sotto). Per concludere, oggi troviamo una condizione in cui l’istruzione Italiana è il fanalino di coda dell’Europa, proprio come 60 anni fa il Meridione Italiano lo era dell’Italia.
    Inoltre mentre fino al dopoguerra in qualche modo veniva negata la cultura, si aveva la conoscenza del sapere, attraverso la praticità e le tradizioni; una donna ignorante spesso era una sarta – addirittura detta maistra (maestra), era una contadina, era una cuoca, era una mamma, era tanto altro, oggi una ragazza che termina il percorso formativo delle scuole Italiane, acquisisce il sapere al cosiddetto livello scolastico, che proprio nell’ultimo periodo questo si evidenzia in un uso smisurato del videofonino, in un database mentale dei marchi pubblicitari e relativi prodotti bombardati in tv, in un vocabolario linguistico ristretto a solo 600 vocaboli comunementi usati nei linguaggi mediatici molto spesso ridotti o inventati per l’invio di sms, in una semplice voglia di ottenere obbiettivi di sublime popolarità in tempi ristrettissimi ricercando la possibilità di partecipare a trasmissioni televisive tipo reality show, per il resto puà diventare un ignegnere, un medico, un avvocato, un impiegato, ma difficilmente riuscirà ad essere maistra sarta e contemporaneamente contadina o impiegata e mamma o cuoca/casalinga, ecc. (Naturalmente cià non cambia se si tratta di un ragazzo anzichè una ragazza).
    Dal dopo guerra ad oggi molte cose sono cambiate, ma alcune sono solo mutate. Con il gioco adoperato dai governi della nostra Repubblica, i quali hanno agito sul divario risorse per coorte e opportunità per coorte, hanno innescato un meccanismo che durante i decenni passati, hanno smaterializzato ogni forma di risorsa e ridotto ogni cenno di opportunità , con il risultato di aver ingannato le ambizioni di ogni individuo che ha visto il [i]miraggio [/i]opportunità , svanire sempre più lontano di anno in anno, negando cosà¬, [b]anche la vità [/b] (in questa società è facile trovare un laureato in cerca di prima occupazione da 15/20 anni e che vive ancora con i genitori). Si è passati a bandire concorsi pubblici in cui i requisiti sono stati prima la licenza media, poi il diploma per proseguire con la laurea ed infine il master, durante questi periodi ognuno si diede da fare per ottenere i vari titoli richiesti, ma ora l’esagerazione si esprime con il paradosso di volere uno stato meno competitivo, solo perchè si chiede requisiti, quali la laurea o il master e si fornisce il diritto di accesso agli atenei mediante il [b]numero chiuso[/b] e [b]costi elevati[/b]. Questo è molto peggio di quanto facevano i predecessori governati dei regni precedenti, questo [b]è negare la vità ad una persona[/b], la quale una volta raggiunta una certa età non riesce a concludere proprio niente.

    [i]
    RICERCA: “SESSANTA ANNI DI ISTRUZIONE SCOLASTICA IN ITALIA”
    Daniele Checchi, Carlo Fiorio e Marco Leonardi (Università degli Studi di Milano) – Settembre 2006
    Il dettato costituzionale italiano (negli art.3 e art.34)* prevede la “rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale” e che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”. In questo articolo traduciamo operativamente la verifica di questi impegni con due proposizioni:
    (a) verificare se si è realizzata una riduzione della diseguaglianza nei livelli di scolarità conseguiti da persone della medesima coorte e del medesimo territorio, come una misura del risultato ottenuto in termini di uguaglianza;
    (b) verificare se si è realizzata una riduzione dell’impatto del background familiare nelle scelte scolastiche, come una misura della maggiore uguaglianza di opportunità .

    A titolo esemplificativo, immaginiamo una società fittizia popolata da due gruppi di individui (per esempio capitalisti e lavoratori, oppure bianchi e neri). In questa società i figli riproducono esattamente la situazione dei loro genitori. Il primo gruppo in media ha una quantità di risorse doppia rispetto al secondo gruppo. Se si riduce questo divario, aumenta l’uguaglianza delle risorse, ma non quella delle opportunità , perchè un figlio di una famiglia del primo gruppo continua a godere di un vantaggio relativamente ad un figlio di una famiglia del secondo gruppo. Ma vale anche la situazione opposta: immaginiamo che ad ogni generazione si cambi di gruppo (cioè i figli di un gruppo nascono come appartenenti all’altro gruppo). La diseguaglianza complessiva non cambia, mentre cresce fortemente l’uguaglianza delle opportunità **.

    [b]Al termine di queste analisi empiriche riteniamo di poter rispondere alla domanda sulla effettiva attuazione o meno del dettato costituzionale, in riferimento al conseguimento scolastico, indipendentemente dall’essere “privo di mezzi”. In particolare al punto (a), attraverso la stima del coefficiente di Gini sul livello di istruzione di individui appartenenti ad una stessa coorte, constatiamo una effettiva riduzione dell’importanza del background familiare che si è tradotta in una maggiore uguaglianza dei livelli di scolarità nella popolazione di una stessa coorte. Per contro al punto (b), attraverso l’analisi della correlazione tra il livello di istruzione del figlio e dei genitori per diverse coorti di nascita, verifichiamo che, al netto di una crescita generalizzata dei livelli di istruzione, non si è verificato un aumento delle opportunità di accesso anche per i figli di genitori meno istruiti.[/b]

    * Recita l’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. àˆ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Recita poi l’art. 34: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di
    raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

    ** In termini più tecnici, stiamo discutendo della relazione tra uguaglianza e mobilità . In linea di principio la correlazione tra queste due misure puà essere sia positiva che negati[/i]va. Si vedano Maoz e Moav 1999 and Hassler et al. 2006. L’analisi sociologica tende ad individuare una correlazione positiva tra i due concetti (Esping-Andersen 2006).

  2. Ieri era negata la cultura, oggi si nega la vità
    Trovo il contenuto di questo articolo molto reale ed altrettanto condivisibile, per tutto cià che viene espresso in merito al crimine culturale commesso dai Borboni, dai Savoia e dal Fascismo. A tale riguardo mi permetto di denunciare che gli anni successivi al dopo guerra, quindi dalla nascita della Repubblica ad oggi, non si sono dimostrati del tutto differenti nella gestione amministrativa della condizione culturale, civile e sociale della popolazione meridionale rispetto ai decenni precedenti. Oggi il livello culturale del cittadino meridionale e italiano in genere, sembra aver oltrepassato diverse soglie di ignoranza, grazie ad un maggiore accrescimento nel percorso formativo del proprio bagaglio di nozioni. Tutta apparenza, questo punto è smentito proprio dai risultati dell’ultimo rapporto OCSE in base ai dati della ricerca PISA 2006, dove in sintesi si puà affermare che [b]il panorama della scuola italiana esce dalla ricerca con aspetti di forte criticità [/b]:

    [i] * i dati sulle scienze ci pongono ai livelli pi๠bassi della classifica fra i paesi partecipanti all’indagine, con un punteggio di 475, sotto la media OCSE che è di 500;
    * le competenze degli alunni sono ad un livello stazionario per quanto riguarda la matematica rispetto a quelle rilevate nel 2003 e comunque, come allora, ben al di sotto della media dei paesi OCSE .

    Permane quindi la negatività dei risultati nelle discipline scientifiche ed in matematica, particolarmente preoccupante perchè esse sono essenziali per una scuola che voglia affrontare la sfida di incrementare la competitività del “sistema Paese”.
    Inoltre:

    * il punteggio medio degli studenti italiani nella lettura (469 contro la media di 492) è diminuito in misura statisticamente significativa rispetto al 2000, quando si era collocato sotto la media OCSE. Ora questa situazione è peggiorata ;
    * i risultati italiani continuano ad essere fortemente differenziati sia con riguardo alla tipologia di scuola (vanno meglio i licei con 518 punti, peggio i professionali con 414), sia rispetto alla loro distribuzione per aree geografiche (meglio il Nord est, 520 punti, peggio sud e isole con 432). Il tipo di scuola e la collocazione geografica degli istituti fanno quindi la differenza nei risultati di apprendimento.[/i]

    Detto questo, voglio ricordare una frase di Giuseppe Mazzini che diceva: [i]”L’italia sarà … cià che il Mezzogiorno Italiano sarà !!”[/i], dunque la fotografia in cui si rispecchia la nostra società è questa: Fino a 60 anni fa i governati amministravano il Meridione, tenendo conto di avere di fronte un territorio sottosviluppato a cui rinunciare ogni investimento a fine istruttivo. Negli ultimi 60 anni invece abbiamo assistito ad un fenomeno tutto italiano dove all’aumento dei livelli di istruzione non si è verificato l’aumento delle opportunità , nemmeno per gli studenti appartenenti a famiglie pi๠colte (quest’ultimo dato è frutto di una ricerca del”Università degli Studi di Milano, che riporto in sintesi qui sotto). Per concludere, oggi troviamo una condizione in cui l’istruzione Italiana è il fanalino di coda dell’Europa, proprio come 60 anni fa il Meridione Italiano lo era dell’Italia.
    Inoltre mentre fino al dopoguerra in qualche modo veniva negata la cultura, si aveva la conoscenza del sapere, attraverso la praticità e le tradizioni; una donna ignorante spesso era una sarta – addirittura detta maistra (maestra), era una contadina, era una cuoca, era una mamma, era tanto altro, oggi una ragazza che termina il percorso formativo delle scuole Italiane, acquisisce il sapere al cosiddetto livello scolastico, che proprio nell’ultimo periodo questo si evidenzia in un uso smisurato del videofonino, in un database mentale dei marchi pubblicitari e relativi prodotti bombardati in tv, in un vocabolario linguistico ristretto a solo 600 vocaboli comunementi usati nei linguaggi mediatici molto spesso ridotti o inventati per l’invio di sms, in una semplice voglia di ottenere obbiettivi di sublime popolarità in tempi ristrettissimi ricercando la possibilità di partecipare a trasmissioni televisive tipo reality show, per il resto puà diventare un ignegnere, un medico, un avvocato, un impiegato, ma difficilmente riuscirà ad essere maistra sarta e contemporaneamente contadina o impiegata e mamma o cuoca/casalinga, ecc. (Naturalmente cià non cambia se si tratta di un ragazzo anzichè una ragazza).
    Dal dopo guerra ad oggi molte cose sono cambiate, ma alcune sono solo mutate. Con il gioco adoperato dai governi della nostra Repubblica, i quali hanno agito sul divario risorse per coorte e opportunità per coorte, hanno innescato un meccanismo che durante i decenni passati, hanno smaterializzato ogni forma di risorsa e ridotto ogni cenno di opportunità , con il risultato di aver ingannato le ambizioni di ogni individuo che ha visto il [i]miraggio [/i]opportunità , svanire sempre pi๠lontano di anno in anno, negando cosà¬, [b]anche la vità [/b] (in questa società è facile trovare un laureato in cerca di prima occupazione da 15/20 anni e che vive ancora con i genitori). Si è passati a bandire concorsi pubblici in cui i requisiti sono stati prima la licenza media, poi il diploma per proseguire con la laurea ed infine il master, durante questi periodi ognuno si diede da fare per ottenere i vari titoli richiesti, ma ora l’esagerazione si esprime con il paradosso di volere uno stato meno competitivo, solo perchè si chiede requisiti, quali la laurea o il master e si fornisce il diritto di accesso agli atenei mediante il [b]numero chiuso[/b] e [b]costi elevati[/b]. Questo è molto peggio di quanto facevano i predecessori governati dei regni precedenti, questo [b]è negare la vità ad una persona[/b], la quale una volta raggiunta una certa età non riesce a concludere proprio niente.

    [i]
    RICERCA: “SESSANTA ANNI DI ISTRUZIONE SCOLASTICA IN ITALIA”
    Daniele Checchi, Carlo Fiorio e Marco Leonardi (Università degli Studi di Milano) – Settembre 2006
    Il dettato costituzionale italiano (negli art.3 e art.34)* prevede la “rimozione degli ostacoli di ordine economico e sociale” e che “i capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi pi๠alti degli studi”. In questo articolo traduciamo operativamente la verifica di questi impegni con due proposizioni:
    (a) verificare se si è realizzata una riduzione della diseguaglianza nei livelli di scolarità conseguiti da persone della medesima coorte e del medesimo territorio, come una misura del risultato ottenuto in termini di uguaglianza;
    (b) verificare se si è realizzata una riduzione dell’impatto del background familiare nelle scelte scolastiche, come una misura della maggiore uguaglianza di opportunità .

    A titolo esemplificativo, immaginiamo una società fittizia popolata da due gruppi di individui (per esempio capitalisti e lavoratori, oppure bianchi e neri). In questa società i figli riproducono esattamente la situazione dei loro genitori. Il primo gruppo in media ha una quantità di risorse doppia rispetto al secondo gruppo. Se si riduce questo divario, aumenta l’uguaglianza delle risorse, ma non quella delle opportunità , perchè un figlio di una famiglia del primo gruppo continua a godere di un vantaggio relativamente ad un figlio di una famiglia del secondo gruppo. Ma vale anche la situazione opposta: immaginiamo che ad ogni generazione si cambi di gruppo (cioè i figli di un gruppo nascono come appartenenti all’altro gruppo). La diseguaglianza complessiva non cambia, mentre cresce fortemente l’uguaglianza delle opportunità **.

    [b]Al termine di queste analisi empiriche riteniamo di poter rispondere alla domanda sulla effettiva attuazione o meno del dettato costituzionale, in riferimento al conseguimento scolastico, indipendentemente dall’essere “privo di mezzi”. In particolare al punto (a), attraverso la stima del coefficiente di Gini sul livello di istruzione di individui appartenenti ad una stessa coorte, constatiamo una effettiva riduzione dell’importanza del background familiare che si è tradotta in una maggiore uguaglianza dei livelli di scolarità nella popolazione di una stessa coorte. Per contro al punto (b), attraverso l’analisi della correlazione tra il livello di istruzione del figlio e dei genitori per diverse coorti di nascita, verifichiamo che, al netto di una crescita generalizzata dei livelli di istruzione, non si è verificato un aumento delle opportunità di accesso anche per i figli di genitori meno istruiti.[/b]

    * Recita l’art. 3: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. àˆ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.” Recita poi l’art. 34: “La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di
    raggiungere i gradi pi๠alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”.

    ** In termini pi๠tecnici, stiamo discutendo della relazione tra uguaglianza e mobilità . In linea di principio la correlazione tra queste due misure puà essere sia positiva che negati[/i]va. Si vedano Maoz e Moav 1999 and Hassler et al. 2006. L’analisi sociologica tende ad individuare una correlazione positiva tra i due concetti (Esping-Andersen 2006).

Lascia un commento