UNA TESTIMONIANZA DI AMICIZIA COLORATA

Erano i mesi di luglio ed agosto 1983.
Quell’anno le ferie le trascorravamo in un campeggio di Davoli Marina (CZ).
Il luogo è situato sulla costa jonica, il mare è pulito ed il campeggio è situato in un aranceto, nel quale si erge anche qualche pioppo gigante.
Le visite di alcuni africani del Senegal ci aveva alquanto incuriosito: si trattava dei primi immigrati neri nel nostro paese. Li abbiamo conosciuti una sera, quando stavano rientrando, stanchi dalla giornata di lavoro “vù cumprà”. Alla roulotte messa a disposizione del proprietario del campeggio per poche lire d’affitto.
Per loro il passaggio dal nostro posto era obbligatorio.
Noi li salutammo e li invitammo a bere un caffè; loro accettarono.
Fabio (mio figlio più piccolo) che allora aveva 5 anni alla loro vista si spaventò, perché evidentemente era il primo uomo di pelle nera che incontrava.
Pochi minuti dopo però, il bambino familiarizzò con loro. Erano circa una decina questi africani longilinei sul metro e novanta: solo due o tre di loro erano di statura tozza.

Fra noi era nata una sincera amicizia, il nostro aperto comportamento li metteva a loro agio.
Varie volte ci confidavano la nostalgia della loro terra e delle persone a loro care così lontane; qualcuno aveva persino due o tre mogli.
Ciò dipendeva dalla loro ricchezza (più beni più mogli). Erano di religione musulmana, leggevano il Corano e praticavano il RAMADAN (nono mese del calendario musulmano in cui vi è l’obbligo dello stretto digiuno dall’alba al tramonto).
Uno di questi veniva soprannominato il grande capo: FALL SHEK ed il secondo si chiamava FALL ABDUL.
Questi due erano istruiti, parlavano cinque lingue, il mestiere che praticavano in Calabria era assolutamente proibito nel loro paese.
I loro piccoli guadagni erano sufficienti per il sostenimento delle loro numerose famiglie.
Un giorno,  molto impacciati, mi chiesero in prestito lire 100.000 per spedirle tramite posta in Senegal.
La sera stessa vennero a restituirmeli con tanti ringraziamenti.
Mia moglie da qualche giorno aveva dei seri disturbi di salute, questi amici di colore avevano letto nello suo sguardo, che c’era qualcosa che non andava. Il giorno stesso che mia moglie dovette essere ricoverata in ospedale, Shek ed Abdul le parlavano e la confortavano dicendole: Da un po’ di giorni ci siamo accorti che non sei la madam CARLA di sempre, col sorriso sulle labbra.
A mia moglie scese una lacrima sul viso e loro la rassicuravano dicendole che avrebbero pregato per lei.
La sera stessa stesero il loro tappeto a terra ed inginocchiati pregarono Allah per madam Carla.
Il giorno dopo mia moglie ritornò a casa guarita.
Uno di questi di nome FALL ABDULLAI era molto affezionato con noi e quando nacque sua figlia, mia moglie le regalò un vestitino ed in suo onore,  a questa bambina le fu imposto il nome di FALL CARLA. Il primo, per loro è il nome ed il secondo il cognome.
Il profano pensa che il nero extracomunitario, non abbia voglia di fare un lavoro pesante.

Quando per loro giunge il nono mese dell’anno, col digiuno che praticano, come possono affrontare lavori pesanti esempio addetto alle cave?
Sarebbe il caso che gli occidentali conoscessero questi particolari.

Una sera quando finirono il Ramadan, li invitammo a mangiare la pasta asciutta, non avevamo piatti a sufficienza così gli versammo la pasta in una “limbedra” grosso piatto caratteristico del luogo  e si arrangiarono come poterono; gli insegnammo ad usare le forchette, ad un certo momento mollarono quegli attrezzi cosi scomodi e finirono la spaghettata con le mani.
L’altra sera Abdul ci ha telefonato da Parigi dicendoci che non ci dimenticherà mai, Shek il grande capo ogni tanto ci telefona da New York, i nostri contatti rimangono aperti con uno di loro che è molto benvoluto nei nostri paesini,  si è stabilito in Calabria nella mia zona di origine San Sostene, Sant’Andrea, Soverato, Davoli ecc. In estate lo incontriamo spesso e ci dà notizie degli altri. Questo lo chiamo “cognato”, il termine è dovuto perché scherzando mi disse che aveva una sorella giovane ed io gli dissi che ero propenso a sposarla, lui mi disse: e ramadam Carla? Io gli dissi dimmi il prezzo e poi vedremo, lui mi rispose che il prezzo per sposarla era di 20.000.000 di lire, sentendo il prezzo gli dissi: mi tengo ramadam Carla che è più economica. Da quel giorno in poi fino ad ora ci chiamiamo sempre: cognato!

Ogni volta che per strada incontro uno di colore, mi vengono in mente quegli amici così cari e così sinceri; venivano a farci visita quando c’ero anch’io, si adeguavano alle consuetudini del luogo, se appuravano che io momentaneamente ero assente, non passavano da noi, aspettavano di vedermi per farci visita.
Sono intelligenti, sono umani, si trovano spaesati e soffrono in silenzio la loro solitudine.
Sarebbe opportuno che noi bianchi ci avvicinassimo a queste persone, penso che loro mendichino di più la compagnia che i pochi soldi che ricavano dalla vendita di quei pochi oggetti ammucchiati in quella piccola cassetta a tracolla.

Forse riesco a capirli più di tanti altri perché anch’io a quindici anni mi allontanai da San Sostene dopo aver finito le scuole avviamento tipo industriale a Sant’Andrea Marina, verso Milano in cerca di fortuna e di un avvenire un po’ più roseo.
Mi auguro che il nostro cuore si apra al più presto con queste persone di colore e che le nostre Autorità tengano presente che l’unica distinzione dev’essere SOLO IL COLORE. Fra tanti anni queste persone, contribuiranno allo sviluppo della nostra Italia, avremo la nostra nazionale di calcio composta di parte di loro e le altre discipline sportive in cui loro vinceranno delle medaglie dei tre metalli per la nostra Nazione.
Il campeggio l’Aranceto fu per noi un’ottima esperienza di ferie e di amicizia, conoscere persone di un altro Continente vuol dire crescere nella vita, sia intellettualmente che umanamente.
L’unico nostro desiderio di vita è un giorno rivedere quella ragazza a cui, nel ricordo e nell’amicizia con mia moglie, gli dettero il nome: Fall Carla.

Trento, 27 ottobre 1983

L’autore: Gregorino Capano

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