Alla Scoperta del brigante Momo

Nella seconda metà dell’800 la Calabria come il resto dell’Italia furono sconvolte dal fenomeno del brigantaggio. Ancora oggi c’è chi sentendo parlare di briganti pensa immediatamente alla Calabria. Malfattori e banditi , così vengono descritti, ma in realtà i briganti Calabresi erano operai, artigiani, contadini ribelli alla prepotenza ed ai soprusi dello straniero, allo sfruttamento continuo dei lavoratori, alle ingiustizie sociali, alla corruzione, alle dure leggi degli oppressori, al disumano trattamento della gente indifesa, alla persecuzione degli innocenti.

Tale affermazione non e’ una nostra convinzione, ma il risultato di alcuni avvenimenti storici che si verificarono in Calabria anche durante la triste dominazione francese dei primi anni del 1800. Le tasse sempre più pesanti e le leggi sempre più insopportabili avevano ridotto la popolazione alla fame e alla disperazione, ed ecco il sorgere dei "briganti"!

Ancora oggi risalendo il fiume Alaco fulcro della vita sansostenese e andreolese di quei tempi , si raggiunge un luogo dove si nota una montagna con in cima uno sperone roccioso chiamato a Petra e Momo ( la pietra di Momo), denominata così proprio perché in quei luoghi si nascondeva il brigante Momo. Descritto come un personaggio possente e sanguinario incuteva terrore non solo fra coloro che lo ricercavano , ma anche fra i contadini che si recavano in quei luoghi per le loro attività………..
Alcuni nostri anziani raccontavano che uccidessero chi li vedeva e che violentassero le donne , tagliandole a pezzi…..

 

Un giorno un gruppo di contadine si recarono nella vallata dell’Alaco per raccogliere della legna e, a fine giornata quando erano pronti a tornare al paese con il loro carico di legna , una di loro si accingeva ad aiutare le altre a mettersi il proprio fascio di legna sulla testa , quando le aiutò tutte, l’ultima le chiese :”…..adesso a te , chi ti aiuta…” , ma Lei senza preoccuparsi troppo esclamò “…… U cumpàra Momo ……” , ed in quel momento dai cespugli circostanti uscì un uomo armato di tutto punto , un silenzio irreale calò all’improvviso e sui volti dei contadini affiorò il terrore , la paura per aver incontrato Momo era tanta , e ognuno si interrogava sulla propria sorte. Momo si avvicinò lentamente alla ragazza che aveva aiutato gli altri suoi amici e gli disse “…. Brava a cummarèdra mia……, certo che ti aiuta Momo!…” prese il fascio di legna e glielo pose sulla testa e per aver dimostrato di non aver avuto paura del temuto Brigante , ricevette in dono un sacchetto pieno zeppo di monete.

 

Molte volte i carabinieri cercarono di scovarlo senza riuscirci , le tracce scomparivano proprio nei pressi della “pietra e Momo” , il loro nascondiglio era praticamente introvabile ed inespugnabile , dalla cima dello sperone una vedetta controllava la via d’accesso verso il fiume e dall’altro lato un profondo dirupo gli garantiva tranquillità. Si dice che proprio in quel dirupo vi era una grotta nella quale si accedeva attraverso un albero, ma un giorno uno dei suoi compagni lo tradì indicando il nascondiglio , raggiunto il luogo i carabinieri fecero fuoco su quello che sembrava l’ingresso del nascondiglio e tagliarono l’albero con cui vi si accedeva……. Si dice che Momo ed i suoi compagni furono lasciati morire proprio nel loro nascondiglio.
Diverse volte ci siamo recati a Momo , ma di grotta nessuna traccia , comunque la conformazione di quella montagna e l’atmosfera che si respira alla luce dei racconti è suggestiva, massi alti quanto una casa sembrano poggiati appositamente per crearvi dei ripari. Chissà magari nascosto in qualche anfratto , coperto dai rovi , c’è ancora il nascondiglio del brigante Momo , e chissà se al suo interno vi sono nascosti i suoi tesori frutto delle razzie ai ricchi?

Autore: Stefano Procopio

Nessun commento ancora

Lascia un commento