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Le recenti crisi finanziarie e gli attuali timori indotti dalla crisi dei mutui subprime, hanno creato una situazione alquanto incerta sul mercato degli investimenti dagli esiti imprevedibili. E nonostante aumentano le motivazioni a risparmiare da parte dei consumatori, di converso sembrano ridursi al tempo stesso le possibilità per farlo.

Oggi due italiani su cinque non riescono più a risparmiare e il risultato è la costante propensione alla liquidità e una manifesta preferenza per i prodotti finanziari più sicuri: titoli di Stato, certificati di deposito, obbligazioni e libretti di risparmio. Tali forme di incertezza non sono solo il prodotto dell’economia globale, ma sono intrinsecamente legate a politiche sbagliate, ad interventi limitati sui minimi salariali, a distorsioni nella contrattazione collettiva e ad una tassazione a volte iniqua, che ha generato una diseguale distribuzione delle ricchezze.

La crescente disuguaglianza dei redditi che negli ultimi dodici anni sono cresciuti in Italia solo del 2 % e la grande ricchezza di pochi, alimenta il disagio di molti e l’insicurezza delle classi medie, che fanno fatica a cogliere i frutti della produttività e non riescono ad incrementare il loro benessere. È un imperativo etico, oltre che un dovere delle classi dirigenti più lungimiranti ricercare soluzioni politiche in grado di contrastare i meccanismi di esclusione sociale coniugando sistemi di welfare state più efficienti e una riforma strutturale della previdenza più rispondente alle trasformazioni sociali ed economiche in atto, costruendo un nuovo contratto sociale tra le generazioni che vincoli i diritti alle responsabilità, con un articolato sistema di trasferimenti sociali più universale. A ciò si devono affiancare: interventi sulla mobilità sociale ed economica verso l’alto, tutela dei redditi più bassi, reddito minimo garantito per chi non lavora, ammortizzatori sociali e riqualificazione professionale per chi è uscito dal mercato del lavoro.

Per decenni l’Italia ha contratto un livello di indebitamento così elevato che buona parte del gettito fiscale è servito a pagare gli interessi piuttosto che ad essere speso per creare tassi decenti di assistenza sociale e nuove opportunità di benessere per tutti.

Oggi, la diseguaglianza si manifesta nella sottrazione delle risorse alle nuove generazioni, nella insufficiente condivisione delle opportunità godute dalla maggioranza, nella nascita di nuove e pericolose forme e di esclusione sociale. Tra le inedite sfide che si pongono alla politica economica del nostro Paese, il precariato è sicuramente quella più importante, poiché è la cifra che connota soprattutto il percorso biografico e lavorativo delle nuove generazioni.

Per la prima volta, i giovani hanno l’amara certezza di non potere aspirare ad un livello sociale ed economico migliore rispetto ai propri padri. Il futuro è caratterizzato da una certa instabilità e in una Repubblica fondata sul lavoro, ma non sul merito, le opportunità di crescita sono ancora legate a quelle della famiglia d’origine.

Ciò potrebbe ostacolare gli sforzi della comunità, la voglia d’intrapresa e sicuramente frustrare le capacità dei talenti, posto che la logica della competizione è il motore del progresso intellettuale e del benessere materiale di una Nazione.

Una società che ha una visione limitata alla disponibilità di beni materiali, tesa al profitto, consumistica e che non ha a cuore le sorti di chi resta indietro, non può dirsi giusta, in quanto non si deve negare ad alcuno la possibilità di vivere un’esistenza dignitosa e soddisfacente.

Ecco perché, nel mondo globale si aprono nuove dimensioni per la politica ed interessanti prospettive per chi milita nel Partito Democratico e per chi coltiva, attraverso la difesa di valori come la libertà, l’eguaglianza, la solidarietà e la giustizia sociale una cultura che ha il suo centro pulsante nell’emancipazione e nell’affrancamento dall’ingiustizia.

Per coloro altresì che confidano in una politica dal volto umano, capace di cogliere le straordinarie trasformazioni ed implicazioni dello sviluppo attuale e cercano parimenti di declinare tali valori, innovando.

Dunque, l’appeal del nuovo Partito Democratico, si misura anche nella capacità dei suoi dirigenti di porre l’accento sull’eguaglianza delle opportunità e sul pluralismo delle idee e sulla diversità sociale e degli stili di vita, promuovendo politiche che possano incoraggiare chi ha veramente talento ad andare avanti.

Una politica riformatrice di governo ha necessariamente bisogno di una grande formazione in grado di sostenere le riforme e di suscitare un moto profondo di partecipazione democratica attorno a un ambizioso disegno nazionale per le inedite sfide aperte nella nuova società.

Domenico A. Modaffari
Partito Democratico

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