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Nei primi del 1920, nel circondario dei paesi limitrofi a San Sostene, c’era un religioso, alcuni dicono che era un fraticello, altri invece, dicevano che era un prete che si chiamava don Peppe Addino. Questo personaggio era molto famoso nella nostra zona ed era molto disponibile al richiamo delle persone malate dei luoghi vicini. Le sue qualità erano soprannaturali, era un saggio e conoscitore dei metodi naturali per curare le persone, sfruttando prodotti o sistemi che la natura gli offriva e la trasmissione dei segreti naturali che gli anziani gli tramandavano.

Se non erro, quest’uomo era di Sant’Andrea, Angelo forse avrà già sentito parlare di questo personaggio. Un giorno, come tante altre volte, don Peppe ricevette, a casa sua, un uomo molto disperato ed invitava il religioso a recarsi da sua madre che era gravemente malata, la malcapitata abitava a San Sostene Marina e gli disse che sua madre era in fin di vita. Do Peppe lo rassicurò che se domani sua madre era ancora viva, lui l’avrebbe salvata. L’uomo ritornò speranzoso verso casa e confortò sua madre delle parole del religioso, la notte i familiari pregarono il Signore affinché l’indomani fosse ancora viva.


La mattina presto dell’indomani don Peppe era arrivato da Sant’Andrea ed era pronto per salvare la donna, quando constatò che la donna era ancora viva, il religioso le disse: cummà, aspettati nu pocu ca vaju hora u pigghju nu paru e cosi! Egli si recò nel vicino pollaio e raccolse alcuni escrementi di gallina, altri escrementi di colombo, diluì il contenuto in una tazza di coccio e consigliò l’uomo a tenere alzata dal letto sua mamma per farle bere il contenuto della tazza. Più tardi se ne andò rassicurando i familiari della donna malata che domani si sentirà meglio.

L’indomani mattino tutta la famiglia vegliò la donna fino all’alba del mattino dopo. Ad un tratto la malata si alzò e disse ai suoi familiari: chi ffacìti higghjoli mei, porgìtimi a zzappètta ca aju u vaju u zzappulìju i pumadòra.

Per i credenti vorrei esprimere il mio modesto parere. Le galline di allora, vivevano in aperta campagna, non esisteva l’inquinamento attuale, si nutrivano di prodotti naturali il mangime non era sofisticato. In secondo luogo bisogna tener presente un fattore molto importante, quei volatili si nutrivano di vari tipi di erbe che la sana natura dava, ogni pianta ha le sue proprietà medicamentose con diversa efficacia. Ecco perché l’infuso del religioso non lo sottovaluterei, direi di soffermarci un po’ invitando i posteri ad una serie di meditazione sull’argomento da me descritto.

Fra le tante opere che ha fatto, non bisogna dimenticare una sua invenzione: l’orologio di canne di bambù.

L’autore: Gregorino Capano

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