U SAMPAVULARU

U sampavularu era un uomo che portava con sé i serpenti in una cassetta di legno a forma di cerchio. Questo strano personaggio era una vera attrazione per noi bambini di allora, però eravamo molto cauti ad avvicinarci alla sua magica cassetta.

La leggenda dice che questi sampavulari erano stati addestrati da San Paolo in quanto durante il suo viaggio verso Roma, passò proprio dalla nostra zona di San Sostene. Il Vangelo stesso dice che San Paolo fu morso da un serpente velenoso ma egli non morì e fu suo compito insegnare a questi personaggi come si faceva a catturare i vari serpenti senza rischiare di essere morsi e morire.

Spesso quest’uomo passava per le vie, e chiedeva l'elemosina, un corteo di bambini comunicava il suo arrivo. Tutti lo conoscevano e lo chiamavano u "sampavulàru". Quando glielo chiedevano e riteneva giusto, prendeva fra le mani quella strana cassettina fatta a due scomparti e ne faceva vedere il contenuto: c'erano dei serpenti vivi e vegeti.

Di solito portava sempre due tipi di razze diverse un maschio e una femmina.

Servivano a far capire che lui era preparato e predisposto a chi chiedeva e desiderava essere fuori pericolo dai morsi o altro di questi animali con le invocazioni e le preghiere da lui conosciute. Quante mamme presentavano i loro bambini a quest'uomo affinché non succedesse loro niente !

Per lo più era gente contadina ed era sempre nella possibilità di incontrare i serpenti, anche di specie pericolosi. Quelle azioni che l'uomo faceva erano dette: "precantamento". Di solito per i bambini, usava un maschio e per le bambine una femmina.

Appendeva al collo l'animale ripetendo le varie parole che solo lui sapeva poi faceva sfiorare con la lingua i piedini e il mento dei bambini. Lui assicurava che a chi era stato fatto questo rito, come possiamo definirlo, sarebbe potuto stare e dormire anche fra i serpenti più velenosi e niente di male gli sarebbe accaduto.

Il sampavulàru, era noto anche nelle singole famiglie, qualche volta capitava che alcuni serpenti entrassero nelle singole abitazioni, quando in casa si notavano questi intrusi, la gente faceva di tutto per rintracciarlo e provvedere a catturare e scacciare il serpente dall’abitazione.

Cosa era quel senso misterioso che quell'uomo sapeva trasmetteva? La devozione, la fede od altro a noi sconosciuto?...

Il racconto che segue fu vero?...

Si, ne furon presenti alcuni dei nostri bisnonni, anche se oggi non esistono più gli uomini detti: "Sampavulàri".

Era estate ed in alta montagna in zone dove era avvenuta la raccolta del grano, si stava preparando la giornata che era dedicata alla cernitura. Erano riuniti tanti amici contadini uomini e donne. Ed ecco che si trovava a passare un sampavulàru. Faceva caldo ed il tragitto di quelle strade per arrivare ai paesi, era molto lungo; eppure lui girava tutto il giorno per cercare l'elemosina. Così chiese anche a quella gente un po' di carità. Ma qualcuno del gruppo - chissà perché - o per stanchezza o per burla, rispose con parole offensive verso l’elemosinante: se vuol mangiare vada a lavorare quel vagabondo e poco di buono!

All'ora l'uomo dei serpenti rispose che le avrebbe dimostrato che era votato a vivere così e che lo faceva per devozione e non per vagabbonderia.

Poi disse rivolgendosi a tutti: Fermatevi un momento dal vostro lavoro ed osservatemi. Si mise un po' distante dal gruppo sull'aia, si inginocchiò borbottando alcune parole, non si capiva cosa dicesse. Ad un tratto emise come un fischio e cosa avvenne? Fra lo stupore ed il terrore dei presenti, incominciarono ad avvicinarsi serpenti di ogni colore, grossezza e razze diverse. Essi si fermarono ad una certa distanza ai cenni del sampavulàru. Poi dalla parte del bosco più alberoso si udiva un gran rumore di cespugli e piante che si muovevano enormemente davanti agli occhi di quella gente tremante.

E l'uomo disse: tu! Fermati dove sei e non comparire nè ora nè mai, qui alla gente.

Agli altri disse: ora voi tornate ai vostri luoghi e non farete del male a questa gente nè ora né mai durante la loro vita. Il contadino che lo aveva offeso, si trovò impacciato nei confronti del sampavulàru e non sapeva più come scusarsi; chiese perdono e disse: prenditi ciò che di più buono abbiamo ed anche quanto grano vuoi.

Ma l'uomo rispose: io voglio e chiedo, solo l'elemosina e niente altro.

Trento.

L’autore: Gregorino Capano

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