La Calabria prima del Cristianesimo

Dal Paganesimo alle origini Cristiane del Bruzio

La Calabria prima del Cristianesimo

Il paganesimo greco era animato da sincera devozione, come dimostrano i culti, numerosi e diversi, presso tutte le componenti sociali del popolo greco. Tutto il mondo era animato da presenze divine, evidenti o occulte, e gli uomini non avevano la minima difficoltà a mettersi in contatto con la divinità, che, spesso, si mostrava loro attraverso gli oracoli.

Se questo è il rapido profilo dell’uomo religioso greco, altrettanto si può, certamente, ripetere per i greci d’Italia, per quei greci occidentali, che in Calabria, fin dall’VIII secolo a.C., avevano trapiantato i loro riti e le loro istituzioni.

Ma la grecità d’Occidente si nutrì anche delle linfe sotterranee della cultura indigena, che i popoli mediterranei ed indoeuropei avevano lasciato in questa terra. A questo proposito, la più antica e preziosa espressione creativa degli antichi italici è il graffito del riparo del Romito, presso Papasidero (Cosenza). Esso raffigura il profilo poderoso di un bue, insieme ad altre figure minori di teste bovine.  I santuari e i templi furono i monumenti più illustri della grecità calabrese, essi furono luoghi di preghiera e di commerci, di contatti e di “alleanze”. Sorgevano presso le grandi città coloniali, come il tempio di Era, sul promontorio Lacinio, presso Crotone, il tempio di Artemide presso Reggio Calabria, il santuario di Persefone a Locri.
Durante la dominazione romana, in Calabria continuò, comunque, a sopravvivere il culto del dio Dioniso, che il Senato proibì nell’anno 186 a.C.. Il testo del senatoconsulto fu ritrovato a Tiriolo, presso Catanzaro, nel 1640. E fu proprio con la persistente sopravvivenza di miti e culti ellenici che il Cristianesimo venne in contatto nella Calabria dell’età imperiale. Alle soglie del Medioevo sull’eredità classica si innestò il Cristianesimo, che in Calabria fu greco e latino insieme.

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