Le radici dei nostri emigrati – festa della Madonna delle Grazie

Emigrati calabresi in Nord-America durante la festa della Madonna delle Grazie.

Nei difficili anni successivi al secondo conflitto mondiale la grande crisi economica, sociale ed occupazionale costringeva migliaia di calabresi a lasciare le nostre ridenti cittadine per trovare un futuro migliore o in Paesi europei o al di là dell’Oceano, nelle lontane Americhe. In quegli anni (decennio ’50-’60) l’esodo dalle nostre terre è stato quasi di massa. Per questi nostri fratelli l’impatto è stato difficile a causa dell’impatto con una lingua ed una realtà culturale differenti e dell’abbandono degli affetti, dei costumi e delle tradizioni familiari. L’integrazione è avvenuta, e forse sta avvenendo ancora, lentamente.


In questo contesto sia in Canada che negli Stati Uniti sono sorte diverse associazioni di emigrati, come risposta ad un’esigenza di aggregazione e come punto di appoggio per affrontare i conflitti e le lotte con una realtà sempre più dura. Esse hanno avuto origine quasi sempre da una motivazione religiosa: la festa del Patrono, che rievocava tanti ricordi e suscitava tante emozioni, riportando gli emigrati alle loro origini; accanto alla motivazione religiosa si riscopre una dimensione culturale e sociale, perché celebrare la festa del Patrono significa fare riferimento all’infanzia, all’educazione ed ai valori ricevuti. Si tratta, in sintesi, di un ritorno alle radici che serve da orientamento per non smarrirsi nel caos della vita delle grandi città e non farsi prendere dal ritmo stressante del lavoro e della fatica.

Così, rivisitando oggi le tante associazioni religiose che aggregano i nostri carissimi corregionali (Vallelonga, Chiaravalle, Torre di Ruggiero, Simbario, Brognaturo, ecc.), si ha l’impressione che il tempo non sia passato e ci si immerge in quelle forme espressive di religiosità che caratterizzano la nostra gente di Calabria. E’ attraverso questi momenti che si ripropone di attingere a quel bagaglio di valori di cui sono portatori e gli stessi vengono recepiti come profonda ricchezza nei Paesi che li ospitano: il senso dell’accoglienza, l’ospitalità, l’onestà, la trasparenza, la semplicità, il rapporto con Dio che si intreccia con i problemi del vivere quotidiano, il ricordo degli antenati, il forte senso di appartenenza, la solidarietà e il servizio agli altri. Sono questi i messaggi che si colgono quando si partecipa alle feste dei Calabresi all’estero. Oltre che delle opere materiali che segnano il passaggio dei nostri emigrati con la loro creatività e con il loro spirito artistico, con cui contribuiscono al progresso civile delle nazioni, essi si fanno portatori anche di queste ricchezze spirituali. Questi valori costituiscono, per la società dei consumi, dell’abbondanza e del benessere, un forte interrogativo ed un grande stimolo per cercare i beni che non marciscono.

Questo ritorno alle radici diventa ancora più prezioso in quanto viene presentato come patrimonio anche ai giovani nati in terra straniera, che, pur non avendo vissuto in prima persona l’esperienza, si sentono coinvolti e trovano in questo un punto di riferimento per la loro crescita.

Suggestiva e toccante si rivela ogni anno la grande festa della Madonna delle Grazie organizzata nella chiesa di S. Filippo Neri a Toronto ed anche a Montreal dalle associazioni dei Torresi. Essa viene celebrata nella prima domenica di settembre ed è preceduta da una ricca preparazione che vede impegnata e coinvolta tutta la comunità. La processione conclusiva, che si realizza quasi sempre con la mia partecipazione o con quella di altri sacerdoti della nostra Arcidiocesi di Catanzaro-Squillace, è un momento forte di comunione per tutti i Calabresi che vivono nella Città dell’Ontario. Tutto ciò è certamente un meraviglioso segnale di speranza che rimanda all’azione della grazia che opera nel cuore dell’uomo ed invita ad una inculturazione della fede e del Vangelo, tenendo conto del contesto sociale e del cammino personale di ciascuno.

Grazie, perciò, ai nostri emigrati, perché hanno saputo custodire, conservare e ripresentare le tradizioni non svuotandole dei loro contenuti ma arricchendole con la loro creatività.

(Recuperato dal web - autore Giuseppe Silvestre)

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