L’emigrazione di Endemol Italia

Me lo aspettavo e lo temevo. Sarà difficile difendersi dall’iniziativa lanciata da Endemol Italia, ora che ha scoperto l’emigrazione, quel fenomeno sociale, economico e culturale plurisecolare che, da sempre e non solo con le rimesse, ha dato un grande aiuto alla Patria matrigna.

Me lo aspettavo e lo temevo. Sarà difficile difendersi dall’iniziativa lanciata da Endemol Italia, ora che ha scoperto l’emigrazione, quel fenomeno sociale, economico e culturale plurisecolare che, da sempre e non solo con le rimesse, ha dato un grande aiuto alla Patria matrigna.

Endemol Italia, secondo il messaggio della responsabile della redazione di Cambio Moglie, Francesca Cairo, «sta sviluppando il progetto di una trasmissione che coinvolga l’universo costituito dagli italiani residenti all’estero». Endemol Italia cerca di (sono parole della responsabile dell’ufficio stampa) contattare le comunità italiane in Europa per selezionare delle famiglie che abbiano voglia di lasciare entrare le telecamere nella propria vita quotidiana, per mettersi in gioco in una nuova eccitante esperienza. Poi, credo, sarà la volta dell’America del Nord e del Sud. Dell’Australia e del Sud Africa. Un vero e proprio sfruttamento intensivo dell’emigrazione. Spacciato per antropologia e sociologia.

Il progetto è «puntato sull’Europa e ha come scopo quello di mettere a confronto i modi di vita di chi è nato in Italia e lì è rimasto, con chi ha scelto, per i più vari motivi, di uscire dal “Bel Paese” per tentare una nuova strada». Grazie al format Wife Swap o Cambio Moglie si prevede che «due famiglie si scambino, per una settimana, i modi di vivere, le abitudini e gli obiettivi attraverso lo scambio delle due mogli». Un simile programma in Italia è alla quinta edizione e Endemol Italia è pronta al «grande salto», ad «immergersi» nella realtà dell’emigrazione.

Che l’emigrazione sia matura per fare la fine del Grande Fratello o di similari format forgiati da Endemol & C.? Sembrerebbe di sì. Per ora, mirando all’Europa, si sta gettando sull’osso rappresentato da chi, volente o nolente, ha lasciato l’Italia e, probabilmente e grazie alle antenne satellitari, è divenuto un grande consumatore di simili format. È la grande possibilità, per l’emigrazione, di finire (almeno) sul piccolo schermo. Altro che il Parlamento! Altro che Archivio Centrale! Altro che Centro Studi! Altro che interventi finalizzati all’educazione, all’assistenza! Finalmente in Italia si parlerà di emigrazione. Delle cause che spinsero all’espatrio milioni di persone. Delle inimmaginabili difficoltà dei bambini in età scolare. Del plurilinguismo. Dell’interculturalità. Di cosa significa essere straniero. Si parlerà di socialismo e anarchia. Di sfruttamento d’ogni tipo. Si parlerà di xenofobia. Si parlerà d’una storia millenaria… Una vera e propria rivoluzione?

Cambio Moglie è «un programma sullo stile di vita, che esamina i modi di gestire il rapporto di coppia, di spendere, di allevare i figli, alzando il sipario sulle scelte di vita fatte da differenti tipi di persone». Un programma che prevede un certo numero di interventi pubblicitari e un particolare ritorno economico. Altrimenti perché farlo?
Sicuramente non per conoscere perché Ninetta e Franco (come tutto il popolo dell’Altra Italia) siano emigrati a Francoforte (o altrove) nel 1970. Non per seguire i problemi d’un disoccupato. Le peripezie negli uffici consolari. La problematica legata all’apprendimento d’una lingua straniera. La scolarizzazione dei figli. I periodi di disoccupazione. Di malattia. Di nostalgia. Di solitudine.

Sembra che Cambio Moglie si sia imposto «all’attenzione della critica come un programma “molto interessante: gruppo di famiglia in un interno di rara efficacia, vigoroso ritratto antropologico”». Secondo una penna del Corriere della Sera (Aldo Grasso, 14 maggio del lontano 2004).

Cambio Moglie, quindi, alzerà il sipario sull’emigrazione? Non credo. Cambio Moglie sarà solo uno dei prodotti di Endemol, un format come un altro. Anche se l’ufficio stampa lo definisce «trasmissione cult della televisione italiana».

Credo che l’emigrazione italiana meriti tutt’altro. Lo dimostra la sua storia. Lo palesano gli emigrati stessi, desiderosi di rapporti con la Madrepatria meno fuorvianti e ingannevoli. Sono gli emigrati stessi a non voler essere confusi con una realtà «italica» (culturale, politica, economica) al limite della tragedia. E del ridicolo, come dimostra l’attuale progettazione di Cambio Moglie.

Resto del parere che gli emigrati, o gli Italiani nel Mondo, siano, ora come nel passato, maturi e responsabili. Lo dimostra la loro storia, un’avventura plurisecolare ricca di tragedie e conquiste.

È triste che Endemol & C. non riesca a produrre (non può o non vuole?) altri tipi d’interventi. Forse è un segno dei tempi. Che tocchi ancora agli emigrati segnalare che è ora di un’inversione totale?

Luigi Rossi, Bochum

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