Effemeridi di Settembre

di Domenico Caruso
«E’ passato il gran caldo, il canto delle cicale diviene meno rabbioso e alla prima acqua si estingue. Sui tetti delle case basse, sulle logge, sui balconi e sulle finestre, i fichi e le conserve si seccano al sole, fra un nugolo di vespe».
Ed ancora:
Iu su’ Settembri chi matura l’uva:
e quanti vigni ‘ndannu a maturari!
Pira, nespuli, ficadindia e puma
chi l’orti no’ ‘ndi ponnu cchiù portari.
Guarda i nuci e va cògghiri i castagna
ca finisci ‘ntra jorna la cuccagna.
(Da: C. Alvaro, La Calabria – Libro sussidiario di cultura regionale, Carabba Ed. – Lanciano, 1926).

Il mese e i proverbi:
Settembre era così chiamato dai Romani perché il settimo in ordine di tempo nel loro calendario (che mancava di gennaio e febbraio):
septem più -ber (che significherebbe portare secondo una radice indoeuropea).

In riferimento alla durata del giorno, un detto popolare ricorda: Settembri sparti a mmenzu. (Settembre divide a metà).
Ed ancora: A settembri e frevaru notti e jorna vannu a paru. (Il 23 del mese è l’equinozio d’autunno e, come a febbraio, i giorni sono uguali alle notti). La luna settembrina dominerà per sette lunazioni: ‘A luna ‘i settembri cogghj sempri setti luni. (Si riteneva che il plenilunio del 23 settembre regolasse il tempo fino al plenilunio del 21 marzo). In questo mese si effettuava la previsione dell’andamento di olive e ghiande: ‘A gghjanda e ‘a livi a settembri si vidi. A settembri ‘nde campagni su’ maturi nuci e castagni. (In campagna, a settembre, maturano noci e castagne). Un aforisma in lingua ricorda: Di settembre l’uva rende e il fico pende.

Ricorrenze storiche:
1 settembre 1943 – Bombardamento di Sinopoli.
Alle 11 del mattino gli americani, in tre raid aerei, causarono distruzione e morte nell’area poco prima occupata dagli accampamenti tedeschi. Trentuno furono le vittime.

2 settembre 1847Delianuova contro l’insurrezione reggina.
A sedare i moti di Reggio, che avevano lo scopo di indurre re Ferdinando II a ripristinare la Costituzione del 1820, accorsero per prime le guardie urbane di Paracorio e di Pedavoli. Come premio di fedeltà i Borbone elevarono questa ultima a sede di regia giudicatura.

6 settembre 1943 e liberazione; bombardamenti a Rizziconi e sbarco degli anglo-americani.
«Nelle concitate ore dello sbarco alleato il Generale Patton con i suoi paracadutisti scende nella Piana di Gioia Tauro, ma il grosso delle armi e degli uomini è a Rizziconi. Nella notte del 4 settembre 1943 scatta il piano tedesco di ritirata verso il Monte Poro. Il ripiegamento dell’armata Goering avviene sotto un fitto cannoneggiamento e sotto i bombardamenti aerei. I danni maggiori nel Comune si hanno nella zona di Russo e nel quartiere Fontana Vecchia.
Tra il 5 e il 6 settembre il grosso della Goering tedesca appostato su Monte Poro inizia un aspro cannoneggiamento sulla Piana tendente a bloccare l’avanzata degli anglo-americani.

I bombardamenti su Rizziconi si susseguono con una cadenza impressionante. Ogni angolo del territorio comunale utilizzabile a rifugio è affollato di persone che cercano scampo, per la maggior parte donne, anziani e bambini.
La mattina del 7 settembre decine di B59 solcarono il cielo della Piana per coprire l’occupazione di Rosarno che avviene sotto i bombardamenti tedeschi che lasceranno sul campo centinaia di morti.

L’otto settembre, mentre le truppe anglo-americane occupavano la Piana e si scatenava la battaglia per la conquista del pianoro di Mileto e del Monte Poro, veniva reso noto l’armistizio di Cassibile.

La sera del 9 settembre arrivarono le prime brigate nord-africane. La guerra per noi era veramente finita. Restava da seppellire i cadaveri. Le vittime innocenti di tanta furia bestiale: sedici morti ed oltre 50 feriti».
(Riduz. da: Rocco Lentini, Fascismo, borghesia agraria e lotte popolari in Calabria: Rizziconi 1918-1946 – Jason Ed. R.C., 1992).

7 settembre 1851
– Delibera della trasformazione toponomastica di Casalnuovo in Cittanova.
Il sindaco Domenico Avati e il corpo municipale fecero presente che un paese di 12.000 abitanti non poteva essere annoverato tra i casali. Il 1° aprile 1852 l’atto venne accolto e firmato da Ferdinando II di Borbone.

8 settembre 1943
– Battaglia dello Zilastro, sopra Piminoro di Oppido, tra paracadutisti italiani e truppe anglo-canadesi.

16 settembre 1906
– Nacque a Cittanova il quindicinale Batacchio.
Diretto dal dott. Ferdinando Zito (1877/1941), “riprodusse riassumendola per sommi capi con lo stile trecentesco la celebre novella sacchettiana”. Il periodico, anche se “nato e morto nel breve giro di un anno”, ebbe validi cooperatori e collaboratori. (Da: V. De Cristo, Cittanova memorie e glorie – Ed. MIT Cosen

Personaggi (nascita e morte):
8 settembre 1904/1989 – S. Eufemia d’Aspromonte: Vincenzo Ascrizzi.
11 sett. 1912/10 luglio ‘42 – Rosarno: n. a Palmi (vissuto a R.) V.zo Marvasi.
12 sett. 1926/11 febbr. 1988 – S. Cristina d’Aspromonte: Rocco Palamara.
14 sett. 1905/29 genn. 1967 – Melicucco: padre Giuseppe Mercuri.
16 sett. 1886/giugno 1916 (disperso in guerra) – Sinopoli: Vincenzo Capua.
18 sett. 1873/14 aprile 1943 – Taurianova: Francesco Sofia Alessio.
21 sett. 1882/14 sett. 1961 – S. Eufemia d’Aspromonte: Don Giuseppe Occhiuto.
25 settembre 1875/1959 – Taurianova (Radicena): Antonino Renda.
26 settembre 1792/1861 – Varapodio: Carmelo Faccioli.

Tradizione e folklore:
Taurianova – «Il Miracolo» di Maria SS. della Montagna.
L’evento clamoroso, definito “Il Miracolo”, si verificò nel 1894.
Erano le ore 19 circa del 9 settembre allorquando, al termine dei rituali festeggiamenti, dapprima un modesto commerciante e poi alcuni astanti notavano che la venerabile immagine della Vergine posta nel tempio presentava il volto trasfigurato e muoveva gli occhi rifulgenti di luce con singolare vivacità.
Al richiamo seguì un accorrere di folla e persino i più scettici assistettero all’eccezionale evento. Così dichiarò, sotto giuramento, il nostro poeta umanista Francesco Sofia Alessio: «Io avevo venti anni e la vista chiara ed acuta e potei osservare in tutti i modi il movimento di quelle divine pupille».

La sacra statua fu, quindi, portata in solenne processione per le vie cittadine: il Suo volto aveva assunto un’espressione celestiale e gli occhi continuavano a muoversi a destra e a sinistra, in alto e in basso. Come se non bastasse, verso mezzanotte nei pressi di Iatrinoli un altro gran portento apparve nel cielo.
Riporto l’accaduto come riferito su Pro Fide dallo scrittore taurianovese Francesco Sofia Moretti: «La pallida luna, spettatrice agli umani eventi, questa volta fu attraversata da due raggi di luce, come il gran segno di Costantino, due enormi fasci luminosi che incrociano sul petto del gran disco; e quasi indescrivibile è questa volta lo spettacolo di una Croce formatasi improvvisamente». Era la conferma eloquente della protezione divina dai disastrosi terremoti che da lì a poco si sarebbero verificati. Né a Radicena, né a Iatrinoli (dal 1928 riuniti con Terranova S. M. nel Comune di Taurianova) si ebbero a lamentare vittime umane.

Varie:
Maria, nostra salvezza.
Fra le calamità che in passato hanno funestato la nostra Regione, annoveriamo i movimenti tellurici.
Così, rovine e lutti ci regalò l’inizio del XX secolo!

Riporta Domenico Sofia-Moretti nel suo volume: Radicena: quel che vidi ed appresi (V. Ursini Ed. CZ, 1992): «Nella notte dell’otto settembre 1905, allorquando per la ricorrenza della festa la Madonna si trovava esposta in Chiesa, altra terrificante scossa di terremoto fece sobbalzare questa martoriata terra, sicché dopo un’ora circa, reclamando il popolo ch’Ella venisse fuori, fu portata processionalmente fra canti, lacrime e preghiere per tutte le vie del paese.
Non c’è da meravigliarsi.

Per il popolo radicenese non v’è che la sua Madonna, la sua protettrice, la sua custode, la sua mamma; in Lei ripone gioie, dolori, asprezze, ansie ed affanni segreti. La vide in quella furiosa piena del 1820 assisa, in un nimbo di luce, sulle mura della Conca a difesa della sorgente di fresca e pura acqua.
La vide sul campanile (colpito da un fulmine) della nostra Chiesa, in materna posa, la mattina del 5 settembre 1865 a tutela della sua Casa e dei figli suoi.
Qual meraviglia, adunque, che ad ogni catastrofe questo popolo voglia fuori la sua mamma ritenendo per fermo che ogni pericolo debba dileguarsi come nebbia pur ch’Ella sporga il viso di sole fuori dal Tempio?

Qual meraviglia se questo stesso popolo pensi e dica di Lei siccome scriveva il nostro calabrese Padula:

Se tu al riso il labbro accendi
se tu giri i rai celesti
se la mano apri e distendi
se ti ondeggiano le vesti

Vesti, man, labbra e pupille
piovon grazie a mille a mille».


E per finire:

La malinconia della nuova stagione è stata espressa anche nel quadretto Autunno, composto durante il mio periodo giovanile:

Viene l’autunno, non ve n’accorgete?
Il cielo è grigio e la terra è stanca
e migrano le rondini
dal tetto lor natio
alla ricerca di giornate splendide,
cotanto scarse per l’umana specie!
Ritornerà l’oblio
dei nostri sogni fragili
tessuti, forse, con la mano manca
in quel fugace tempo senza quiete.
(Da: D. Caruso, La Calabria e il suo poeta – Ed. Ursini CZ, 1978).

Domenico Caruso
S. Martino di Taurianova (Reggio Cal.)

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