CON L’AGAVE ADDIO AI REUMI

Sul quotidiano “Vita Trentina” del 25 marzo 1979 a Trento pubblicai questo articolo spiegando che nei dizionari di botanica terapeutica di allora, l’agave non compariva.

Lunghe esperienze personali ed il riconoscimento di molti malati a Trento (una cinquantina di persone nei primi mesi di quell’anno) dimostrarono che questa pianta cura rapidamente le forme reumatiche.

Pianta di per sé tipicamente tropicale, l’agave prospera anche nelle zone mediterranee (a San Sostene ara timpa e Lurzi ed a Davoli ara sagghjùta e Manòzzulu). Nel Trentino la troviamo con frequenza nelle serre e nelle case private quale pianta ornamentale. Nel terreno di casa mia a San Sostene Marina, possiedo una pianta di agave di enormi proporzioni ed altre piccole di colore giallo-verde o solo verdi.

All’aperto si incontra in climi miti come la Conca di Arco ed il lago di Garda. L’agave possiede foglie ampie e carnose con aculei pungenti in superficie. Dove fiorisce, presenta una efflorescenza gialla a forma di pannocchia.

A scopo curativo si usano le foglie verdi, il cui succo ha la proprietà di riattivare la circolazione e guarire in particolare sciatalgie, lombaggini, cervicali ed artriti reumatiche. Benefica risulta anche, senza tuttavia dare totale guarigione, nell’artrosi propriamente detta.

Si prende mezza foglia di agave, la si pesta fino a ridurla in poltiglia, la si soffrega per 5 minuti sui punti doloranti e quindi, la si toglie. Ciò va fatto prima di andare a letto.

Si raccomanda dopo tale operazione di lavarsi le mani per evitare il bruciore, oppure di usare nel soffregamento dei guanti di massaia.

Il giorno dopo si noterà un leggero sfogo con forte arrossamento: ciò è indice di guarigione avvenuta. In un paio di giorni scomparirà ogni cosa. Qualora l’arrossamento non si effettuasse bisogna ripetere una o più volte l’operazione sopra descritta. Finchè la poltiglia rimane fresca, essa mantiene la propria efficacia. Nel caso, meglio conservare in frigo un vasetto.

Nota per i diabetici:
l’arrossamento può assumere forma di enfiagione (gonfiore), a cui è facile ovviare spalmandovi sopra olio di oliva intiepidito.

Nel Messico e nell’America Centrale, terre di origine di questa pianta, si ricava dall’agave un vino, detto “pulque”, caratteristica bevanda alcolica simile al vino bianco. Anticamente da queste foglie si ricavavano pure fili per cucire. Un secondo articolo è stato pubblicato sullo stesso giornale il 13 maggio 1979 il quale specificava le varie richieste di persone che chiedevano la pubblicazione di una fotografia della pianta e le continue chiamate dei pazienti allo scrivente come richieste di intervento, purtroppo non avendo nessun diploma di massaggiatore o infermiere non potevo espormi troppo.

La testimonianza più importante è stata quella di aver guarito una bambina di 12 anni che soffriva di reumi nel sangue, l’ho spalmata nell’intero corpo ed alla visita di controllo le analisi risultarono con grande meraviglia completamente negative, la mamma di questa bambina mi ringraziò tanto con un forte abbraccio veramente commovente.

Trento, 25 marzo 1979

Autore: Gregorino Capano

1 Comment

  1. francesco
    ma sei veramente sicuro d quello che dici?

Lascia un commento