San Martino, una ricorrenza memorabile

di Domenico Caruso
L’incǐpit del libro più antico e famoso del mondo, la Bibbia, sottintende un problema che nessun sapiente è ancora riuscito a risolvere in modo plausibile: «Che cosa c’era prima della creazione?». E’ difficile afferrare l’idea che il tempo possa aver avuto un principio; per definire lo stesso si è dovuto ricorrere a paradossi e si sono formulate leggi speciali, come quella della relatività. Così da Zenone ad Einstein si evince che la realtà è governata da un ordine di leggi assolute (“Dio non gioca a dadi”, sosteneva il moderno fisico tedesco) che spetta all’uomo scoprire e rispettare. Nelle relazioni sociali - però - non conta il tempo perfetto o scientifico, essendo necessario un tempo codificato alle esigenze che si esprime per mezzo dei “calendari”.

Di conseguenza, l’11 novembre, corrispondente alla celebrazione di San Martino, in passato segnava una data fondamentale nell’orientamento temporale. La tradizione popolare ha fissato nel giorno del nostro inclito Santo un punto di riferimento per le scadenze istituzionali: si rinnovavano i contratti agrari; iniziava l’attività dei tribunali, dei Parlamenti, delle scuole; avvenivano le elezioni municipali; si traslocava (donde il detto “far San Martino”). Prima che la Chiesa Occidentale istituisse la celebrazione di Ognissanti, l’inizio di novembre per i Celti era un Capodanno e l’11 del mese si riallacciava al Samuin per la durata di una decina di giorni. La notorietà del nostro Santo in Occidente era così diffusa che più di cinquecento località francesi portano il nome di Martino. Un accenno alla Sua vita, pertanto, è utile e doveroso.

Verba movent, èxempla trahunt”. (La parole muovono, ma gli esempi trascinano). Martino, come ci riferisce il Suo discepolo Sulpicio Severo, fin da giovane non ha mai cessato di praticare la carità e la pace. Durante il periodo militare, da buon camerata e da vero cristiano, aiutava chi aveva bisogno e considerava fratello il proprio schiavo sedendo a tavola con lui e servendolo. “Non era un soldato, era un monaco”, dichiara il suo biografo. Quando, secondo l’uso, fu chiamato per ricevere un donativum - che preludeva ai combattimenti - egli rifiutò; ma essendo stato tacciato di vile dal generale si avviò solo e inerme davanti ad un’armata di barbari, i quali nel vederlo si arresero e chiesero la tregua. Così poté lasciare l’esercito e divenire prima religioso e poi vescovo. I miracoli, l’evangelizzazione delle campagne, l’azione missionaria tra i pagani, la letizia che infondeva tra i monaci e i fedeli, il coraggio virile di stile militare lo resero popolare. Nell’immaginario collettivo su Martino è tutto un fiorire di tradizioni, di detti e di leggende.

Per San Martino oche, castagne e vino”: fiere, fuochi e banchetti innaffiati di buon vino non mancano per l’occasione.
Il vino e le castagne sono prodotti di stagione (“Per San Martino ogni mosto è vino”) mentre le oche, migrando da nord a sud, costituiscono una facile preda per i cacciatori. Neppure al Carducci è sfuggita la memorabile data e “all’aspro odor dei vini”, che rallegra gli animi, il poeta ha associato “gli stormi di uccelli neri”, che il cacciatore osserva dall’uscio di casa, simili nella loro fuga ai pensieri che si allontanano. L’usanza della buona tavola viene rispettata, come ci tramandano alcuni aforismi: “Oca, castagne e vin/ tieni tutto per San Martin”. “Chi non gioca a Natale,/ chi non balla a Carnevale,/ chi non beve a San Martino/ è un amico malandrino”.

San Martino, Patrono del nostro omonimo paese (che prima di appartenere al Comune di Taurianova ha rivestito un ruolo determinante nella storia), è molto venerato dai fedeli. La maestosa sacra effigie, conservata nella Chiesa parrocchiale risale all’800 e rappresenta un giovane cavaliere nell’atto di tagliare con la spada la sua clamide per dividerla con un povero. E’ opera dello scultore don Francesco De Lorenzo della vicina Varapodio. Il sacerdote, che aveva impiegato oltre tre anni per realizzarla nel legno, se ne era tanto innamorato da contemplarla giorno e notte. Perciò, quando i sammartinesi che l’avevano commissionata si recarono a ritirarla, dal balcone invocava a gran voce Martino affinché non si separasse da lui. L’artista provò tanto dolore nel vedere allontanarsi la sua creatura che da lì a poco s’ammalò e presto andò a raggiungerla in Cielo per ammirare in eterno il Suo volto radioso. I nostri concittadini hanno sempre amato il glorioso Santo ed anche nei periodi di calamità ne hanno solennizzato la ricorrenza.

Ciò è confermato dalla testimonianza di mio padre, Rocco Caruso, che in una sua pubblicazione del 1959 afferma: “La tradizione storica della festa nel 1917 solo per volere del Santo non si spezzò. Infatti, il 10 novembre di quell’anno il sig. Girolamo Muratori, delegato sindaco del paese, turbato per il furente incalzare della guerra mondiale, aveva stabilito di sospendere la celebrazione. Allora S. Martino, che gradiva nei giorni della Sua ricorrenza l’avvicinamento delle anime perché potessero riconciliarsi con Dio, andò dal sindaco per farlo desistere dall’inopportuno proposito. La sera stessa, come a S. Severino - vescovo di Colonia - ed a S. Ambrogio che nel medesimo istante faceva vedere la Sua gloriosa ascesa al Cielo, apparve anche al sig. Vincenzo Romeo, uomo benestante, molto devoto al Santo e capo del comitato per i festeggiamenti.

Mentre quest’ultimo stava all’aperto, nel fondo Chiusa-Ciani da lui tenuto a colonia, scrutando il cielo che si faceva minaccioso, fu abbagliato da una luce eccezionale che l’indusse ad inginocchiarsi. Riavutosi, alzò lo sguardo per osservare il fenomeno che l’aveva costretto a quell’atto di adorazione e rimase sbalordito per l’improvvisa presenza di un cavaliere circondato da un’aureola soprannaturale. Il misterioso personaggio l’invitò, quindi, a prestare la sua opera affinché la festa patronale si svolgesse come gli anni precedenti.

Cessata la visione, il Romeo si sollevò e sconvolto si recò a casa del sindaco per riferire l’accaduto e stabilire sul da fare. Ma con grande meraviglia, giunto dal Muratori lo trovò inginocchiato dinanzi all’immagine del Santo che implorava la benedizione. Entrambi si portarono dal rev. don Giulio Celano ed - esposti i fatti delle singole apparizioni - decisero di aprire subito la chiesa e al suono delle campane invitare i fedeli alla preghiera, in segno di pentimento e di omaggio all’eccelso Santo”. Ogni anno nella nostra comunità, in prossimità dell’11 novembre, fervono i preparativi per la buona riuscita dei festeggiamenti che chiamano a raccolta una moltitudine di persone. Martino, con la parola e con l’esempio, continua ad annunciare il Vangelo fra le genti.

Il programma religioso, seguendo un’antica consuetudine, ha inizio il primo novembre con la novena e l’esposizione della statua del Santo. Segue il programma civile con il ballo in piazza dell’asinello (‘u ciucciu) ed i fuochi pirotecnici. Alle ore 7 della vigilia, 10 novembre, dieci colpi di mortaio svegliano i più pigri e rincuorano i dubbiosi. Il giorno della festa i colpi di mortaio sono undici, quanto i giorni del mese, e alla processione per le vie cittadine - che si svolge dopo la Messa solenne delle ore dieci - non manca nessuno. Durante i due giorni di festa si esibiscono noti cantanti nonché la banda musicale; i tamburi ed i Giganti hanno un seguito di ragazzi lungo le vie cittadine; altre manifestazioni intrattengono piacevolmente il folto pubblico.

Come da noi, in molte altre località del mondo, la celebrazione di San Martino è veramente grande. C’è dove i bambini l’attendono con trepidazione perché il Santo, scendendo dalla cappa del camino, porta loro dei doni; c’è anche dove si fa baldoria e ci si ubriaca per dimenticare l’inverno imminente; c’è, infine, dove si prega affinché cessino le ostilità e regni la pace su tutte le genti.

Domenico Caruso - S. Martino di Taurianova (Reggio Cal.)
Bibliografia essenziale:

1 - Bibliotheca Sanctorum, Martino di Tours (voce), vol. VIII, Città Nuova Editrice, Roma, 1988;
2 - Domenico Caruso, Storia e folklore calabrese, Centro Studi “S. Martino”, S. Martino (RC), 1988;
3 - Rocco Caruso, San Martino Vescovo Confessore - Patrono di S. Martino di Taurianova (RC), Tip. Palermo, Palmi (RC), 1959;
4 - Alfredo Cattabiani, Calendario, Rusconi, MI, 1988;
5 - Alexander Waugh, La conquista del tempo, Ed. Piemme, Casale M. (AL), 2000.
Per l’approfondimento:
Domenico Caruso, “Martino di Tours - Il Santo della Carità” - Centro Studi
“San Martino” - S. Martino (R.C.), novembre 2007.

Nella foto: S. Martino di Tours, Protettore di S. Martino di Taurianova.

5 Comments

  1. Rocco Carpentieri
    <strong>complimenti</strong><br />complimenti per questo meraviglioso articolo, ancora una volta san martino è rappresentato nel mondo, grazie anche al prof. Domenico Caruso, complimenti ancora.
  2. Domenico Caruso
    <strong>Martino di Tours</strong><br />Rocco,<br />grazie per i complimenti!<br />Fra i giudizi più autorevoli, voglio segnalare il pensiero di Sua Santità Benedetto XVI il quale, facendo seguito alle mie espressioni di venerazione e di stima, unite al devoto omaggio della mia pubblicazione [N.d.A., "Martino di Tours" - Il Santo della Carità ), "ringrazia per il gesto di ossequio e per i sentimenti che l’hanno suscitato". Il Santo Padre invoca, quindi, dal Signore Gesù, "per la celeste intercessione della Vergine Santa e di San Martino, abbondanti doni di pace e di grazia" ed invia di cuore l’Apostolica Benedizione, auspicio di consolazioni celesti, volentieri estendendola alle persone care.<br /> La vita del nostro Patrono sta veramente a cuore a Joseph Ratzinger che, nelle sue omelie, non si stanca di elogiare l’esempio del "Tredicesimo Apostolo", Martino.<br /> Proprio di questo abbiamo tutti bisogno!<br /> Domenico Caruso
  3. Ramon Saumell Poch
    <strong>informacione ciucciu</strong><br />Ciao, io sono Saumell Ramon de Barcellona, sarebbe possibile trovare<br />alcune foto del cavallo che danza con i giganti i le ciucciu de foc ? Sto preparando un<br />libro sul post-cavalli durante la festa del popolo.<br /><br />Grazie mille<br /><br />Ramon Saumell
  4. De Vita
    <strong>ciucciaredu</strong><br />fai una ricerca su youtube con "giganti calabria" vedrai che i risultati saranno oltre le aspettative
  5. Domenico Caruso
    <strong>I "Giganti" di S. Martino</strong><br />Egregio Sig. De Vita,<br />sollecitato dal suo interesse, in data odierna ho inserito nella sezione "Folklore calabrese" del mio sito Internet (www.brutium.info)un servizio riguardante "I Giganti".<br />Potrà, anche, vedere l'esplosione "du ciùcciu" che si ripete in occasione dell'annuncio della festa patronale di S. Martino (11 novembre) e la foto dei nostri "Giganti".<br /> Intanto, la saluto cordialmente.<br /> Domenico Caruso

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