Effemeridi di Dicembre

di Domenico Caruso
L’attesa del Natale è vissuta come speranza nella parusìa ed incontro con l’Emmanuele. «Quel Bambino giacente nella grotta» rappresenta pur sempre l’infanzia del mondo. L’uomo si rivela forte nella misura in cui rimane innocente. Il bisogno di trasparenza e la capacità di stupore, che lo straordinario evento suggerisce, farà riflettere la società avviata sull’orlo del precipizio. La salvezza dipenderà dall’integrità della famiglia, vera culla della vita.

I proverbi e il mese:
Il termine dicembre, che si riferisce all’ultimo mese dell’anno, proviene dal latino december (perché era al decimo posto del calendario) che ha dato origine alle forme delle lingue romanze, di quelle germaniche e di tante altre.
Presso i Romani si celebravano i Saturnali, con giochi e orgiastici banchetti, dai quali è derivato il nostro Carnevale.

Scrive Corrado Alvaro:

Iu su’ Dicembri, misi addicimbratu,
cu’ la olivella accantu di lu vinu.
‘U poveru chi n’avi chi pigghiari
‘nci cunta la miseria di lu riccu;
quandu sona la notti di Natali
tutti li mammi annacanu ‘u Bambinu.
(Dal sussidiario di cultura regionale La Calabria, Carabba Ed. – 1926).
In diversi dialetti dicembre è il mese delle feste, cosiddetto specialmente per il Natale (definito in alcune lingue festa d’inverno). E alla ricorrenza religiosa più cara sono dedicati numerosi proverbi:
‘U jornu ‘i Santu Nicola ogni mandra faci ‘a prova e ogni vaduni sona. (Il giorno di S. Nicola in ogni gregge si procede alla produzione di latticini e le valli risuonano dei belati per il trasferimento degli animali).
In Abruzzo si dice che dall’Immacolata al Natale intercorrono 17 giorni: De Santa Maria Cuncette a Natale so’ diciassette.
Il freddo, solitamente, incomincia dopo le feste natalizie: Prima Natali no’ friddu e no’ fami, doppu Natali lu friddu e la fami.
Natali chi toi e Pasca cu’ ccu’ voi. (Il Natale si deve trascorrere nell’intimità familiare e Pasqua con gli amici).
Natali o’ suli e Pasca o’ focuni. (Natale al sole e Pasqua al focolare). Da ciò si prevede anche l’andamento dell’estate: Se vo’ vidiri ‘a vera stagiuni ‘i Natali o’ suli e Pasca o’ focuni.
Per non destare alcun sospetto, occorre rispettare le tradizioni, come afferma un detto in lingua: Chi non gioca per Natale, / chi non balla a Carnevale, / chi non beve a San Martino / è un amico malandrino.

Ricorrenze storiche:

I Candidonesi sono molto devoti al loro patrono e protettore San Nicola Vescovo (6 dic.) che, in seguito ad un’alluvione, pare li abbia salvati dallo straripamento del torrente dallo stesso nome del Santo.
Infatti, portata l’effigie del patrono nei pressi del torrente, le acque rientrarono nel loro letto evitando la distruzione del paese.
Ad Acquaro di Cosoleto, con decreto del Vescovo di Mileto, il 12 dicembre 1956 la Chiesa di San Rocco è stata elevata a Santuario.
A Seminara, per il Natale 1998, è stato emesso un francobollo raffigurante la pala d’altare del ’500 della Natività, conservata nella locale Chiesa di S. Marco.

Feste religiose:

Il Natale.
Il Vangelo di Luca ci riferisce che Cesare Augusto in quel tempo ordinò al console Publio Sulpicio Quirino, governatore della Siria, di effettuare il censimento. Così anche Giuseppe, discendente della stirpe di Davide, si partì da Nazareth con il suo asinello e con Maria – in avanzato stato di gestazione – verso Betlemme. Là giunti, non trovando posto in albergo, furono costretti a sistemarsi in una stalla.
I pastori vicini, che vigilavano sulle greggi, videro improvvisamente un Angelo che annunciava: «Non temete! Vi porto una bella notizia che procurerà grande gioia a tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato il Salvatore, il Cristo, il Signore. Lo riconoscerete così: troverete un bambino in fasce dentro una mangiatoia». Accorsi subito si unirono agli Angeli che cantavano: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà».
Il Divino Infante, venendo in Terra, ha trasformato la nostra notte di angoscia nella Notte Santa; il Logos è divenuto carne; l’eternità s’è fatta tempo.
Per tradizione, nella nostra Piana fin dall’Immacolata (8 dic.) i ragazzi incominciano gli spari e le massaie sono molto indaffarate per le rituali spese natalizie; si rammentano con trepida attesa le tappe essenziali che precedono la ricorrenza: Allu sei è di Nicola, / all’ottu è di Maria, / allu tridici di Lucia, / allu vinticincu lu veru Misìa.

Il popolo suole attribuire ad ogni giorno dell’anno, dal 13 al 24 dicembre (catamisi), le previsioni meteorologiche per i corrispondenti mesi successivi. Così, se pioverà il 13 dicembre, il mese di gennaio sarà piovoso; se farà bel tempo il 23 dicembre, il mese di novembre risulterà sereno.
Dagli Scritti di G. B. Marzano (vol.III) riporto la semplicità del Natale di una volta: (A Laureana di Borrello) «si fanno i soliti presepi, tra le famiglie si scambiano i soliti auguri ed i soliti regali di torrone o di altri dolciumi e di frutta secca; i coloni, in omaggio al diritto dei padroni del fondo che coltivano, portano loro il cappone. I parenti, in dolce compagnia fra loro, passano insieme la vigilia di Natale: la sera si abbandonano anch’essi ai giochi infantili delle nocciole, dell’oca, dell’ accipe totum nihil pone e della tombola. Sul tardi, si mette il Bambino nel Presepio, si sparano mortaretti e bombe, si canta il Te Deum e la Ninna, e a notte avanzata si fa il pranzo della vigilia, nel quale sono di prammatica le zeppole, il cavolfiore fritto e, nelle famiglie agiate, il capitone e le anguille […] Per tutta la notte le zampogne ed i pifferi, suonati dai foresi, assordano le strade. Nei giorni che precedono il Natale, suonatori ambulanti di organetti, di chitarre, di cornamuse e di acciarini fanno la novena innanzi alle porte delle botteghe, per poi riscuotere un tenue compenso; nelle funzioni delle Chiese, i maestri di cappella strimpellano allegramente sull’organo la pastorale».
Con rituali diversi da un luogo all’altro, il Natale è sempre suggestivo, come appare dal noto canto popolare (di cui riporto una parte) da me raccolto a San Martino di Taurianova, ma comune negli altri centri della Piana:


Allestitivi, cari amici,
ca su’ jorna di Natali,
oh chi festa, oh chi trionfali
è gloria Patri!
A li Celi gran festa fannu,
a la Chiesia càntanu ancora
e la terra oh chi ‘ndi odora
di rosi e fiori!
E’ venutu lu Redentori,
porta beni e porta vita,
ogni grazia a nui ‘ndi ‘mbita
all’unioni.
Porta grazii pe’ li boni,
pe’ li mali lu so’ aiutu,
tutti quelli chi l’hannu perdutu
lu vannu a trovari.
Il terremoto.
«Terribile fu quello del 28 dicembre 1908. Esso distrusse in pochi minuti, durante la notte, Reggio e Messina, oltre a numerosi paesi delle due province. Un incendio sviluppatosi dall’immane catastrofe finì la distruzione. Le vittime superarono la cifra di 100.000. Tutto il mondo civile fremette di tanta sciagura e mandò soccorsi. Ingenti ricchezze perirono nella catastrofe. Famiglie intere furono distrutte. Da ogni parte d’Italia giunsero danari, indumenti e vettovaglie per alleviare l’immensa miseria del popolo colpito». (Da: C. Alvaro, La Calabria, op. citata).

Il convento di S. Lucia.

Il 13 dicembre è la ricorrenza di S. Lucia. In passato nel mio paese, S. Martino di Taurianova, sorgeva il Convento intestato alla Santa vergine. Nell’attuale chiesa parrocchiale vi era un altare con l’effigie della Santa ed ancora, sul lato sinistro in alto, si possono ammirare i simboli della stessa.
«Apparteneva un tempo ai PP. Basiliani da cui venne poi abbandonato e fu preso dal P. Ludovico da Reggio, l’anno 1533. I nostri lo tennero sino all’anno 1650 o in qual torno; nel quale anno pensarono di farne costruire un altro nella città di Terranova, a qualche miglio distante dall’abitato, sotto il titolo dello Spirito Santo; e durò sino al famoso tremoto del 1783, che mise a terra molti edifici della Calabria». (Da: Memorie storiche sulla provincia dei Cappuccini di Reggio Calabria per il P. Fortunato Securi da Reggio – R.C. Stab. Tip. L. Ceruso, 1885).

Personaggi (nascita e morte):
6 dicembre 1854/6 aprile 1927 – Laureana di Borrello: Francesco Zulli.
7 dicembre 1636 – Taurianova: morte di Arcangiolo da Radicena.
7 dicembre 1575 – Taurianova: morte di Bonaventura da Radicena (Beato).
15 dic. 1876/1950 – Serrata: Francescantonio D’Agostino.
27 dic. 1887/15 agosto 1970 – Rosarno: Domenico Montagnese.

Tradizione e folklore:
24 e 31 dicembre/5 gennaioFeroleto Della Chiesa: “E focare” (accensione di fuochi per le strade). Periodo natalizio – S. Giorgio Morgeto: Presepe artistico movimentato.

E per finire:
Il più antico Vangelo Apocrifo, il Protovangelo di Iacopo (cap. XVIII), esprime la meraviglia delle creature e del creato alla nascita di Gesù: «E io, Giuseppe, camminavo e non camminavo. E guardavo su nell’aria e vidi l’aria colpita da stupore, e guardai alla volta del cielo e la vidi ferma, e gli uccelli del cielo immobili. […] Ed ecco delle pecore erano spinte innanzi, e non avanzavano (ma) stavano ferme e il pastore levò la mano per percuoterle (col bastone) e la sua mano restò per aria». (Da: A. Basile in Folklore della Calabria).
Proprio come nel canto natalizio di S. Martino:
«Chida notti chi chiovìa manna, / chida notti desiderata, / l’erbiceda ch’era criata / spandìa meli».

Domenico Caruso – S. Martino di Taurianova (Reggio Cal.) –

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