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Rem tene, verba sequentur dicevano gli antichi Romani, per indicare che il germe dell’ispirazione è nella mente e che basta possedere l’idea, per eprimerla in un linguaggio visivo di linee, colori, forme, sulla tela o su cartoncino. Damiano Gulluni idee ne ha da vendere, non per nulla è passato dal disegno ornato a quello geometrico, dal figurativo al naturalistico, dall’espressionismo astratto all’informale concreto, con spontaneità e senza restrizioni.

La sua sensibilità espressiva si manifesta nell’impeto visionario, nel segno tormentato, nel gesto ieratico, per la sua concezione dell’arte, come rischio, missione e scoperta di altre forme di vita, di altre vrità nascoste, di altri misteri, da svelare a tutti gli uomini.

La linea morbida, il segno geometrico, il rilievo architettonico fanno di Damiano Gulluni un artista poliedrico, con l’acquisita sapienza dei maestri classici, con l’abile inventiva dei pittori moderni e con la positiva prospettiva degli artisti contemporanei.

In lui, la sinuosità della forma è pari soltanto alla consistenza del volume ed alla seduzione dell’immagine, in labirinti virtuali e figure attinenti al reale, ma con l’afflato delle fantasie poetiche, in una dimensione psichica di rilievi concavi e convessi. I colori brillanti si adeguano ai soggetti variopinti e luminosi, dal Carnevale di Rio alla Donna Fatale, dai Labirinti psichici al Volto di Cristo, dai Grattacieli di New York ai templi della Magna Grecia.

Lui ricorre all’architettura mentale, per trasferire in pittura antichi templi greci, planimetrie reali, fantastiche ed informali, inserirvi labirinti psichici, foreste amazzoniche, grattacieli elevati, carnevali brasiliani e gallerie con sfaccettati, variegati vetri cattedrale.

Passando all’action painting, in mezzo a colonne megalitiche di stalattiti e stalagmiti, lui incastra volti gialli di uomini martiri, donne sgoggiolate e bambini appena abbozzati, che appaiono e scompaiono tra segni svolazzanti, gesti concitati, visioni apocalittiche.

Il periodo blu del mare cobalto, cielo azzurro, delle reti celesti lo conduce all’arte concettuale, povera, minimalista del primo Gulluni, con esiti sorprendentemente nuovi, significati, attuali. Il suo dono esclusivo del’infinito viene espresso in segni sinuosi, forme suadenti, immagini affascinanti ed incantevoli come il canto delle sirene Scilla e Cariddi, la danza delle ore, delle ninfee e della vita.

Recensione di Gianni Latronico

Alcune opere di Damiano Gulluni:

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