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Dopo le Feste Natalizie il Carnevale  suscitava in noi una delle piu' grandi eccitazioni dell'anno. La prospettiva di riempire lo stomaco di carne  era una eccitazione impossibile a controllare. "Pruppi, pruppiatti, e sangunazzu" erano le cose deliziose che  noi ragazzi pregustavamo con anzi. Sopprassate, salsicce, frittuli, frisulimiti erano appese o conservate in vasi di argilla per essere consummate dopo la Resurrazione del Cristo.

Il periodo che seguiva il carnevale, Quaresima, era  considerato un periodo di tristezza. Era, non solo, la preparazione spirituale per la Santa Pasqua con il digiuno richiesto dalla  Chiesa ma anche un periodo di silenzio e lugubrio. In quei tempi la cosa che era piu' abbondante d'ogni cosa , era la "Miseria" che  riusciva  sempre  a essere presente alla nostra tavola e occupava il migliore posto.

Oggi  ho difficolta' a comprendere  la proibizione di  mangiare carne a un popolo a cui il lusso della carne era sconosciuto, e limitato al consumo di uccelletti , ghiri, e sorci prese nelle trappole in campagna.

 

La nostra ignoranza  ci proibiva andare contro le leggi e regole della Chiesa, ed erano osservate  fedelmente. Cavolo, cappuccio, cicorie e finocchio selvatico erano il sostegno principale di nutrimento. Se la situazione economica della famiglia lo permetteva, queste verdure erano preparate in forma di "Frascatuli". Cosa sono I "frascatuli"?
"Cavulu, crapaddhidi, finuacchiu, e cicuari " bollite ,con farina di granturco  aggiunto per sostanza. Va e fa majisi e sula  va!!

Ricordo bene che alcuni che volevano veramente aggrappare l'umore di Quaresima, appendevano un burattino dal collo e lo sospendevano dalla finestra con 40 penne incise al corpo. Le penne significavano I giorni di quaresima con una penna tolta alla fine della giornata. Venerdi Santo era il giorno quando l'ultima penna era tolta e con gioia la famiglia cantava: "Corajisima cuaddhu(coddhu) stuartu(stortu) ti mangiasti I cavuli all'uartu(All'ortu) on dassasti erva a ri timpuni, corajisima pizzicuni". Alla fine del canto, il burattino era stracciato  con rabbia intensa e bruciato.

Il giorno seguente era il giorno della" Resurrazione" e con le campane, ceramiaddhi e Cola e Tornau, Petru do Pulici, e Pana Perzu, a pipitula e Cola e Ndria, tamburri e Brunu e pedaranda, Ntuani  e Vitu Varanu e a crancascia e Ndria e Nchianimi la vera celebrazione incominciava: Andiamo a casa u ni mburdeddhamu e frittuli e ova!!

Buona Pasqua
!!!

Autore
Angelo Jorfida

Commenti 

 
0 #1 Andrea Bressi 2009-05-15 18:08
CIAO ANGELO, SON UN APPASSIONATO DI TRADIZIONI, IN MOLTI PAESI DEL CATANZARESE ANCORA VIVE LA TRADIZIONE DI APPENDERE 'A CORAJISIMA, IL BURATTINO DI CUI TU PALI... DI CHE PAESE SEI???
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