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In Italia, dialetti e lingua si trovano sullo stesso piano, riflettono tradizioni e culture specifiche, possiedono un lessico e una grammatica.

Un dialetto (dal greco διάλεκτος, dialektos, letteralmente "lingua parlata"), però, è un idioma usato da abitanti di un area specifica e di minor estensione rispetto alla lingua.
Un dialetto, fra i dialetti italiani che più di altri ha attirato l'attenzione degli studiosi per le proprie peculiarità e le radici in tempi antichi è quello calabrese.

Il dialetto calabrese “ parràta calabbrìsi”, varia molto all'interno della Regione, poiché mentre il sud della Calabria condivide i caratteri linguistici della Sicilia, con un certo numero di mutamenti, nel resto del territorio è possibile trovare una serie di parole di origine greca, latina, provenzale e araba.

Nel Sud della Calabria, si usano, infatti, parole siciliane come “tundiri” (tosare),”folia” (nido), “forgiaro” (fabbro) o di origine greca come”simitu”(confine-sématon),“catu”(secchio-kàdos), “papulo- papula” (molle- apaloò),”scifu” (trogolo-skýphos), “lippu” (muschio o alga- lipoò) o latine come “pistari”(pestare- pitis, punta), “ciciaru” (ceci-cicer).
Nel dialetto di Calabria sono presenti anche i francesismi come:
“accia” ( ache - sedano), “accattàri / catturi”(acheter – comprare), “arramazzari”(ramasser- gettare a terra con forza), “arrocculàri” (reculer - rotolare), “aziere”(saucier-mortaio), “buccirìa / vuccerìa” (boucherie – macelleria), “butta” (boîte – lattina), “cruoccu” (cròc- molletta), “jazzu” (jas-giaciglio), “spilatràppu” (spilandràppa - sparadrap – cerotto), “muccatùri” (mouchoir – fazzoletto), “munzedu” (moncel-mucchio), “mustazzi” (moustache – baffi), “perciàri” (percer-bucare, perforare), “serici” (souris – topo), “racìan” (raisin –uva ), “scurciari” (ecorch-scorticare), “vadduni” (vallon-vallone),violo(viaul-viottolo).

Non mancano, poi, le parole di derivazione spagnola come: “caracariari” (dallo spagnolo castigliano carcarear e catalano carcarejar -cantare di gallina), “sanari” (dal catalano sanar- castrare), “staccia” (castigliano- estaca -stecca), “timpa” ( dal catalano timba – precipizio).

Dall’arabo derivano, infine, parole come “duccàra” (- fico maschio selvatico - dukkar), “gebbia” (cisterna per la raccolta delle acque - djeb),”vavaluci o altrove babbaluci" (Piccola lumaca – babusé).

Il greco,elemento fortemente caratterizzante il dialetto Calabrese è straordinariamente rappresentato dalla lingua parlata nella parte meridionale, in particolar modo nella provincia di Reggio Calabria. Per lungo tempo, nella fascia ionica reggina il Grecanico (o lingua calabro-greca) è stata la lingua più parlata.

Il grecanico era parlato, infatti, in tutta la Calabria meridionale fino al XV-XVI secolo, quando fu progressivamente sostituita dal dialetto romanzo, influenzato da moltisssimi grecismi, nella grammatica e in molti vocaboli.

Durante l’età Angioina la lingua greca veniva, comunque, veniva parlata nei paesi compresi tra Seminara e Taurianova, l'altopiano del Poro e la valle del Mésima.
Dal XVI secolo in poi, si usò sempre più il dialetto romanzo e sempre meno la lingua grecanica.

Attualmente la parlano alcuni abitanti di Bova e Roghudi o dei paesi della zona dell'Amendolea

MARIA ANTONIETTA CREA

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