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di Domenico Caruso
Il poeta greco Esiodo (VIII - VII sec. a.C.) afferma: «Quando il cardo fiorisce e da un albero la cicala canora diffonde l’armonioso frinire battendo le ali, è giunto il tempo d’estate; ben pingue è la capra e ottimo il vino. Le donne sono tutte calde e gli uomini tutti fiacchezza, perché Sirio asciuga il capo e le ginocchia e il corpo è languido per il calore».

Il mese e i proverbi:
Agosto che mutò il nome Sextilis (sesto) in Augustus per onorare l’imperatore Ottaviano Augusto, nipote di G. Cesare, è il periodo di vacanze.
Nel 18 a.C. - infatti - vennero istituite alle Calende del mese le feriae Augusti, oggi spostate al Ferragosto. I cattolici celebrano l’Assunzione di Maria al Cielo.

Il contadino è molto impegnato nella vigna per ottenere un buon mosto:
Per aviri bonu mustu, zappa ‘a vigna jntra agustu.

Anche la pioggia favorisce il raccolto:
Se chjovi pe’ agustu, chjovi ògghju, meli e mustu. (Se piove ad agosto ci sarà olio, miele e mosto).

 
Al frinire della cicala corri dalla pianta di fico:
Quandu canta la cicala va addùnati a la ficara.

Ad agosto ogni rapa è già spuntata:
Smaliditta chida rapa chi ad agustu non è nata!.
Agustu e rigustu è capu di ‘mbernu. (Agosto ed ancora agosto è il principio d’inverno).

Si dice altrove:
Agustu scrivi lìttari e settembri li lèji: lìnchj la cridenza ca lu ‘mbernu veni!. (Agosto scrive a settembre di riempire la dispensa perché l’inverno è vicino).
Ed ancora:
Agustu porta lìttari e settembri li lèji: vèstiti culu ca lu ‘mbernu veni!. (Agosto invita settembre a provvedere al vestiario per l’imminenza della cattiva stagione).

Ricorrenze storiche:
Rosarno - Dal 4 agosto 1943, per oltre un mese, gli aerei anglo-americani bombardarono la città. Alla stazione ferroviaria venne colpito un treno merci carico di munizioni belliche le quali, scoppiando, causarono fra l’altro la distruzione di vasti depositi di legname e carbone. All’alba dell’8 settembre avvenne l’occupazione delle truppe americane.

Cittanova - Il 12 agosto 1618 fu emesso il Bando di edificazione di Casalnuovo, come centro di raccolta delle popolazioni e dei casali distrutti dal terremoto del 1616. In precedenza, nell’ambito della bonifica del latifondo dei Grimaldi di Gerace, nello stesso luogo era sorto un “Fondaco”.
(Da: A. Zito de Leonardis, Cittanova di Curtuladi - MIT CS, 1986).

Palmi - Il 25 agosto 1860 Garibaldi, di passaggio, venne ospitato dalla famiglia Piria-Rossi. Una lapide, posta nel palazzo, ne tramanda l’evento.

S. Eufemia d’Aspromonte
- Dopo la proclamazione del Regno d’Italia e la morte di Cavour, Garibaldi sbarcò a Palermo al grido di Roma o morte! e - quindi - passò lo Stretto di Messina deciso a conquistare la Capitale.
Alla protesta di Napoleone III, protettore del Papa, il Re fu costretto a mandare l’esercito per fermare L’Eroe dei due Mondi. Così il 29 agosto 1862, in Aspromonte, Garibaldi fu colpito ad un piede e arrestato. I suoi uomini, stanchi e affamati dopo 40 ore di marcia, avrebbero voluto rispondere al fuoco dei bersaglieri ma l’eroe intimò loro di non sparare. Quando - più tardi - fu lasciato libero, Garibaldi tornò amaramente alla sua Caprera.

Tradizione e folklore:
16 agosto - Acquaro di Cosoleto: Nel giorno di S. Rocco si svolge una funzione religiosa in cui i miracolati recano come ex voto delle grandi riproduzioni in cera delle parti del corpo che erano state colpite da malattia e che il santo ha guarito. Nella medesima festa vengono eseguite delle musiche con antichi tamburi professionali. (Da: Mario Caligiuri, Guida insolita della Calabria - Newton & Compton Ed. Roma, 2001).

Varie:
16 agosto - San Rocco, Confessore del XIV secolo.
Pellegrino per eccellenza, anche il suo abbigliamento è rimasto tipico: cappello largo, mantello a mezza gamba (detto proprio sanrocchino) e in mano il bordone, cioè il lungo bastone con appesa la zucca per l’acqua. In cintola un rosario dai grossi grani e sul petto una conchiglia marina, indispensabile per attingere l’acqua. Il San Rocco della leggenda e della storia nacque a Montpellier, in Francia, verso l’anno 1300, da famiglia onorevole. Rimasto orfano, non ancora ventenne, divise tra i poveri le proprie sostanze e partì alla volta di Roma, pellegrino come tanti altri verso la sepoltura degli Apostoli. Si spostò a piedi da un santuario all’altro per dedicarsi alla cura degli appestati, senza temere il contagio del terribile morbo. Ogni città in cui fece tappa - Acquapendente, Roma, Cesena, Novara, Piacenza - fu palestra della sua inesauribile carità, lievitata dal soprannaturale fermento del miracolo. Anch’egli contrasse la malattia e con la gamba dolorante per un bubbone si fermò in riva al Po, presso Piacenza, per non essere di peso a nessuno. Si dissetò con l’acqua di una polla e si sfamò con il magro cibo che ogni giorno un cane randagio gli portava. Scambiato per una spia e messo in carcere, per cinque anni si consumò nella reclusione, finché morì il giorno dell’Assunta del 1327: solo allora venne riconosciuto dai concittadini e dai parenti. (Adatt. e rid. da: Piero Bargellini, Mille Santi del giorno - Vallecchi Ed. FI, 1977).

In un canto sacro di Palmi si dice fra l’altro:

O sentiti cristiani
chi vi vegnu a raccuntari:
Santu Rroccu fu arrestatu,
stezzi cinc’anni a li carciari scuri.
D’amici e di parenti abbandunatu,
‘nda la Tuscana fu perseguitatu
da lu tirannu ‘mpamu e tradituri:
- Chissu la pesti a nnui ‘nd’avi portatu
pemmu distruggi la cristianitati. -
E Santu Rroccu ca ‘nci arrispundìu:
- Jeu su’ mandatu da lu veru Ddiu
e ppe’ sanari li veri malati
tutta la pesti mi la cògghju jiu! -


18 agosto - Festa di Sant’Elena, Imperatrice del IV secolo.
Fece eseguire scavi sui luoghi santi e sul Calvario, dove pare abbia trovato e riconosciuto la vera Croce di Gesù. Apparteneva a famiglia plebea e per il suo fascino piacque al tribuno romano Costanzo Cloro al quale diede il figlio Costantino. Fu proprio questi a volerla accanto e non si sa chi dei due si convertisse per primo al Cristianesimo. La fantasia popolare, come vedremo, la definisce “figlia del re Carmelitano”. In una pratica superstiziosa di ascolto di S. Martino di Taurianova (R.C.), s’invocava l’intercessione della Santa per ottenere un presagio:
Sant’Elena mia Imperatrici,
figlia di lu rre Carmelitanu,
Vi partìstivu cu’ ‘nu grandi esercitu
pe’ trovari la Santa Cruci.
Quandu la trovàstivu
la Cruci V’abbracciàstivu:
pe’ la mia indegnità,
pe’ la Vostra santità,
mostratimi la pura verità!.
(Pater, Ave e Gloria).
Venivano interpretati come segni favorevoli - ad esempio - l’aprirsi di porte e finestre, l’accensione di luci, il canto, l’abbaiare di cani; di cattivo augurio erano - invece - il chiudersi delle imposte, lo stridio della civetta, il pianto di bimbi.

E per finire:
La bara o Varia di Palmi pare tragga le sue origini da una costruzione che da antichi tempi si innalzava a Messina in occasione della festa della Sacra Lettera. Anche Seminara cercò di imitarla, ma la riprodusse in legno e forse qualche incidente dovette persuadere i cittadini a desistere dalla festa, mentre quella di Palmi, poggiando su solide basi ha permesso di mantenere la tradizione fino ai giorni nostri, con grande rivalità della vicina Seminara, la cui invidia la fantasia popolare riveste di poetico sarcasmo:
Siminaroti scattati (crepate) e moriti,
cà vui la Varia non l’aviti:
nui l’avimu cu’ la bandera,
Siminaroti moriti di pena!.

(Da: Folklore della Calabria - Rivista di tradizioni popolari diretta da A. Basile - Palmi, anno II n. 3/4 - luglio/dic. 1957).

Domenico Caruso
S. Martino di Taurianova (Reggio Cal.)

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