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17 Settembre 2008
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Approfondimenti
Un mondo pluralistico è caratterizzato soprattutto dalla pluralità delle informazioni e delle interpretazioni, che dovrebbe garantire a ciascuno di farsi una propria opinione e maturare una personale convinzione. Purtroppo questi obiettivi sono resi spesso difficili da raggiungere per due ostacoli, spesso interposti volutamente. Il primo è la mistificazione dell’informazione, il secondo l’arbitrarietà delle interpretazioni.
Il primo ostacolo è così definito da Wikipedia: «La mistificazione consiste nel "distorcere intenzionalmente la realtà", col fine di ingannare qualcuno». La pluralità delle interpretazioni ha invece il suo limite nell’arbitrarietà di considerare o meno i fatti o certi fatti, nel prenderne alcuni e trascurarne degli altri.
Il men che può succedere in caso di mistificazione e arbitrarietà dell’informazione e della sua interpretazione è la confusione e l’insicurezza. Purtroppo questo succede, spesso, in politica, ma anche in altri campi.
Il primo ostacolo è così definito da Wikipedia: «La mistificazione consiste nel "distorcere intenzionalmente la realtà", col fine di ingannare qualcuno». La pluralità delle interpretazioni ha invece il suo limite nell’arbitrarietà di considerare o meno i fatti o certi fatti, nel prenderne alcuni e trascurarne degli altri.
Il men che può succedere in caso di mistificazione e arbitrarietà dell’informazione e della sua interpretazione è la confusione e l’insicurezza. Purtroppo questo succede, spesso, in politica, ma anche in altri campi.
Qualcosa del genere è successo e sta succedendo in Svizzera a riguardo del futuro del Consolato d’Italia di Berna. Qui non si tratta tanto di “distorsione intenzionale della realtà“, ma piuttosto di mutilazione dell’informazione e arbitrarietà d’interpretazione.
Cosa avrebbe dovuto pensare nelle scorse settimane chi avesse letto titoli giornalistici come i seguenti: “A Berna l’incontro promosso dai Comites in vista della chiusura del Consolato”, “Comunità italiana unita contro la chiusura del Consolato a Berna”, “Comites Berna: contrari a chiusura Consolato”, “Chiuso il consolato in Lussemburgo e adesso è la volta di Berna”, “Italiani all'estero: Svizzera, malcontento per chiusura consolato italiano Berna”, “chiusura Consolato Berna”, “Protestano in Svizzera i nostri connazionali per la chiusura del Consolato italiano a Berna”, “Berna protesta per la chiusura del Consolato” ecc. ecc.?
E che idea si sarà fatto chi il 7 settembre scorso a Kandersteg, nel corso della commemorazione ufficiale delle vittime della tragedia del Lötschberg del 1908, ha sentito da un rappresentante del comitato organizzativo che “questo momento così importante viene purtroppo offuscato dalla soppressione del nostro Consolato di Berna“?
Semplice: che il Consolato di Berna sarà chiuso. Punto e basta.
In realtà l’informazione ufficiale completa delle autorità competenti contiene un altro elemento che non appare né nei titoli citati né dal contesto di numerosi interventi collegati. Per un’informazione completa ed oggettiva e fornire un modesto contributo alla serenità del dibattito, a prescindere dalle legittime opinioni politiche di ciascuno, mi sembra opportuno ricordare alcuni elementi trascurati o (volutamente) dimenticati nella maggioranza degli interventi che ho avuto occasione di leggere in queste ultime settimane.
Anzitutto la decisione governativa concernente il Consolato di Berna trova la sua base giuridica nelle disposizioni contenute nell’articolo 12 del DPR n. 258/07, in attuazione della legge finanziaria 2007 (approvata sotto il governo Prodi). Una di queste disposizioni prevedeva espressamente “l’istituzione di cancellerie consolari nelle ambasciate di riferimento e la modifica delle circoscrizioni consolari”. Poiché si sapeva, in fase di discussione della finanziaria 2007 che una tale disposizione poteva riguardare anche la Svizzera, quello era il momento della contestazione più efficace. Ma una volta approvata la legge, essa va solo rispettata.
Nella fase attuativa della predetta disposizione, è anche utile ricordare che la decisione governativa è stata presa non senza aver esaminato “il parere espresso al riguardo dal Comitato di presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero”. Chi altro doveva consultare il governo?
L’elemento più importante della decisione governativa è comunque il seguente: “(…) è stata disposta la soppressione, con decorrenza 1° dicembre 2008, del Consolato di prima classe d’Italia a Berna, e la contestuale istituzione presso l’Ambasciata a Berna di una Cancelleria consolare con l’attribuzione a quest’ultima della circoscrizione di competenza del Consolato” (sottolineatura mia).
Fornire un’informazione che si ferma alla prima parte della frase citata non mi sembra un buon servizio fornito ai connazionali del Consolato di Berna. Tanto più che, per quanto a mia conoscenza, il Console di Berna aveva attirato l’attenzione dei Comites su questa seconda parte sottolineando la continuità nell’erogazione dei servizi consolari (mia sottolineatura), seppur attraverso una nuova configurazione amministrativa della struttura proposta.
Un’informazione completa, senza mutilazioni e mistificazioni, avrebbe suggerito, dal mio punto di vista, di insistere piuttosto su questo elemento della continuità del servizio piuttosto che sulla discontinuità della forma. Del resto, ai cittadini interessa che i servizi richiesti e forniti siano di buona qualità e non se li fornisce un consolato o una cancelleria consolare.
Poiché non esiste, a mia conoscenza, alcun elemento certo che faccia ritenere una riduzione o un peggioramento di questi servizi, non riesco a comprendere tutto questo accanimento contro una semplice decisione di natura giuridico-amministrativa, finalizzata a un doveroso risparmio di risorse senza incidere sulla qualità delle prestazioni.
Giovanni Longu
Berna 17.9.08
Cosa avrebbe dovuto pensare nelle scorse settimane chi avesse letto titoli giornalistici come i seguenti: “A Berna l’incontro promosso dai Comites in vista della chiusura del Consolato”, “Comunità italiana unita contro la chiusura del Consolato a Berna”, “Comites Berna: contrari a chiusura Consolato”, “Chiuso il consolato in Lussemburgo e adesso è la volta di Berna”, “Italiani all'estero: Svizzera, malcontento per chiusura consolato italiano Berna”, “chiusura Consolato Berna”, “Protestano in Svizzera i nostri connazionali per la chiusura del Consolato italiano a Berna”, “Berna protesta per la chiusura del Consolato” ecc. ecc.?
E che idea si sarà fatto chi il 7 settembre scorso a Kandersteg, nel corso della commemorazione ufficiale delle vittime della tragedia del Lötschberg del 1908, ha sentito da un rappresentante del comitato organizzativo che “questo momento così importante viene purtroppo offuscato dalla soppressione del nostro Consolato di Berna“?
Semplice: che il Consolato di Berna sarà chiuso. Punto e basta.
In realtà l’informazione ufficiale completa delle autorità competenti contiene un altro elemento che non appare né nei titoli citati né dal contesto di numerosi interventi collegati. Per un’informazione completa ed oggettiva e fornire un modesto contributo alla serenità del dibattito, a prescindere dalle legittime opinioni politiche di ciascuno, mi sembra opportuno ricordare alcuni elementi trascurati o (volutamente) dimenticati nella maggioranza degli interventi che ho avuto occasione di leggere in queste ultime settimane.
Anzitutto la decisione governativa concernente il Consolato di Berna trova la sua base giuridica nelle disposizioni contenute nell’articolo 12 del DPR n. 258/07, in attuazione della legge finanziaria 2007 (approvata sotto il governo Prodi). Una di queste disposizioni prevedeva espressamente “l’istituzione di cancellerie consolari nelle ambasciate di riferimento e la modifica delle circoscrizioni consolari”. Poiché si sapeva, in fase di discussione della finanziaria 2007 che una tale disposizione poteva riguardare anche la Svizzera, quello era il momento della contestazione più efficace. Ma una volta approvata la legge, essa va solo rispettata.
Nella fase attuativa della predetta disposizione, è anche utile ricordare che la decisione governativa è stata presa non senza aver esaminato “il parere espresso al riguardo dal Comitato di presidenza del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero”. Chi altro doveva consultare il governo?
L’elemento più importante della decisione governativa è comunque il seguente: “(…) è stata disposta la soppressione, con decorrenza 1° dicembre 2008, del Consolato di prima classe d’Italia a Berna, e la contestuale istituzione presso l’Ambasciata a Berna di una Cancelleria consolare con l’attribuzione a quest’ultima della circoscrizione di competenza del Consolato” (sottolineatura mia).
Fornire un’informazione che si ferma alla prima parte della frase citata non mi sembra un buon servizio fornito ai connazionali del Consolato di Berna. Tanto più che, per quanto a mia conoscenza, il Console di Berna aveva attirato l’attenzione dei Comites su questa seconda parte sottolineando la continuità nell’erogazione dei servizi consolari (mia sottolineatura), seppur attraverso una nuova configurazione amministrativa della struttura proposta.
Un’informazione completa, senza mutilazioni e mistificazioni, avrebbe suggerito, dal mio punto di vista, di insistere piuttosto su questo elemento della continuità del servizio piuttosto che sulla discontinuità della forma. Del resto, ai cittadini interessa che i servizi richiesti e forniti siano di buona qualità e non se li fornisce un consolato o una cancelleria consolare.
Poiché non esiste, a mia conoscenza, alcun elemento certo che faccia ritenere una riduzione o un peggioramento di questi servizi, non riesco a comprendere tutto questo accanimento contro una semplice decisione di natura giuridico-amministrativa, finalizzata a un doveroso risparmio di risorse senza incidere sulla qualità delle prestazioni.
Giovanni Longu
Berna 17.9.08
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