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Nel 2007 il rapporto tra nuovi immigrati italiani in Svizzera ed italiani rientrati in Italia è tornato dopo decenni nuovamente positivo (+2213). Era dal 1972, con l’eccezione dei primi anni Ottanta, che il saldo positivo dell’immigrazione italiana in Svizzera era scomparso dalle statistiche demografiche. 35 anni dopo, la Svizzera attrae nuovamente più italiani di quanti la lasciano per far ritorno in patria. Sono stati infatti 8540 i nuovi arrivati dall’Italia contro 6327 che vi sono rientrati definitivamente.

E’ difficile dire se si tratti per l’Italia di un’inversione di tendenza, perché il saldo registrato nel 2007 è per il momento unico e per di più abbastanza modesto. Se però si osservano i dati degli altri Paesi confinanti con la Svizzera, è pensabile che il mercato del lavoro svizzero ridiventi interessante anche per gli italiani, soprattutto se l’incertezza economica generale di questo momento dovesse perdurare e la Svizzera continuasse a non registrare segnali preoccupanti. Infatti, stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica, l’andamento positivo dell’industria svizzera è proseguito anche nel secondo trimestre 2008. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, produzione e fatturato sono cresciuti rispettivamente del 6,1 e dell’8,9 per cento. L’afflusso di ordinazioni è cresciuto del 5,4%. Notevole è stato anche l’incremento delle riserve di lavoro con un portafoglio d’ordini (+12%).
Del resto, è ormai da molti anni che continua ad attirare manodopera estera, per lo più qualificata, soprattutto dai Paesi confinanti. Negli ultimi otto anni (dal 2000 al 2007), il saldo migratorio della Germania è passato da 6037 a 30.595, quello della Francia da 2377 a 6848, quello dell’Austria da 863 a 1430, quello del Portogallo da ‑2409 a +9355. Per l’Italia è passato da ‑3622 a +2213 (dati dell’Ufficio federale di statistica di Neuchâtel). Tra i grandi Paesi a forte emigrazione nei decenni passati, solo la Spagna continua ad avere un tasso migratorio negativo.

L’arrivo in massa soprattutto di tedeschi (quasi 41 mila nel 2007) e altri cittadini comunitari (oltre 93.000 dai Paesi UE-17) è favorito dagli Accordi bilaterali Svizzera-UE del 1999 e 2004.

L’Italia resta ancora in testa ai Paesi più rappresentati in Svizzera con poco meno di 300.000 persone (senza contare i doppi cittadini), seguita dalla Germania con 224.324 persone. Il raffronto dell’Italia con la Germania è interessante, perché riproduce al contrario quel che si era verificato in Svizzera un secolo fa: allora l’Italia insidiava per così dire il primato della Germania quale Paese più rappresentato (nel 1910 gli italiani, in forte crescita, erano poco più di 200.000 e i tedeschi quasi 220.000). Oggi sono i tedeschi che si avvicinano sempre più al primato italiano. Se la tendenza dovesse proseguire non dovrebbero passare molti anni per registrare il sorpasso. Tanto più che gli italiani con la sola cittadinanza italiana diminuiscono incessantemente, non solo a causa dei rientri definitivi in Italia, ma anche per i numerosi italiani che prendono la nazionalità svizzera. Il numero dei tedeschi cresce invece di anno in anno non solo per il saldo migratorio positivo, ma anche per il basso numero di naturalizzati svizzeri. Negli ultimi anni hanno preso la nazionalità svizzera ben 52.267 italiani contro appena 7701 tedeschi. Per la statistica federale i naturalizzati contano unicamente come svizzeri e non più come italiani o tedeschi.

La collettività italiana comprensiva dei doppi cittadini resta comunque saldamente in testa con circa mezzo milione di persone. Occorre anche dire che è abbastanza stabile perché i rientri in patria della prima generazione diventano sempre più radi e sono compensati, almeno in parte con i nuovi arrivi.

Giovanni Longu
6 ottobre 2008

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