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12 Novembre 2008
Posted in
Approfondimenti
da il Quotidialo della Calabria di sabato 8 novembre
Si pensava, si sperava, che l'isolamento geografico fosse, se non superato, quanto meno edulcorato dall'imporsi su scala globale delle nuove tecnologie multimediali. In particolare, l'avvento di internet aveva lasciato presagire un futuro in cui le barriere fisiche fossero abbattute, come in un paradosso, dalla immateriale - ma molto reale - velocità con cui la comunicazione viaggia oggi attraverso questi canali “nuovi”.
E invece. Il “nuovo”, come si sa, deve per forza soccombere di fronte alle “vecchie” logiche aziendali: tutto si decide, ovviamente, in base al rapporto tra costi e ricavi. E anche quello che per una comunità è un servizio oggi divenuto essenziale, per l'azienda che lo fornisce - e che qui detiene il monopolio - rimane pur sempre un prodotto da piazzare dove meglio si vende. Dove conviene. No, non è una questione di ideologie.
Ormai il libero mercato è imprescindibile: quasi nessuno invoca più la presenza ingombrante dello Stato nel controllo dell'economia. E comunque, tra l'altro, chi agisce in regime di monopolio non può certo richiamarsi alla libera concorrenza tra privati. Più che altro è una questione di giustizia sociale. Prendete tre paesi dell'entroterra: al di sopra dei 1000 metri di altitudine, al confine con la provincia di Reggio, schiacciati tra le montagne delle Serre e le cime dell'Aspromonte. Fabrizia, Mongiana e Nardodipace: oltre cinquemila anime in tutto, svariate frazioni in alcuni casi sperdute. Una volta si parlava della mancanza di strade.
Ora invece: non solo quel vecchio problema non è stato risolto, ma si è aggiunto un nuovo inquietante isolamento, più moderno. Infatti adesso sono le autostrade telematiche quelle che non passano di qui. E chi le costruisce, queste corsie preferenziali della comunicazione, non vuole sentirne parlare. Tanto è un'azienda, la Telecom. Mica una cooperativa sociale.
Quindi può legittimamente decidere di non portare qui il suo prodotto più ambito: la linea Adsl, che vuol dire internet veloce. Però bisogna prendere atto di come questo stato di mcose suggelli una volta di più l'abbandono in cui vengono lasciate queste popolazioni. Difficile rassegnarsi. Difficile limitarsi a constatare che nessuno può farci nulla se la Telecom non vuole portare l'Adsl in questi tre paesi perché non gli conviene. Sarebbero le istituzioni, lo Stato, che in questi casi dovrebbero intervenire, ma queste osservazioni apodittiche si fanno da sempre, in queste zone, e non sembra essere servito a molto.
Se quindi l'alternativa è il silenzio passivo, allora tanto vale farsi sentire con ogni mezzo possibile. Fare rumore. E' il sindaco di Fabrizia, Pino Aloi, a farsi promotore della protesta, perché è inconcepibile, a suo parere, che qui non è possibile usufruire di un servizio di cui possono godere quasi tutti, in Italia. Ha provato a muoversi, Aloi, a farsi portavoce di questo diritto alla modernità che le popolazioni dell'entroterra vibonese rivendicano. Ma non c'è stato verso.
«A seguito di una mia vibrata protesta - spiega il primo cittadino fabriziese - scritta in data 25/07/2008 e diretta al Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, nonché al Sottosegretario alle Telecomunicazioni Paolo Romani, in data 26.09.2008, il Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo Economico informava che il Ministero stava acquisendo dalla Telecom le necessarie informazioni per risolvere il problema della mancata copertura Adsl.
Precisava tuttavia lo stesso Direttore Generale che gli operatori non hanno alcun obbligo di garantire la fornitura del servizio e che in sostanza è demandato ad una loro scelta aziendale che, aggiungo io, dipende dal rapporto tra costi e ricavi prescindendo da qualsiasi altra valutazione in ordine alla necessita di garantire il servizio».
E' in virtù di questo assunto, secondo Aloi, che si giustifica inoltre «lo smantellamento della scuola pubblica, della sanità, delle poste». Che fare allora? «E' necessario ribellarsi - è il pensiero del sindaco - in modo pacifico e democratico, a questo stato di cose e far sentire la nostra voce costituendo un Presidio per il Diritto all'Esistenza (formato da tutti gli abitanti indistintamente) di questi piccoli paesi che non possono sottostare a logiche legate al solo profitto».
Un'iniziativa insomma che abbia lo scopo di tutelare, in questi paesi, il diritto all'istruzione (vedi la chiusura di scuole come quella delle Frazioni di Nardodipace), alla salute (vedi la chiusura delle Guardie Mediche), all'informazione e al lavoro.
E invece. Il “nuovo”, come si sa, deve per forza soccombere di fronte alle “vecchie” logiche aziendali: tutto si decide, ovviamente, in base al rapporto tra costi e ricavi. E anche quello che per una comunità è un servizio oggi divenuto essenziale, per l'azienda che lo fornisce - e che qui detiene il monopolio - rimane pur sempre un prodotto da piazzare dove meglio si vende. Dove conviene. No, non è una questione di ideologie.
Ormai il libero mercato è imprescindibile: quasi nessuno invoca più la presenza ingombrante dello Stato nel controllo dell'economia. E comunque, tra l'altro, chi agisce in regime di monopolio non può certo richiamarsi alla libera concorrenza tra privati. Più che altro è una questione di giustizia sociale. Prendete tre paesi dell'entroterra: al di sopra dei 1000 metri di altitudine, al confine con la provincia di Reggio, schiacciati tra le montagne delle Serre e le cime dell'Aspromonte. Fabrizia, Mongiana e Nardodipace: oltre cinquemila anime in tutto, svariate frazioni in alcuni casi sperdute. Una volta si parlava della mancanza di strade.
Ora invece: non solo quel vecchio problema non è stato risolto, ma si è aggiunto un nuovo inquietante isolamento, più moderno. Infatti adesso sono le autostrade telematiche quelle che non passano di qui. E chi le costruisce, queste corsie preferenziali della comunicazione, non vuole sentirne parlare. Tanto è un'azienda, la Telecom. Mica una cooperativa sociale.
Quindi può legittimamente decidere di non portare qui il suo prodotto più ambito: la linea Adsl, che vuol dire internet veloce. Però bisogna prendere atto di come questo stato di mcose suggelli una volta di più l'abbandono in cui vengono lasciate queste popolazioni. Difficile rassegnarsi. Difficile limitarsi a constatare che nessuno può farci nulla se la Telecom non vuole portare l'Adsl in questi tre paesi perché non gli conviene. Sarebbero le istituzioni, lo Stato, che in questi casi dovrebbero intervenire, ma queste osservazioni apodittiche si fanno da sempre, in queste zone, e non sembra essere servito a molto.
Se quindi l'alternativa è il silenzio passivo, allora tanto vale farsi sentire con ogni mezzo possibile. Fare rumore. E' il sindaco di Fabrizia, Pino Aloi, a farsi promotore della protesta, perché è inconcepibile, a suo parere, che qui non è possibile usufruire di un servizio di cui possono godere quasi tutti, in Italia. Ha provato a muoversi, Aloi, a farsi portavoce di questo diritto alla modernità che le popolazioni dell'entroterra vibonese rivendicano. Ma non c'è stato verso.
«A seguito di una mia vibrata protesta - spiega il primo cittadino fabriziese - scritta in data 25/07/2008 e diretta al Ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, nonché al Sottosegretario alle Telecomunicazioni Paolo Romani, in data 26.09.2008, il Direttore Generale del Ministero dello Sviluppo Economico informava che il Ministero stava acquisendo dalla Telecom le necessarie informazioni per risolvere il problema della mancata copertura Adsl.
Precisava tuttavia lo stesso Direttore Generale che gli operatori non hanno alcun obbligo di garantire la fornitura del servizio e che in sostanza è demandato ad una loro scelta aziendale che, aggiungo io, dipende dal rapporto tra costi e ricavi prescindendo da qualsiasi altra valutazione in ordine alla necessita di garantire il servizio».
E' in virtù di questo assunto, secondo Aloi, che si giustifica inoltre «lo smantellamento della scuola pubblica, della sanità, delle poste». Che fare allora? «E' necessario ribellarsi - è il pensiero del sindaco - in modo pacifico e democratico, a questo stato di cose e far sentire la nostra voce costituendo un Presidio per il Diritto all'Esistenza (formato da tutti gli abitanti indistintamente) di questi piccoli paesi che non possono sottostare a logiche legate al solo profitto».
Un'iniziativa insomma che abbia lo scopo di tutelare, in questi paesi, il diritto all'istruzione (vedi la chiusura di scuole come quella delle Frazioni di Nardodipace), alla salute (vedi la chiusura delle Guardie Mediche), all'informazione e al lavoro.
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