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Dovrebbe preoccuparci la partizione del territorio riportata su una piantina della Calabria pubblicata da un quotidiano locale: non viene più mantenuta la divisione per province, né la dislocazione geografica dei comuni, ma non sembra, soprattutto, che venga rispettato un serio criterio scientifico, tanto che viene cancellata la coerenza storico archeologica degli ambiti territoriali che finora aveva caratterizzato l’organizzazione della Soprintendenza per i beni archeologici.

Così, ad es., i comuni di Cosenza e Rende sono stati accorpati al territorio di Catanzaro e Lamezia così come gran parte delle Valli del Crati e del Savuto; il territorio afferente al Museo di Locri è stato drasticamente ridotto e persino il comune di Gerace è stato staccato dal territorio di Locri antica; i comuni di Paludi, Pietrapaola e Rossano sono stati messi insieme alla Crotoniatide, mentre dal punto di vista storico archeologico sono parte integrante della Sibaritide; alcuni comuni montani della provincia di Cosenza (quali Torano, Roggiano Gravina, San Marco Argentano,Montalto Uffugo) sono stati individuati come fascia tirrenica; Soverato, Badolato ecc. sono stranamente uniti al Vibonese; mentre alcuni comuni della fascia delle Serre Vibonesi (Serra S. Bruno) sono altrettanto inspiegabilmente accorpati al territorio reggino.

Il Museo di Monasterace è considerato semplicemente sede territoriale, mentre altre unità (Scalea e Cirò, quest’ultimo civico) di minore rilievo relativamente a dimensioni espositive, al numero di personale che vi opera, alla presenza di laboratori, sono indicate come sedi museali; in questa ottica il territorio della polis dell’antica Caulonia ad essa afferente dal punto di vista storico archeologico, è stato frazionato tra il territorio del vibonese (Guardavalle, Santa Caterina, Badolato) e quello della locride/reggino ( Caulonia, Riace, Stilo, Placanica, Stignano).

Ci chiediamo: qual’è il criterio che sta alla base delle recenti scelte operate dal Soprintendente? Sono forse frutto di scarsa conoscenza della realtà locale? Quale il reale vantaggio per la ricerca scientifica e per la tutela?

Certo è che questa ripartizione ha ignorato totalmente la geografia archeologica calabrese della quale ha spezzato la continuità e l’omogeneità storico archeologica.

E certamente tutto ciò non può non avere conseguenze negative sulla conoscenza e sulla tutela del territorio e sul progredire della ricerca scientifica.

Una vera frattura si riscontra in modo allarmante nel campo della salvaguardia dei beni archeologici e del paesaggio storico, l’azione di tutela che andava ulteriormente rafforzata ne esce invece affievolita a vantaggio del degrado del nostro patrimonio culturale e ambientale.

Se concordi con quanto ho scritto, ti chiedo di autorizzarmi a firmare QUESTO TESTO anche a tuo nome
Grazie


Angela Maida
direttore gruppo archeologico P.Orsi - Soverato

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