YouTube Channel Calabresi.net
Video, films, corti, trailer e documentari dei Calabresi
Loading...

WebTV Calabresi.net - YouTube Video

WebRadio/Tv Calabresi

Sponsor


Vota e condividi questo articolo nel Social Network: Bookmark and Share
Fino a qualche mese fa l’ascia di Kyniskos sembrava volersi allontanare sempre più dalla sua terra d’origine. Il perchè lo spiegheremo subito. Da quando è stata scoperta nel territorio di San Sosti nel 1846 (il luogo preciso è ancora poco chiaro), si sono susseguiti una serie di avvicendamenti che da un giorno all’altro, hanno fatto si che questa fantastica scure martello, fosse trasferita nel British Museum di Londra. Per capire come si trova a Londra, bisogna andare indietro nella storia fino al 1852, data nella quale Vito Capialbi disegnò l’ascia e subito dopo venne pubblicata dal Minervini sul “Bollettino Archeologico Napoletano” - N.5 1852 pag 137.

Nel 1857 la scure da San Sosti fu portata a Napoli nel Museo del regno Borbonico per la traduzione dell’epigrafe che portava incisa. Da Napoli, a seguito dell’invasione dei francesi fu trafugata per ricomparire nel 1884 a Parigi nella collezione di un tale Alessandro Castellano. Da Parigi passa a Londra nel 1886 per essere stata acquistata da Funzionari della “Real Casa” dove si trova tutt’ora, custodita nel British Museum. E’ un reperto bronzeo del VI sec. A.C. di grandissimo valore vista la dedica alla dea Hera, incisa in dialetto dorico ed alfabeto acheo. La traduzione ad opera di Margherita Guarducci è la seguente: “Sono sacro di Hera quella in pianura Kyniskos mi dedicò, l’ortamos, come decima dei suoi prodotti”.

Questa frase è oggetto di studio da parte degli archeologi perchè racchiude un universo di informazioni che potrebbero svelare anche molti misteri che avvolgono la storia e le vicende dei nostri luoghi. Arriviamo al dunque: questo reperto orfano della sua terra, riposto in un luogo lontano migliaia di chilometri da San Sosti, è stato per moltissimo tempo messo in mostra nel museo con una targhetta errata. Come ogni reperto che si trova in un museo, dovrebbe avere una targhetta con spiegazioni dettagliate riguardanti presunta o precisa data di origine dell’oggetto, luogo di ritrovamento ed altri dati. Ebbene questo reperto è stato mostrato in passato ai visitatori provenienti da tutto il pianeta con una targhetta errata che riportava come luogo di rinvenimento “Casilini di S.Agata“.

Negli anni 70 la Zancani-Montuoro fece correggere la targhetta con “Casilini di SanctuSosti“. Non è finita, la cosa clamorosa è che fino a qualche mese fa, un ulteriore errore accompagnava la descrizione della scure e riguardava ancora una volta la provenienza, ma riferita alla regione leggendosi sulla targhetta “Campania” piuttosto che “Calabria”. Intollerabile questa superficialità e ignoranza degli inglesi per noi sansostesi. Quest’oggetto ci appartiene, ci è caro e ne rivendichiamo l’appartenenza perchè rappresenta un prezioso reperto che ci riannoda alle nostre antichissime radici.

Qualche settimana fa Vincenzo De Luca da Milano riesce nell’impresa, fa cambiare la targhetta della scura con le indicazioni corrette “Casilini di San Sosti” e finalmente anche “Regione Calabria“. Bisogna dare merito a questo nostro concittadino per essere riuscito in qualcosa che per molto tempo è risultato difficile a tutti coloro che ci hanno provato. Complimenti e grazie a nome di tutti con l’augurio che un domani questa scure possa davvero riabbracciare la sua terra da cui è stata tolta più di un secolo fa.

Raffaele Rosignuolo

Fonti: Cenobio Rupestre di Monte Mula F. Guzzolino, archeopollino.it
In riferimento e per sapere qualcosa in più sulla “ascia votiva in bronzo del sesto secolo a.c. di San Sosti” ,eventi recenti, relativi all’epigrafe presso il sito web del BRITISH MUSEUM, per favore fare clic su www.goladelrosa.eu (giornale interattivo), art del 24-11-08 ,VINCENZO DELUCA ci “RIDONA” l’ascia di KYINISKOS.

Grazie.

Commenti
Nuovo Cerca RSS
arturo  - tradizioni e cultura   |2009-01-20 02:58:11
Vorrei sottolineare l’importanza della correzione degli errori, che risultavano sul sito web del BRITISH MUSEUM in due sensi, il primo, questa ascia reclamava una sua origine ben precisa,un territorio quello GRECO OCCIDENTALE , collegato con il santuario di HERA ,(protettrice delle spose), presso SYBARIS, nel quale, l’officiante appunto KYINSKOS effettuava i sacrifici, in onore della DEA, moglie di Zeus , nel territorio di San Sosti , dove fu ritrovata. Il secondo, morale, in quanto che nel territorio in questione oggi c’è la Basilica della MADONNA del PETTORUTO, la cui devozione è legata in particolare alla fecondità della donna. Ecco il legame storico ,che si è protratto per secoli,naturalmente e ci mancherebbe ,senza confusione fra paganesimo e cristianesimo. Come Calabrese ritengo che le nostre tradizioni, sono lo spirito, che ci sorregge ,nonostante tutto. Risulta evidente inoltre che se delle Agenzie di stampa a carattere Regionale , hanno inteso pubblicare la notizia è perché hanno percepito la notizia sia come, evento, nei confronti del BRITISH MUSEUM ,sia come notizia da divulgare per il suo contenuto di TRADIZIONI E RELIGIONE. BY.
vincenzo  - kyniskos traduzione dall'inglese.   |2009-02-26 11:30:30
Traduzione dall’inglese. Greco occidentale, realizzato in SIBARI, circa 520 avanti Cristo. Da San Sosti , Calabria. Un’ascia dedicata da un macellaio. Questa elaborata testa di ascia in bronzo, decorata con palmette, è chiaramente non destinata per l’uso quotidiano. Le asce avevano a volta uso cerimoniale o potevano essere usate come scettri , i loro simboli derivano dal loro uso per il sacrificio di animali. L’iscrizione Greca sul lato di questa ascia la rende chiaramente speciale . Si traduce : “ Io sono di proprietà sacra di HERA (nella pianura): Il macellaio KYNISKOS me l’ha dedicata, una decima delle sue opere “. Non sappiamo dove si trova il Santuario di HERA, tuttavia, l’iscrizione evoca questo individuo del mondo antico: Sappiamo il suo nome ,la sua professione e qualcosa della sua mentalità. Egli ha ritenuto di dover ringraziare gli dei per la sua prosperità e che la sua ricchezza possa continuare, poiché egli ha diviso quest’ascia con loro.
vincenzo de luca  - notizie sull'ascia (KYNISKOS) di San Sosti   |2009-10-19 09:00:33
NOTIZIE sull’ASCIA di SAN SOSTI,Calabria,Italia.(KYNISKOS,520a.c Occidentale greca,realizzato in Sibari).
16-ottobre-09 Vincenzo De Luca (da Milano).
La si dice proveniente dai dintorni di S. Agata d’Esaro, ma in realtà fu scoperta nel 1846 (sei miglia) lontano ,sopra una costa montana (600 a 890 metri di quota) fra estesi ruderi ,che alcuni cultori di memorie locali attribuivano ad una primitiva S. Agata ed altri chiamavano invece Artemisia,seguendo Gabriele Barrio nell’identificarvi l’ Artemision menzionato nel fr… di Ecateo ed alterando il genere del nome sull’assonanza d’un toponimo ancora vivo. L’ “ascia” fu per primo disegnata dal Capialbi e pubblicata dal Minervini ; nel 1857 si trovava ancora a San Sosti , nel cui territorio era venuta alla luce ; fu poi acquistata da Alessandro Castellani , passò con la sua collezione da Napoli a Parigi e di là a Londra nel 1884. P.Z. M. .Ricerche intorno a Temesa. “Hera e il Demone” pagina 1. Ferdinando II (Borbone) con decreto 16-09-1839 , disciplinava l’esportazione degli oggetti antichi e d’arte ,in maniera molto severa . Vietava lo spostamento di un qualunque oggetto d’interesse storico –artistico dal suo sito di origine. E’ da presumere quindi che l’oggetto (l’ascia) fu acquistato a San Sosti da A. Castellani mediante trattativa privata (possibile solo se lo stesso oggetto non fosse stato dichiarato dall’autorità locale di intersesse storico-artistico).Risulta che il collezionista Castellani avesse a Napoli la sua rappresentanza, e che fosse venuto a conoscenza dell’ascia dal MInervini( segretario perpetuo dell’accademia Pontiana, Bullettino archeologico Napoletano 1853 pagine 137-138).L’ascia presso il museo di Londra, rimaneva famosa per la sua iscrizione arcaica, non sicuramente per la località in cui fu rinvenuta. Fino a quando le nuove approfondite ricerche di P. Z. M.( anni sessanta), intorno ai luoghi in cui fu trovata ,portarono ad individuare in quei luoghi ( casalini di San Sosti e la gola del Rosa) il demone(nero) di Temesa ,visto da Pausania fra varie personificazioni nella pittura di stile arcaico di Olimpia .Ciò rese famosa l’ascia, al grande pubblico relativamente ai luoghi in cui venne ritrovata . Venne in questo periodo,notato, che presso il British Museum , l’attribuzione dell’ascia a San Sosti veniva messa in dubbio dal fatto che veniva descritta come proveniente da Santa Sostis e Campania, errori materiali sicuramente dovuti a trascrizione ,ma di fatto non risultava ne San Sosti ne Calabria nella presentazione dell’ascia. Tali errori sono stati corretti soltanto nell’agosto del 2008. Se a questo punto consideriamo come per l’antica Cirillae (Cirella appunto)si vantano origini sibaritiche e dai Casalini di San Sosti proviene ,tra altre tracce di insediamento antico, una famosa “ascia” di bronzo iscritta del British Museum ,ben si potrà intravedere come il nostro valico ( gola del fiume Rosa) possa aver rivestito un’importante funzione in età arcaica, nel quadro delle comunicazioni istmiche tra Sybaris ed il Tirreno. L.Q. “ I casalini di San Sosti” pagina 23. Gli studiosi moderni che si sono occupati del nostro testo pensano dunque che Kyniskos sia stato un macellaio, o anche un macellaio sacro,cioè un vittimario addetto ai sacrifici che si compivano nel santuario di Hera. Tutti comunque sono d’accordo nel ritenere che l’oggetto bronzeo generalmente definito come “ascia”, su cui l’epigrafe si trova ,rappresenti lo strumento del suo mestiere . Che Kyniskos sia stato un vittimario e che l’oggetto da lui offerto alla dea alluda a quella sua attività sembra fuor di dubbio. Non è però del tutto esatta la definizione di “ascia” che si suole dare all’oggetto bronzeo. Come P. Z. M. è venuta a dimostrare ,si tratta non già di una vera e propria ascia ( fra l’altro essa manca del taglio), ma di un’ascia martello , o anche se si vuole ,di un martello doppio. Uno strumento di questo genere serviva evidentemente non a tagliare il corpo della vittima ma piuttosto vibrare sulla sua fronte quel colpo che lo doveva uccidere. M. G. “ La scure- martello da S.Sosti” pagina 50. Ma uno strumento tipico d’un certo lavoro non può essere offerto alla divinità con i proventi del lavoro stesso se non da chi esercitava quel mestiere e manifesta la sua riconoscenza per la protezione divina,cui deve il successo nell’operare. Il dedicante Kyniskos si dichiara “ funzionario speciale”, e come tale doveva essere localmente ben noto ed inconfondibile poiché non aggiunge nemmeno il patronimico; quindi non è un operaio, fabbro o bronzista , ed il dono emblematico della sua attività è rituale. Secondo un uso caro ai Greci dell’età arcaica ,l’oggetto stesso parla ,quasi fosse dotato di anima e di favella. L’oggetto dunque afferma di essere sacro a Hera ,cioè di appartenerle ,in quanto un tale Kyniskos lo ha offerto alla dea come decima dei suoi guadagni. Hera come “quella in pianura” come desiderio di legare per sempre l’ex voto al santuario cui si era inteso di donarlo.M. G. “La scure martello da S.Sosti” pagina 49.
vincenzo de luca  - considerazioni sull'epigrafe della scure martello   |2010-06-11 17:00:25
Considerazioni sull’epigrafe in alfabeto Acheo dell’ascia di Kyniskos
Di Vincenzo De Luca
Tratto dall’articolo di Margherita Guarducci.
L’epigrafe dal 1853 in poi, cioè, da quando Giulio Minervini la pubblicò per la prima volta nel Bollettino archeologico napoletano (1852-53 pp 137-139) è stata più volte presa in esame dagli studiosi. L’ultima a trattarne è stata, ch’io sappia, Lilian H.Jeffery nel suo volume The Local Sripts of Archaic Greece (Oxford 1961 pp 252 s., 260 n.8 tav 50) sulle iscrizioni greche arcaiche. Ed ancora E. Schwyzer, Dialectorum Graecarum exempla epigraphica potoria, Lipsiae, 1923, n.437. Le nuove e approfondite ricerche di Paola Zancani, intorno alla località in cui l’oggetto fu rinvenuto e intorno alla destinazione e ai caratteri dell’oggetto stesso, m’inducono ora ad accogliere l’invito della mia amica e a guardare con rinnovata attenzione l’importante documento. Redatto in dialetto dorico e in alfabeto acheo, esso suona cosi: . Ho semplicemente traslitterato, per ora, la parola più discutibile e più discussa, ortamo, riservandomi di tornarci sopra per definirne il significato. La nostra epigrafe viene generalmente datata al VI secolo a.C. La Jeffery, la quale di solito predilige le datazioni il più possibile basse, indica in questo caso – con un punto interrogativo – l’ultimo quarto del secolo :525-500?. In realtà, anche a mio giudizio, il VI secolo è una datazione conveniente: non si può certo né risalire al VII né al V. Ma forse è possibile precisare un po’ meglio. Le possibilità sono riposte, nel nostro caso, nell’esame approfondito dei caratteri epigrafici. E’ vero che il criterio paleografico dev’essere sempre accompagnato da una certa riserva, ma qui siamo favoriti dal poter disporre, oggi, di un numero abbastanza cospicuo di epigrafi arcaiche redatte in alfabeto acheo. Nell’esaminare i caratteri epigrafici della dedica di Kyniskos, terrò presenti soprattutto altri sei testi, di cui tre appartengono al territorio sibarita, due a Posidonia colonia di Sibari, uno a Crotone. Il verbo co¢pteiu suscita infatti nella nostra mente un concetto che non è quello di , bensì quello di . Si ricordi, a questo proposito, la spiegazione che di co¢ptw dà il Frisk ( H. Frisk Grie. Etym. Wort. S.v. co¢ptw), nel suo dizionario etimologico: ecc. ; dove è particolarmente interessante lo (= martellare). La preposizion cata¢ che precede il co¢pteiu aggiunge il concetto di movimento dall’alto verso il basso, così che, spiegando a¢rtameiu come catacopteiu, Eschilo viene a dare ad a¢rtameu. Il significato di . La voce ortaamo potrebbe dunque riferirsi – nella nostra epigrafe – all’atto iniziale e principale del sacrificio e comunque dell’uccisione di una bestia: quell’atto appunto al quale ci riconduce il martello bronzeo dedicato da Kyniskos. Poiché il più antico esempio del termine ortamo compare, almeno per ora, nella nostra epigrafe, non si può escludere che la parola abbia espresso in origine soltanto l’azione dell’infliggere alla bestia il colpo mortale e che in seguito si sia estesa anche al taglio cruento della carne e perfino al mestiere del cuoco, nelle cui mansioni il taglio della carne occupa ovviamente una parte notevole. Tornando a Kyniskos, è incerto se egli sia stato un vittimario per così dire profano che soltanto all’occasione prestasse l’opera sua nei santuari e in particolare nel santuario di Hera, oppure se già esistesse nella sua città, come più tardi esisteva altrove, la carica ufficiale di vittimario sacro ( Ju¢th). L’eleganza dell’ex voto di Kyniskos ci dice comunque che l’opera sua era abbastanza redditizia e la sua decisione di offrire il proprio dono al santuario di Hera dimostra che dei luoghi sacri dell’antica città questo era probamente il più insigne.
Commenta
Nome:
Email:
 
Website:
Titolo:
IMPORTANTE: Si rende noto che l'uso di questo form implica l'accettazione delle regole di privacy e delle condizioni di uso di questo sito, inoltre si evidenzia che i dati immessi nei vari campi se non espressamente indicato potrebbero venire pubblicati nella pagina corrente, in quanto questo servizio rimane ad uso esclusivo di comunicazioni pubbliche inerenti il trattamento delle tamatiche affrontate nell'articolo di testa. Si impone di evitare l'uso di questo form per comunicazioni private con gli autori dell'articolo o i responsabili del sito, per queste comunicazioni si consiglia di usare i recapiti presenti alla pagina contatti e non il servizio commenti.
Please input the anti-spam code that you can read in the image.

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

Offerte di lavoro

Sponsor

Riconoscimenti

Si ringrazia per il contributo ed il sostenimento di questo progetto il portale turistico Tropea & Capo Vaticano .biz ed il portale omonimo dei Campani nel Mondo.

Calabresi.net, è un progetto dedito alla promozione dell'immagine della Calabria e dei Calabresi nel Mondo, realizzato:
 


Si ringrazia il Circolo Culturale Vivarium per aver riconosciuto e premiato Calabresi.net con il Peperoncino D'Oro con la seguente motivazione:

"Per l'impegno e la dedizione con cui promuovono l'immagine della Calabria nel Mondo. Per mantenere vive le tradizioni della nostra terra, proiettata verso la modernizzazione
"

Facebook

WebTV Calabresi.net