UN METRO E MEZZO DI CORAGGIO

Beniamino in mezzo a due suoi commilitoni che venivano soprannominati “I Lupi del Monte Nevoso” ossia: La Pattuglia senza Paura. Era il 12 aprile del 1941.Beniamino Tasin

Questo mio scritto, rappresenta la pura verità. Mio suocero, deceduto il 25 giugno del 1996, si chiamava Beniamino Tasin ed ha partecipato alla guerra come quelli della sua età, era nato a Margone di Vezzano (TN) il 20 ottobre del 1919 di lunedì. Il 20 marzo 1940 fu chiamato alle armi nel deposito Settoriale G.a.F. del Genio a Verona. Il 21 marzo viene aggregato per l’addestramento al IV° Reggimento Genio di Bolzano. Il 13 giugno del 1940 viene trasferito nel Settore di Copertura a Brunico (BZ). Il 6 aprile del 1941 fino al 18 aprile dello stesso anno si trovava sul Monte Nevoso con l’incarico di assaltatore. Fu catturato a Trieste il 15 settembre del 1943 in seguito ad ordine di resa impartito dal Comandante della Compagnia. Poco dopo la cattura evase ma fu ricatturato e trasportato a Valona (Albania) ed obbligato sotto pena di morte al seguito dei Reparti tedeschi in Balcania. Fu deportato in Austria nel Campo di sterminio di Graz succursale di Mathausen perché aveva rifiutato di servire l’invasore tedesco e la repubblica sociale di Salò durante la resistenza. Nel Lager lavorava scaricando carbone per un periodo di due anni circa. Rimpatriò dopo una rocambolesca fuga, il 3 luglio del 1945.

ANEDDOTI: Era molto abile con gli sci e spesso faceva le varie ispezioni e controlli. I permessi di licenza erano un sogno e spesso le feste le passava di servizio in caserma. Quella notte di Natale era molto gelida, non sapendo come trascorrere il tempo libero, mio suocero unitamente a due camerati decisero di fare “la fuga in Egitto” e di vestirsi in tal modo: uno da San Giuseppe, un altro da Madonna e mio suocero (più basso di statura) si vestì da Gesù Bambino. Quindi, la Madonna salì in groppa sul mulo con in braccio Beniamino che si finse da Gesù Bambino. Questi tre erano molto osservati ed ammirati dai commilitoni con alla briglia il mulo; San Giuseppe decise di andare a visitare il Corpo di Guardia, sul posto c’era anche l’ufficiale di picchetto, il mulo stava tentando di entrare nel Corpo di Guardia ma la neve ed il ghiaccio, resero il suo cammino molto scivoloso, il mulo molto spaventato si mise a scoreggiare e defecare a più non posso, le sentinelle e le guardie si spaventarono e d’un baleno si allarmarono sentendo questo scalpitio ininterrotto accompagnato dal continuo scoppiettio del suo deretano che sembrava una mitragliatrice, la Madonna e Gesù Bambino caddero per terra accompagnati da scroscianti risate dei soldati presenti, il tenente li riprese dicendogli che quello era un posto di guerra e non un teatro in quanto erano in allarme per i continui atti di guerriglia del nemico, così i tre malcapitati soldati si fecero quaranta giorni di prigione a mangiare, bere e giocare alla morra. Il tenente che era trentino, in un certo caso li ha agevolati, altrimenti dovevano essere mandati in prima linea.

1)-La guerra con i tedeschi era sempre aperta. Un giorno, mentre si trovava in pattuglia con altri soldati, entrò in una stalla e dal deposito di paglia e fieno mio suocero notò un lieve movimento, d’istinto sparò con la sua mitraglietta in dotazione su quel mucchio di paglia e sotto c’erano tre soldati tedeschi con degli occhi azzurri spalancati. Alla macabra vista mio suocero si mise a piangere. Senza quell’azione fulminea i soldati italiani sarebbero certamente morti. Questa era la prima volta che mio suocero uccideva degli umani. Per questa eroica azione, Beniamino aveva diritto a ricevere la medaglia d’argento al valore militare, purtroppo la burocrazia militare gliel’ha, in un certo senso, insabbiata.
2)-Un giorno il suo capitano gli disse: soldato Tasin andiamo a fare legna nel bosco, Beniamino che era alto 1,50, in quel momento si trovava in centro, l’altro soldato ed il capitano erano ai lati, per questione di galateo il più alto in grado doveva trovarsi in centro, il capitano disse a mio suocero: Beniamino passa al mio posto, così la barzelletta la sentiremo meglio, infatti il soldato che raccontava la barzelletta si mise al centro, pochi attimi dopo egli stesso cadde a terra fulminato dagli spari nemici. Quello spostamento acconsentì a mio suocero di avere salva la vita.
Diceva sempre che bisognava sempre stare attenti dai serbi, a voltargli le spalle significava la morte certa.
 


Campo di Concentramento di Graz succursale di Mathausen (Austria).
Raccontava dei fatti strabilianti, diceva che l’esercito nemico serbo pagava le donnacce malate di sifilide per avviarle verso i soldati italiani che noncurante della malattia, facevano sesso a pagamento con queste donne senza precauzioni ed in pochi giorni i malcapitati soldati si ammalavano e morivano in quanto allora non era stata ancora inventata la penicillina. Purtroppo Alexander Fleming scoprì questo rimedio qualche anno più tardi.

Quando era prigioniero a Graz, raccontava scene strazianti della guerra, le miserie e le sporcizie che ha dovuto vedere e sopportare in quel Lager austriaco. Parecchie volte durante l’arrivo dei deportati ebrei gli toccava assistere a delle mostruosità: la più toccante è stata la vista di una donna ebrea in avanzato stato di gravidanza che faticava a camminare; la guardia tedesca con il fucile invitava la donna ad essere più veloce, spazientito, il soldato con la baionetta squartò questa donna la quale cadde a terra ed automaticamente il bambino in grembo si staccò rotolando.

In cucina c’era un suo corregionale della Val di Non che ogni tanto, di nascosto ed a suo rischio, gli portava qualche bistecca – quando gli andava bene - Parecchie volte volevano preparare la fuga come tutti i prigionieri. Mancava ormai poco tempo alla fine della guerra ed unitamente a tre commilitoni, decisero di evadere, l’impresa gli riuscì scapparono come caprioli ed uno di loro rimase sotto il fuoco nemico. Dall’Austria riuscirono a giungere il Friuli attraversano boschi e cibandosi di erbe selvatiche, lumache ed altro. Dopo alcuni giorni di viaggio i primi paesi del Trentino iniziavano a farsi vedere e qualche buonanima gli dava qualche tozzo di pane.

Intanto in quei giorni, sua mamma che sul comodino aveva le tre fotografie dei suoi figli in guerra, diceva che la foto del Benia (così veniva chiamato in famiglia) continuava a cadere, in quanto sotto ogni fotografia la madre Giuseppina metteva un cucchiaio di zucchero (superstizione locale). Ogni tanto la foto dei figli cadevano sullo zucchero e la madre diceva: Oh! I miei figli sono vivi in quanto mi mangiano lo zucchero! Il 3 luglio del 1945, finalmente sulla porta di casa si presentò un barbone ed Adriano (figlio più giovane) gridò e disse: mamma, mamma, fuori c’è un barbone, ho paura! Prese dei sassi e glieli lanciò contro, la mamma uscì ed esclamò: Benia! Benia! Finalmente sei ritornato! Sei vivo! Beniamino era irriconoscibile, aveva la barba lunga che gli arrivava al petto ed i vestiti sudici e laceri. Le sue sofferenze e la guerra erano finalmente terminate pesava solo 38 chilogrammi.
Per rimettersi in forze, per la grande anemia acquisita durante la prigionia, andò dal medico il quale lo consigliò di recarsi presso il mattatoio Civico di Trento incoraggiandolo a bere il sangue caldo degli animali. Seguì alla lettera il suo consiglio e tutte le mattine si recava al mattatoio dove gli addetti alla macellazione gli preparavano un quarto di sangue di vitello o altro animale appena sgozzato. Dopo un mese si rimise in forze grazie a tutto il sangue bevuto (altro che trasfusione!).

Sette anni della sua vita l’ha regalata alla Patria. In quel tempo gli impiegati del pubblico impiego usufruivano dei sette anni in guerra come contributi di anzianità mentre i privati erano esenti di tale agevolazione.

Per i suoi meriti di guerra è stato insignito del distintivo d’onore per i patrioti volontari della libertà istituito con decreto luogotenenziale n. 350 del 3 maggio 1945. Era in possesso, inoltre, della Croce al merito di guerra ed in possesso di un’altra Croce al merito per internamento nel Lager concessa dal Comando Militare di Padova.


Fotografia inerente i suoi commilitoni. Beniamino Tasin è il primo a destra sdraiato.

LA QUIETE DOPO LA TEMPESTA: Beniamino una volta ripresosi dallo shoch della guerra e rimessosi in salute, conobbe l’amore della sua vita. Giorno 25 settembre del 1948 convolò a nozze con Iolanda Girardelli nata a Trento il 31 marzo del 1923 di sabato, il loro viaggio di nozze fu veramente avventuroso. I genitori di mia suocera abitavano a Cortina d’Ampezzo (BL) e come prima giornata di matrimonio si avviarono verso Cortina col treno che li portava verso Fortezza (BZ) e coll’altro treno verso San Candido per poi avviarsi a Cortina con la corriera di linea. Durante la prima sosta a Bolzano, si sedettero su una panchina ed il loro primo pasto furono un po’ di noccioline americane (arachidi) con acqua di fonte. Soldi non ce n’erano e quindi bisognava tirare e risparmiare al massimo. Il padre di Iolanda era maestro di sci ed aveva conseguito la qualifica di maestro a Roma nel 1948. Come cambiano i tempi, allora bisognava sostenere gli esami a Roma anziché nel luogo sciistico come avviene attualmente. Il padre di Iolanda Emmerich Otto Pietro Girardelli era nato a Vaduz (Liechtstein) il 14 luglio 1907 di domenica. Quest’uomo bisogna ricordarlo in quanto fu lui ad inaugurare il trampolino di Cortina d’Ampezzo con un salto spettacolare sotto lo scrosciante applauso dei presenti ed a dare a Marc Girardelli (suo secondo cugino), le prime lezioni di sci, anni dopo Marc risultò essere uno dei più grandi sciatori di sempre. Il nonno morì presso l’ospedale di Borgo Valsugana (TN) l’8 febbraio 1985, mentre sua madre Tullia Elisa De Muner era nata a Trento il 26 giugno 1902 di giovedì e deceduta a Pieve di Cadore (BL) in data 29 maggio 1995 di lunedì.
Dopo qualche giorno di vacanza a Cortina, gli sposini rientrarono a Trento nella loro città.

Due anni dopo nacque mia moglie Carla, era il 12 novembre del 1950 a Trento di domenica e mia cognata Tullia nata a Trento il 5 aprile 1955 di mercoledì.

TESI DI LAUREA: Mio figlio Fabio ha dedicato la sua tesi di laurea in Studi Europei ed Internazionali a suo nonno Beniamino per i suoi trascorsi nel Lager di Graz in Austria: Totalitarian Ideologies in the Twentieth Century: Nazism And Comunism In Comparative Perspective.

Allego qui di seguito i cinque fogli del suo foglio matricolare.


 











Trento, 25 giugno 2008.
L’autore: Gregorino cav. Capano

2 Comments

  1. Sasà
    <strong>Un metro e mezzo di coraggio</strong><br />Mi devo veramente complimetare con lo scrittore Gregorino Capano cheoltre ad esser il primo dialettologo del mio paese San Sostene, è anche poeta e cantautore. Il racconto su suo suocero è veramente piacevole da leggere. Nell'articolo ho letto alcuni fatti veramente tragici su quest'uomo che ha sofferto tantissimo nel Lager austriaco e durante la sua fuga.<br />Spero che la nuova generazione osservi bene quest'articolo e che fatti così tragici e disumani non avvengano mi più nell'era moderna. Distintamente ai lettori da Sasà.
  2. cinzia
    <strong>anche mia nonna...</strong><br />Vorrei sapere di più anche mia nonna è stata deportata a Graz c'è stata solo 3 mesi dopodichè è fuggita o è stata liberata vorrei che qualcuno mi raccontasse di più...

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