Il Calabrese “idioma” da tutelare come strumento linguistico tra le “lingue – dialetto” delle culture dei Mediterranei

Pierfranco Bruni: “Il dialetto, tra lingua – storia, calabrese va tutelato come patrimonio della identità di un territorio all’interno di una politica di difesa delle tradizioni, dei costumi e delle geografie di un Mediterraneo sempre più articolato anche dal punto di vista delle lingue e delle eredità. Occorre urgentemente ripensare la Legge che tutela le lingue minoritarie proprio in virtù di un processo di difesa che deve interessare i dialetti".

“La storia delle lingue è dentro l’identità degli idiomi che caratterizzano un territorio sia dal punto di vista storico – geografico che linguistico vero e proprio. In virtù di ciò è necessario, sottolinea Pierfranco Bruni, Presidente dell’Istituto di Cultura delle Lingue del CSR, ripensare alla cultura dei dialetti non solo attraverso una chiave di lettura antropologica ma anche grazie ad un percorso giuridico, che ponga le basi per una vera e propria legge di tutela riferita agli idiomi regionali e territoriali ”.

"Il Calabrese, insiste sempre Pierfranco Bruni, è un idioma che deve essere tutelato come modello di un patrimonio culturale che ha assorbito koinè e stilemi di una rappresentazione linguistica non solo meridionale ma prettamente aderente alla struttura linguistica mediterranea. Il vocabolario calabrese assomma un "laboratorio" di stili che vanno dal grecanico antico alle varienti magno – greche, al bizantino sino ai segni meticciati di una lingua post-unitaria e tardo risorgimentale".

"La Calabria, aggiunge Bruni, oltre alle tre direttrici cosiddette minoritarie (le presenze arbereshe, grecaniche e occitane), che sono tutelate da una normativa del 1999, non può trascurare una questione molto più delicata, importante e realmente identitaria. Il Calabrese è un idioma vero e proprio e si inserisce di diritto, proprio in virtù dei processi storici che si porta dentro, in una questione che riguarda la tutela della cultura e delle parlate presenti su un determinato territorio nazionale".

"Il Calabrese, come il friulano o il sardo, ha assorbito, cesella Pierfranco Bruni, istanze storiche antichissime non solo dal punto di vista letterario e artistico ma puramente linguistico. Credo che debba riaprirsi un dibattito non solo dal punto di vista culturale ma anche giuridico sulla questione che riguarda i dialetti e le lingue considerate minoritarie. Se c’è una normativa che tutela le lingue minoritarie, aggiunge Bruni, non si possono trascurare le culture antropologiche e linguistiche nate sul territorio, attraversate da destini di civiltà, definite da una frequenza di rapporti sul territorio, nelle famiglie, nei contatti culturali".

"Il Calabrese è un idioma, insiste Bruni, ma è anche il portato di una civiltà molto più antica delle stesse presenze minoritarie storiche. Un idioma, comunque, si tutela parlandolo e il calabrese lo si parla e va inserito in una nuova visione del rapporto tra lingua nazionale e difesa dei dialetti attraverso norme giuridiche. Ed è su questo piano che occorre necessariamente intervenire".

L’Italia è una Nazione, che si caratterizza culturalmente proprio per la varietà delle forme dialettali da non confondersi con le “altre lingue” definite minoritarie. Il dialetto è parte integrante del costume e della tradizione di una Regione ma anche di territori all’interno di una stessa Regione. Ci sono varianti nei dialetti della lingua italiana, che mostrano la vera storia di una comunità ben definita all’interno della comune identità ed eredità nazionale. Ecco perché occorre puntare ai dialetti come patrimonio culturale, partendo da un presupposto preciso che è quello che devono restare, i dialetti stessi, dei modelli in una visione tra recupero delle tradizioni e letture antropologiche.

"Conoscere i dialetti, precisa Pierfranco Bruni, è definire un processo storico e antropologico di una comunità – popolo – territorio. I dialetti non sono "strutture" linguistiche minoriarie. Sono il vero tessuto di appartenenza ad un territorio all’interno di un processo che punta rigorosamente alla difesa della cultura italiana. I dialetti non sono lingue altre rispetto alla lingua italiana e rafforzano l’identità della lingua di una Nazione. Questo deve essere chiaro, soprattutto, alla luce di una nuova dialettica sulle lingue minoritarie e sulle particolarità etniche che sono già tutelate da una normativa che andrebbe completamente e urgentemente rivista e riscritta. Occorre un impegno istituzionale, parlamentare e giuridico affinchè vada riconsiderata la normativa di tutela sulle culture e parlate minoritarie in Italia perchè non corrisponde ai processi culturali contemporanei".

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