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Ohtt'ia i l'ovu - Calabresi.net

Ohtt’ia i l’ovu

Nei racconti del nostro caro Antico saggio, più volte è capitato di ascoltare la storia di come il datore di lavoro richiamava i ‘zappaturi (lavoratori che zappavano il terreno) a forzare il ritmo di lavoro.

Egli cosi raccontava:

Quando la squadra di zappatori si recava nei campi del datore di lavoro, capitava che all’oscuro degli altri, i singoli lavoratori venivano appartati dal padrone, il quale donava loro un uovo di gallina con la raccomandazione di non parlarne con gli altri e con l’obbiettivo di ottenere un ritmo di lavoro più rapido.

Questi operai incassavano così, un uovo ciascuno senza che tra di loro ne venivano a conoscenza. Quando il datore di lavoro, effettuava il suo giro di ispezione, notava subito un ritmo fiacco dell’intera squadra di zappatori, e così, lo stesso bene pensava, di richiamare all’ordine colui che aveva incassato l’uovo, urlando: "Ohtt’ia i l’ovu…, non vidi u lavuri…" (Ehi tu dell’uovo, perchè non non lavori…); con questa espressione, destinata a colui che ha beneficiato dell’uovo di gallina (praticamente tutti, ma incosapevoli fra di loro), si otteneva un aumento vertiginoso del ritmo di lavoro.

Gli operai, raggirati dal padrone e coscienti di considerare discreta la gratificazione ricevuta, si sono trovati in condizioni di lavorare duramente soltanto per non averne parlato fra di loro, perchè si sono venduti per un solo uovo. Se solo  avessero scambiato qualche parola a riguardo, avrebbero potuto ingannare il datore di lavoro simulando un ritmo adeguato alla ricompensa, non appena costui avesse scorso lo sguardo su uno di loro, tutto ciò però non potè verificarsi.

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