Innamorarsi della Calabria

Articolo di  Angiolina Oliveti: Agronomo, esperta nella divulgazione agricola, dirigente della Regione Calabria, si occupa di problemi dello sviluppo rurale; è presidente regionale dei Gruppi di Azionale Locale.

Presentare la Calabria a un ipotetico turista costituisce per me una responsabilità: nei confronti della Calabria e nei confronti di una persona, che, chiunque sia, ha il diritto di essere rispettata. Niente d’ eccezionale, in questo, sul piano della coscienza civile. Ma, nel caso della Calabria, ci sono dei motivi in più: la Calabria è fragile, varia, così diversa da un territorio all’altro da farti temere, da una parte, di sciuparla se non riesci a descriverla bene, e, dall’altra, di presentarla in modo diverso dal reale, tanto da temere di ingannare chi ti ascolta.

Scrupoli medievali…Sarà… Così mi capita perfino di sentire il bisogno di una confessione: guarda che io, della Calabria, sono innamorata…Una frase che non ho potuto dimenticare. Un giorno, infatti, mi capitò di pronunciarla. Nell’intervallo di un convegno, che si svolgeva a Palmi, una signora, un po’ sarda e un po’ genovese, mi chiese qualcosa che mi diede subito l’impressione di non conoscere affatto la Calabria. Che peccato, mi dissi! Mi dispiaceva….A pranzo mangiammo un piatto di pasta condito con sugo di castrato, spolverato di ricotta affumicata; come dolce la giurgiulena, un impasto di sesamo e di miele.
Erano prodotti tipici delle nostre contrade… Mi piaceva ch e fossero piaciuti a tutti.
Poi, quando finimmo, presi a descrivere alla signora il paesaggio più prossimo, poi l’accompagnai sulla spiaggia, alla tonnara, sotto gli scogli, vicino allo scoglio della "livarella" sotto le rupi carichi di fichi d’India.

Ritornando, le dissi che, però, la Calabria non era soltanto quella. Che, a partire dalla stupenda montagna del Pollino, dov’è il Pino Loricato, come una sentinella fantasma a guardia di un uomo arcaico, avrebbe visto gli altissimi Pini e i Faggi della Sila, e poi, ad ovest, il Cedro della festa dei Tabernacoli che attrae i Rabbini, e poi, il Golfo di Sant’eufemia, Tropea, e Serra San Bruno, e poi Gerace, il Bergamotto, e poi, riprendendo a Nord-Est, un mare di cobalto, e gli scavi di Sibari e la Colonna di Lacinia a Crotone, la penisola bizantina con al centro Stilo, e Locri Epizefiri e l’isola Grecanica… E paesi arroccati, i presepi vivi, i presepi caduti…E montagne e mare e mare…Mi sorpresi a parlare come una strana guida turistica drogata.

La signora mi guardava stupita. Disse: "deve essere davvero bella la Calabria"! Un senso di pudore mi fece ammutolire: "sì – dissi – ma deve tener conto che io, della Calabria sono innamorata". La signora mi guardò, con un’aria serissima, forse l’avevo disorientata, come se le fosse caduta addosso una doccia fredda.
Di sicuro avrà pensato che fossi un po’ matta. Fu come aver perduto la mia credibilità, come se l’amore confessato fosse stato cambiato per inganno…

Poi avendole fatto fare tardi per il pullman, l’accompagnai all’aeroporto di Reggio. Al ritorno mi fermai a Scilla. Di fronte Cariddi… Un mare appannato di un alone quasi bianco che raccoglieva il senso del Mito. Ripensai alla fragilità della Calabria e temetti di poterla perdere o che, un giorno o l’altro, avrei potuto trovarla cambiata, trasformata, non più riconoscibile, Ma il mito no, quello forse sarebbe rimasto per sempre, come l’ospitalità della nostra gente… E mi ricordai che il desiderio di girare per le "mappe" della Calabria m’era sorto, ed era stato sempre più alimentato, da quello che ne avevano scritto i viaggiatori del settecento e dell’ottocento, umanisti innamorati del Mito, che percorrevano la regione a piedi, o sull’asino, assetati di un passato che, parrà strano, ritrovano a ogni piè sospinto… Pensando a Strutt, a Le Normand, a Norman Douglas, a Gissing, ma anche a Zanotti Bianco, a Isnardi, genovese innamorato della Calabria che scriveva:" La Calabria è lunga come la pacienza dei calabresi".

E’ questo il senso del mito che è ancora possibile trovare oggi, da parte di chi voglia cercarlo. Se invece si intende fare una vacanza del tipo, si direbbe, Turismo classico, bisogna aver presente che da noi il turismo è una scoperta recente, il che comporta ancora poca professionalità. Il senso d’ospitalità dei calabresi si perde, purtroppo di fronte al businnes.

Ma c’è anche un turismo cosiddetto alternativo. Proviamo ad andare nei paesi e nelle campagne, lì troverete l’ospitalità degli ex contadini, degli ex calzolai, degli ex maniscalchi, trattorie decenti, borghi medievali rimasti intatti, delle Chiese deliziose, delle aziende agricole vere e proprie che offrono ospitalità nei fabbricati ristrutturati da poco… Questo si chiama Agriturismo o Turismo rurale, ma ciò non è una scoperta. Ma… quel che conta è ciò che cercate….

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