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DI PIERFRANCO BRUNI
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24 Marzo 2009
Posted in
La Cultura Calabrese
DI PIERFRANCO BRUNIDamasco e Malta costituiscono luoghi riferimento per San Paolo. La conversione – chiamata e porto – naufragio. Dimensioni dell’esistere e dell’essere ma soprattutto testimonianza di una spiritualità che ha richiami all’interno di un viaggio che nel primo caso ha obiettivi “speculativi” in cui dalla intolleranza si passa alla capacità della comprensione e dell’ascolto.
Damasco è il luogo del passaggio da una visione materiale ad una completamente spirituale e immateriale e il passaggio si avverte nel porsi in ascolto dell’altro. La chiamata, in fondo, diventa un porsi in ascolto di. Ma è anche un non rifiutare il “senso” dell’ascolto. E il tutto avviene nella completa iniziale indecifrabilità che si trasforma immediatamente, appunto, nella consapevolezza dell’ascolto.
Malta è la tappa intermedia e per questo diventa metaforicamente luogo – porto ma soprattutto luogo in attesa di. Ovvero resta l’attraversamento del viaggio che definisce una prospettiva. Damasco sembra l’inaspettato e forse in una prima lettura è l’inaspettato segno profetico. Malta è il proseguimento che condurrà oltre il mare. Malta è l’isola ed è quindi il mare, o meglio è il viaggiare tra le acque. Mentre Damasco è il deserto e il viaggiare è conoscere la sabbia, la terra.
Terra e acqua sono le due interpretazioni del viaggio paolino che definisce il luogo fondante che è il Mediterraneo in una testimonianza che è fatta di orizzonte. A Damasco comincia una missione. A Malta la missione è profezia nella evangelizzazione. Certo nel deserto Paolo non è ancora il Fondatore di comunità e il suo compito è ben altro.
La voce di Cristo diventa la rottura del tempo e dello spazio. A Malta, invece, si vive la continuità del tempo e dello spazio. Il Mediterraneo ha anche un altro scenario in quanto l’Occidente è già una realtà ben definita che ha ben assorbito la tradizione e la cultura di un Oriente che sembra lontano ma che vive proprio dentro quella continuità che è non solo testimonianza ma processo cristiano.
A Damasco c’è sostanzialmente una tensione esistenziale ma a Malta la tensione è vissuto nella fede. A Malta Paolo ha già il trasporto di Gerusalemme e di Atene mentre si avvia a completarsi nella compiutezza di Roma. Da Damasco a Malta c’è quel camminamento che lega Gerusalemme, Atene e Roma. È come se l’Oriente entrasse dentro l’Occidente in una territorializzazione dell’anima che si fa tradizione ma è anche la rivelazione che sia l’Oriente che l’Occidente non possono fare a meno l’uno dell’altro e si completano.
Malta, in fondo, diventa il luogo della completazione non solo geografica ma testamentaria e il concetto di deserto – mare completa anche il sentire del viaggio come trasparenza di un camminare sia al di fuori che nel di dentro. Appunto il Mediterraneo diventa una teologia del viaggio.
Scrive Jacques Guillet in “Paolo, l’apostolo delle genti” (2004): “Il Mediterraneo intero diventava il centro di un impero immenso, che si estendeva dall’Atlantico al Mar Rosso, che i suoi abitanti potevano senza millanteria qualificare come mondiale. Era la fine delle guerre tra città, delle invasioni provenienti dall’esterno. Erano i mari e le strade aperti per circolare, per commerciare, per comunicare”.
In questo Mediterraneo Paolo portava la sua parola e la portava comunicando sia attraverso le Lettere sia negli incontri. A Damasco, dunque, comincia quella “iniziazione” che si definisce come realtà di un viaggio in un mosaico che si fa attesa. A Malta l’attesa è carisma perché il cristianesimo, già di per sé, è profezia. Il progetto di Paolo è costantemente un attraversare il tempo nel viaggio dell’esistere.
Un esistere che è storia ma anche misterioso che si intreccia nella tradizione. Certo, Damasco è il punto di partenza ma si arriva a Damasco dopo la lapidazione di Stefano. Da Stefano alla strada per Damasco Paolo non brucia il tempo ma continua a vivere il tempo.
Da Damasco in poi il viaggio può considerarsi un vero e proprio mosaico. Malta è uno degli ultimi tasselli. Dopo Malta e dopo aver lasciato il mare (le acque) è nuovamente la strada che fa da scenario. Il viaggio iniziato su una strada si interrompe lungo una strada. Ma continua nelle coscienze e nel tempo della fede.
Damasco è il luogo del passaggio da una visione materiale ad una completamente spirituale e immateriale e il passaggio si avverte nel porsi in ascolto dell’altro. La chiamata, in fondo, diventa un porsi in ascolto di. Ma è anche un non rifiutare il “senso” dell’ascolto. E il tutto avviene nella completa iniziale indecifrabilità che si trasforma immediatamente, appunto, nella consapevolezza dell’ascolto.
Malta è la tappa intermedia e per questo diventa metaforicamente luogo – porto ma soprattutto luogo in attesa di. Ovvero resta l’attraversamento del viaggio che definisce una prospettiva. Damasco sembra l’inaspettato e forse in una prima lettura è l’inaspettato segno profetico. Malta è il proseguimento che condurrà oltre il mare. Malta è l’isola ed è quindi il mare, o meglio è il viaggiare tra le acque. Mentre Damasco è il deserto e il viaggiare è conoscere la sabbia, la terra.
Terra e acqua sono le due interpretazioni del viaggio paolino che definisce il luogo fondante che è il Mediterraneo in una testimonianza che è fatta di orizzonte. A Damasco comincia una missione. A Malta la missione è profezia nella evangelizzazione. Certo nel deserto Paolo non è ancora il Fondatore di comunità e il suo compito è ben altro.
La voce di Cristo diventa la rottura del tempo e dello spazio. A Malta, invece, si vive la continuità del tempo e dello spazio. Il Mediterraneo ha anche un altro scenario in quanto l’Occidente è già una realtà ben definita che ha ben assorbito la tradizione e la cultura di un Oriente che sembra lontano ma che vive proprio dentro quella continuità che è non solo testimonianza ma processo cristiano.A Damasco c’è sostanzialmente una tensione esistenziale ma a Malta la tensione è vissuto nella fede. A Malta Paolo ha già il trasporto di Gerusalemme e di Atene mentre si avvia a completarsi nella compiutezza di Roma. Da Damasco a Malta c’è quel camminamento che lega Gerusalemme, Atene e Roma. È come se l’Oriente entrasse dentro l’Occidente in una territorializzazione dell’anima che si fa tradizione ma è anche la rivelazione che sia l’Oriente che l’Occidente non possono fare a meno l’uno dell’altro e si completano.
Malta, in fondo, diventa il luogo della completazione non solo geografica ma testamentaria e il concetto di deserto – mare completa anche il sentire del viaggio come trasparenza di un camminare sia al di fuori che nel di dentro. Appunto il Mediterraneo diventa una teologia del viaggio.
Scrive Jacques Guillet in “Paolo, l’apostolo delle genti” (2004): “Il Mediterraneo intero diventava il centro di un impero immenso, che si estendeva dall’Atlantico al Mar Rosso, che i suoi abitanti potevano senza millanteria qualificare come mondiale. Era la fine delle guerre tra città, delle invasioni provenienti dall’esterno. Erano i mari e le strade aperti per circolare, per commerciare, per comunicare”.
In questo Mediterraneo Paolo portava la sua parola e la portava comunicando sia attraverso le Lettere sia negli incontri. A Damasco, dunque, comincia quella “iniziazione” che si definisce come realtà di un viaggio in un mosaico che si fa attesa. A Malta l’attesa è carisma perché il cristianesimo, già di per sé, è profezia. Il progetto di Paolo è costantemente un attraversare il tempo nel viaggio dell’esistere.
Un esistere che è storia ma anche misterioso che si intreccia nella tradizione. Certo, Damasco è il punto di partenza ma si arriva a Damasco dopo la lapidazione di Stefano. Da Stefano alla strada per Damasco Paolo non brucia il tempo ma continua a vivere il tempo.
Da Damasco in poi il viaggio può considerarsi un vero e proprio mosaico. Malta è uno degli ultimi tasselli. Dopo Malta e dopo aver lasciato il mare (le acque) è nuovamente la strada che fa da scenario. Il viaggio iniziato su una strada si interrompe lungo una strada. Ma continua nelle coscienze e nel tempo della fede.
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