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15 Aprile 2009
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Approfondimenti
Il tentativo di suicidio e il suicidio sono 2 comportamenti di autoaggressività estrema con i quali gli adolescenti cercano di tracciare un segno di interruzione o di attenzione lungo percorsi esistenziali densi di smarrimenti, sofferenza e cupa incertezza.
Si tratta di comportamenti con i quali gli adolescenti sfidano la morte, non più sul piano simbolico, ma con una messa in scena reale che può avere esiti più drammatici di quelli immaginati dall'adolescente stesso. Sintomo di patologia depressiva o psicotica, declinazione esasperata di interrogativi esistenziali che fanno parte dell'adolescenza, ricerca di conferma attraverso il rischio della vita, richiesta di aiuto, via di fuga disperata da condizioni di violenza subita che già hanno derubato il bambino o la bambina della possibilità di “vivere la vita”, è possibile dare molte sfumature interpretative a un comportamento che lascia il mondo adulto senza risposte davvero soddisfacenti alla domanda “perchè l'ha fatto?”.
Il confronto con altri paesi Europei pone l'Italia tra i Paesi con il più basso tasso annuo di suicidi, per la classe di età 0-13, il valore è ben al di sotto di un soggetto l'anno, un valore di poco superato nella classe di età 14-17 per la quale si registra in media un suicidio l'anno ogni 100.000 minori di 14-17 anni. A livello europeo, la comparizione può essere fatta su dati aggregati nella classe 15-24 anni, il tasso di suicidio che caratterizza l'Italia è pari a 4,3 per ogni 100.000 abitanti per ogni classe di età, è questo un valore corrispondente a meno di 1/3 di quello irlandese (15,7) e ad 1/5 di quello della Finlandia (19,9%). dal 1996 al 2002 si è verificata una graduale stabilizzazione nel numero di morti suicidi diminuito sino a 34-35 morti l'anno per ciò che riguarda i paesi europei a partire dal 2000. il fenomeno interessa essenzialmente la classe di età 14-17 anni e si tratta di un agito che coinvolge in modo particolare i maschi (70-80% dei casi).
Il rapporto tra i sessi si capovolge quando si passa ad analizzare tentativi di suicidio, comportamenti numericamente più numerosi (circa 3 tentati suicidi per ogni suicidio accertato), messi in atto tra adolescenti tra i 14 e i 17 anni. Anche in questo caso si è dinanzi ai 20 suicidi che mantengono nel tempo un andamento decrescente pur avendo una maggiore frequenza tra la popolazione minorile, con un tasso medio annuo totale che nel 2002 è pari a circa 4 tentativi di suicidio ogni 100.000 minori tra i 14-17 anni di età. I dati qui presentati derivano dalle statistiche giudiziare penali predisposte dall'ISTAT e si riferiscono ai suicidi e tentati suicidi accertate dalle Forze dell'Ordine (carabinieri e polizia di stato). Questa precisazione è importante perchè in Italia esiste un'altra fonte informativa su questo fenomeno sociale, le schede di morte compilate dai comuni, di cui l'ISTAT tiene conto nel presentare le statistiche sulle cause di morte.
Le due fonti producono dati tra loro discordanti a causa delle differenti modalità di rilevazione, le differenze possono essere anche molto significative, e ciò consiglierebbe di procedere a un tentativo di allineamento. La rilevanza sociale di questa manifestazione di violenza autoinflitta, pur senza enfatizzare un fenomeno che rimane esiguo e circoscritto dal punto di vista numerico, risiede nel significato che essa assume una volta che venga interpretata come esito di smarrimento di senso versa la vita e il futuro, che negli adolescenti può rappresentare una possibile reazione a violenze e a conflitti familiare, oppure a situazioni di violenta marginalizzazione e stigmatizzazione, come può accedere in caso di ragazzi e ragazze omosessuali, tra i quali alcune ricerche hanno dimostrato che pensieri e comportamenti di suicidarsi si presentano con una frequenza da 2 a 3 volte maggiore rispetto alla media.
Dott. Rita TUELLI Esperta in Problematiche Minorili Autore di Universo Minori
Si tratta di comportamenti con i quali gli adolescenti sfidano la morte, non più sul piano simbolico, ma con una messa in scena reale che può avere esiti più drammatici di quelli immaginati dall'adolescente stesso. Sintomo di patologia depressiva o psicotica, declinazione esasperata di interrogativi esistenziali che fanno parte dell'adolescenza, ricerca di conferma attraverso il rischio della vita, richiesta di aiuto, via di fuga disperata da condizioni di violenza subita che già hanno derubato il bambino o la bambina della possibilità di “vivere la vita”, è possibile dare molte sfumature interpretative a un comportamento che lascia il mondo adulto senza risposte davvero soddisfacenti alla domanda “perchè l'ha fatto?”.
Il confronto con altri paesi Europei pone l'Italia tra i Paesi con il più basso tasso annuo di suicidi, per la classe di età 0-13, il valore è ben al di sotto di un soggetto l'anno, un valore di poco superato nella classe di età 14-17 per la quale si registra in media un suicidio l'anno ogni 100.000 minori di 14-17 anni. A livello europeo, la comparizione può essere fatta su dati aggregati nella classe 15-24 anni, il tasso di suicidio che caratterizza l'Italia è pari a 4,3 per ogni 100.000 abitanti per ogni classe di età, è questo un valore corrispondente a meno di 1/3 di quello irlandese (15,7) e ad 1/5 di quello della Finlandia (19,9%). dal 1996 al 2002 si è verificata una graduale stabilizzazione nel numero di morti suicidi diminuito sino a 34-35 morti l'anno per ciò che riguarda i paesi europei a partire dal 2000. il fenomeno interessa essenzialmente la classe di età 14-17 anni e si tratta di un agito che coinvolge in modo particolare i maschi (70-80% dei casi).
Il rapporto tra i sessi si capovolge quando si passa ad analizzare tentativi di suicidio, comportamenti numericamente più numerosi (circa 3 tentati suicidi per ogni suicidio accertato), messi in atto tra adolescenti tra i 14 e i 17 anni. Anche in questo caso si è dinanzi ai 20 suicidi che mantengono nel tempo un andamento decrescente pur avendo una maggiore frequenza tra la popolazione minorile, con un tasso medio annuo totale che nel 2002 è pari a circa 4 tentativi di suicidio ogni 100.000 minori tra i 14-17 anni di età. I dati qui presentati derivano dalle statistiche giudiziare penali predisposte dall'ISTAT e si riferiscono ai suicidi e tentati suicidi accertate dalle Forze dell'Ordine (carabinieri e polizia di stato). Questa precisazione è importante perchè in Italia esiste un'altra fonte informativa su questo fenomeno sociale, le schede di morte compilate dai comuni, di cui l'ISTAT tiene conto nel presentare le statistiche sulle cause di morte.
Le due fonti producono dati tra loro discordanti a causa delle differenti modalità di rilevazione, le differenze possono essere anche molto significative, e ciò consiglierebbe di procedere a un tentativo di allineamento. La rilevanza sociale di questa manifestazione di violenza autoinflitta, pur senza enfatizzare un fenomeno che rimane esiguo e circoscritto dal punto di vista numerico, risiede nel significato che essa assume una volta che venga interpretata come esito di smarrimento di senso versa la vita e il futuro, che negli adolescenti può rappresentare una possibile reazione a violenze e a conflitti familiare, oppure a situazioni di violenta marginalizzazione e stigmatizzazione, come può accedere in caso di ragazzi e ragazze omosessuali, tra i quali alcune ricerche hanno dimostrato che pensieri e comportamenti di suicidarsi si presentano con una frequenza da 2 a 3 volte maggiore rispetto alla media.
Dott. Rita TUELLI Esperta in Problematiche Minorili Autore di Universo Minori
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