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24 Giugno 2009
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La Cultura Calabrese
Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi” rende omaggio al poeta Vito Riviello scomparso il 18 giugno scorso
con un convegno e una lettura di testi
Un poeta nella recita del Sud
Dalla Lucania a Roma
LA POESIA E IL SUD
DA SCOTELLARO A RIVIELLO
con un convegno e una lettura di testi
Un poeta nella recita del Sud
Dalla Lucania a Roma
LA POESIA E IL SUD
DA SCOTELLARO A RIVIELLO
INCONTRO DI STUDI SULLA POESIA E IL SUD: DA ROCCO SCOTELLARO A VITO RIVIELLO. Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, ricorda il poeta lucano Vito Riviello scomparso il 18 giugno scorso in un incontro fissato il prossimo 2 luglio a Grottaglie (Taranto).
Un omaggio ad una poetica del Sud il cui tracciato lirico è dentro i modelli di una cultura popolare profondamente legata ai contenuti di una eredità mediterranea. Riviello era nato a Potenza nel 1933 e morto a Roma il 18 giugno scorso.
L’obiettivo del Centro Studi “Francesco Grisi” è quello di offrire una chiave di lettura di una personalità che ha fatto della poesia una ragione di vita. Il suo primo libro di versi risale al 1955: “Città fra paesi”.
“Un libro, sottolinea Pierfranco Bruni, dove è possibile riscontrare già i temi e le problematiche che hanno fatto di Riviello un poeta della meditazione malinconica ma anche della forte capacità innovativa del verso. Proprio da questo libro bisogna partire per entrare nel di dentro dei modelli letterari che lo hanno accompagnato nel corso delle sue ricerche sia sul piano degli stilemi che su quello degli approfondimenti lirico – simbolici”.
Al 1997 risale una sua antologica di poesie dal titolo “Assurdo e familiare”. Mentre successivamente pubblica: “E arrivò il giorno della prassi”, “La luna nei portoni”, “Acatì”, “Scala condominiale”. In prosa sono da ricordare “Premaman” del 1968, “Tre favole potentine”, “E arrivò il giorno della prassi”. Agli anni Settanta risalgono i suoi testi poetici: “L’astuzia della realtà”, “Dagherrotipo”. Mentre negli anni Ottanta ha dato alle stampe: “Sindrome dei ritratti austeri”, “Tabarin” e la prima edizione di “Assurdo familiare”.
“Vito Riviello, afferma sempre Bruni, è stato un poeta che ha scavato all’interno dei processi popolari della sua Lucania partecipandovi con una forte dose di comicità ed ironia. Ha trattato il Sud attraverso un immaginario fatto di oggetti, di luoghi e di rappresentatività che lo hanno caratterizzato all’interno dei percorsi poetici del ‘non nostalgico’ anche se i sentimenti sono una traccia rigorosa in quella visione di letteratura ben radicata in una cultura delle contaminazioni”.
“Riviello, infatti, ha molto lavorato su una poesia contaminante e contaminata, dichiara ancora Bruni, e il suo Sud non è mai stato né una terra del rimpianto e tanto meno una terra del rimorso. Una lingua ben ‘strutturata’ nella evoluzione dei linguaggi globali”.
Il Centro Studi “Francesco Grisi” lo ricorderà con una conferenza sulla sua poetica e con interventi critici alla luce di una lettura ragionata delle sue poesie.
Un omaggio ad una poetica del Sud il cui tracciato lirico è dentro i modelli di una cultura popolare profondamente legata ai contenuti di una eredità mediterranea. Riviello era nato a Potenza nel 1933 e morto a Roma il 18 giugno scorso.
L’obiettivo del Centro Studi “Francesco Grisi” è quello di offrire una chiave di lettura di una personalità che ha fatto della poesia una ragione di vita. Il suo primo libro di versi risale al 1955: “Città fra paesi”.
“Un libro, sottolinea Pierfranco Bruni, dove è possibile riscontrare già i temi e le problematiche che hanno fatto di Riviello un poeta della meditazione malinconica ma anche della forte capacità innovativa del verso. Proprio da questo libro bisogna partire per entrare nel di dentro dei modelli letterari che lo hanno accompagnato nel corso delle sue ricerche sia sul piano degli stilemi che su quello degli approfondimenti lirico – simbolici”.
Al 1997 risale una sua antologica di poesie dal titolo “Assurdo e familiare”. Mentre successivamente pubblica: “E arrivò il giorno della prassi”, “La luna nei portoni”, “Acatì”, “Scala condominiale”. In prosa sono da ricordare “Premaman” del 1968, “Tre favole potentine”, “E arrivò il giorno della prassi”. Agli anni Settanta risalgono i suoi testi poetici: “L’astuzia della realtà”, “Dagherrotipo”. Mentre negli anni Ottanta ha dato alle stampe: “Sindrome dei ritratti austeri”, “Tabarin” e la prima edizione di “Assurdo familiare”.
“Vito Riviello, afferma sempre Bruni, è stato un poeta che ha scavato all’interno dei processi popolari della sua Lucania partecipandovi con una forte dose di comicità ed ironia. Ha trattato il Sud attraverso un immaginario fatto di oggetti, di luoghi e di rappresentatività che lo hanno caratterizzato all’interno dei percorsi poetici del ‘non nostalgico’ anche se i sentimenti sono una traccia rigorosa in quella visione di letteratura ben radicata in una cultura delle contaminazioni”.
“Riviello, infatti, ha molto lavorato su una poesia contaminante e contaminata, dichiara ancora Bruni, e il suo Sud non è mai stato né una terra del rimpianto e tanto meno una terra del rimorso. Una lingua ben ‘strutturata’ nella evoluzione dei linguaggi globali”.
Il Centro Studi “Francesco Grisi” lo ricorderà con una conferenza sulla sua poetica e con interventi critici alla luce di una lettura ragionata delle sue poesie.
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