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In libreria il nuovo romanzo di Antonella Tavassi La Greca
L’anno prossimo a Gerusalemme. Miriam, Veronica e Berenice

Un libro appassionato che ripercorre la storia d’amore contrastata
tra la principessa giudea Berenice e l’imperatore romano Tito
alla ricerca delle ragioni storiche dei conflitti propri di un popolo e della sua terra.

Roma, 14 Luglio 2009 - Un titolo, un auspicio, secondo la tradizione ebraica: L’anno prossimo a Gerusalemme. Miriam, Veronica e Berenice. Esce in questi giorni in libreria l’ultimo romanzo di Antonella Tavassi La Greca, con una generosa testimonianza di Erri de Luca, per i tipi della Logo Fausto Lupetti Editore (collana Amatea, pp. 172, € 15,00). L’opera, pubblicata postuma, verrà presentata lunedì 20 luglio 2009, ore 18.30, a Roma presso il Chiostro del Bramante (Sala Sibilla, via Arco della Pace 5) da Paolo Mieli, Brunella Schisa, Raffaele Mangano, Fausto Lupetti e Bruno Manfellotto.

L’anno prossimo a Gerusalemme è un libro colto che riesce a tradurre la complessità della storia di un territorio e del suo popolo in una lettura agevole e godibile anche per il profano. Per fare ciò l’autrice gioca su una doppia ambientazione. Ci sono due città e due epoche: la Gerusalemme di oggi al tempo degli autobus fatti esplodere dai suicidi, e quella del 70 d.C. con la distruzione del Tempio ad opera dell’imperatore Tito; la Roma dei Flavi, del potere e degli intrighi, e quella attuale dove tutte le religioni e le razze sembrano poter convivere pacificamente.

Il romanzo muove da Miriam, una scrittrice romana di origini ebraiche che sta scrivendo la storia d’amore contrastato tra l’imperatore romano Tito e la principessa giudea Berenice. Miriam invitata da alcuni parenti per una cerimonia di nozze, parte per Gerusalemme insieme alla figlia Veronica. Un viaggio che cambierà la vita a entrambe alla scoperta delle proprie radici; un tuffo nella realtà drammatica della terra santa al tempo del muro eretto da Ariel Sharon per impedire ai palestinesi di raggiungere clandestinamente i territori arabi.

Le tensioni e i conflitti odierni di quelle genti e di quella terra sono soprattutto incarnati dai personaggi di Sarah, che si appresta a unirsi in matrimonio con l’ultraortodosso Isaac; e di suo fratello Josif, giovane soldato obiettore. Non ultime le “ziette” nubili, testimoni di un passato ormai sepolto e custodi della memoria del padre che, giovanissimo, si era trasferito nella terra dei suoi avi.

Miriam chiama, Berenice risponde. La contemporaneità si alterna al passato con Berenice che ne diventa la voce principale per raccontare il dolore per la sconfitta dei suoi cittadini dopo la drammatica Seconda Distruzione del Tempio e per un uomo, Tito, da cui per ragioni politiche e religiose dovrà separarsi. «Delle due parti del romanzo risulta attuale l’antica – scrive Erri de Luca - in cui si manifesta con più evidenza l’impatto tra la potenza romana, corpo estraneo, e l’irriducibile diversità del monoteismo ebraico, fondatore della civiltà religiosa del Dio unico. L’urto tra le due parti contiene una profondità epocale che gli storici di allora non potevano cogliere. I romani non incontrarono in nessun altro paese conquistato la resistenza affrontata in Israele. Ovunque avevano potuto mettere le loro divinità a fianco di quelle locali, il politeismo è democratico, c’è spazio per tutti i culti e le divinità».

L’autrice. Antonella Tavassi La Greca
(Napoli, 1951 – Roma, 2008). Scrittrice di romanzi, racconti, biografie storiche. Ha pubblicato La guerra di Nora Farfalle Marsilio Editori; Voce di Giulia Di Renzo Editore; Le due Agrippine Marsilio Editori; La pedina di vetro Di Renzo Editore.


Da L’anno prossimo a Gerusalemme


«(…) Miriam non riusciva a trovare la dovuta concentrazione per andare avanti.
In casa c’era troppa confusione, anche di notte. Sembrava percorsa da fremiti di agitazione incontenibile, i preparativi per le nozze erano come fiume in piena ormai uscito dagli argini. Se tacevano gli uomini, se non scoppiavano liti furibonde tra Sarah e Ruth, squillavano i campanelli del citofono e della porta e questo provocava gli ululati del cane.
Meglio andare a cercare l’ispirazione per le strade della città vecchia.
La città le era già entrata nel sangue con il suo profumo dolciastro e levantino, ma che suggeriva certamente pensieri nuovi e diversi da quello che dovevano passare nella mente di Berenice, o di Tito, accampato alle pendici del monte sulla cui sommità si ergeva l’imponente fortezza del Tempio.
La spianata del Tempio, oggi, faceva pensare ad altre battaglie e terribili distruzioni, altre donne e bambini uccisi, altri fanatismi.
In nome di Dio si muore ancora, soprattutto si accetta di poter uccidere ed essere uccisi.
Il monito rinascimentale di Marsilio Ficino di un Dio che vuol essere onorato indipendentemente dai riti e dai modi è ancora lettera morta (…)».

Antonella Tavassi La Greca

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