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17 Agosto 2009
Posted in
La Calabria
Al tempo del Normanni la “Valle delle Saline”, definita in seguito “Piana di San Martino”, costituiva il XXI Vicariato della Diocesi di Mileto e comprendeva sette luoghi con altrettante chiese parrocchiali. Il centro più famoso era costituito da S. Martino che, alla visita di Mons. Del Tufo del 1586, possedeva sei chiese fra cui quella dedicata a S. Maria della Colomba.
Il “Flagello” del 5 febbraio 1783 - che rase al suolo gran parte della Regione - non risparmiò il nostro paese, ricostruito poi in un altro sito, e precisamente nella Contrada “L’Abbadia”. Ivi è sorta anche l’attuale chiesa parrocchiale, che conserva l’effigie della titolare S. Maria della Colomba e l’artistica “Madonna col Bambino” del Gagini e che venne restaurata dopo l’altro terremoto del 28 dicembre 1908.
A proposito, il regio Commissario del Comune di Jatrinoli, (riferisce la prof. Isabella Loschiavo), aveva stabilito di «impostare nel bilancio dell’esercizio 1912 la somma occorrente per la ricostruzione del campanile della chiesa parrocchiale della frazione di San Martino, dando incarico al sindaco di fare eseguire il relativo progetto d’arte da persona competente in materia». Il lavoro venne affidato al geometra Ignazio Ascioti, poiché l’ingegnere prescelto l’aveva rifiutato non presentando l’edificio sacro la necessaria sicurezza antisismica.
Nel 2000 la chiesa è stata completamente restaurata, grazie all’assiduo interessamento del rev. don Antonio Scordo, e nove anni più tardi - con l’attuale parroco don Antonio Iamundo - hanno avuto inizio i lavori per la costruzione del nuovo campanile. L’opera voluta dall’Amministrazione Comunale di allora, con un progetto del 1999 dell’architetto Salvatore Greco, è stata realizzata dalla ditta “Immobiliare San Martino” srl di Giuseppe Acquaro e figlio.
Al nuovo campanile, alto m. 20, posizionato su una base di mq. 9 alla superficie - a sinistra della chiesa, si è aggiunta una terza campana di 170 chili che suona in re maggiore.
E’ bene ricordare che ogni passaggio da una civiltà all’altra causa un disorientamento e la cancellazione di simboli, rapporti e valori. Ma l’attuale era tecnologica non ha potuto ancora distruggere gli autentici sentimenti che le campane delle chiese suscitano. Il loro suono, immutato nel tempo, oltre che richiamare alla necessità dello spirito, trasmette gioia e serenità. La loro voce, di fronte al frastuono odierno, è dolce come una carezza. Le funzioni delle campane erano diverse, come dimostra un’iscrizione di tipo indicativo del XV secolo: «Laudo Deum verum; plebem voco; congrego clerum; defunctos ploro; nymbos fugo; festaque honoro». (Lodo il vero Dio; chiamo il popolo; aduno il clero; piango i defunti; allontano i temporali e onoro le feste).
Gli Ebrei ornavano di campanelli le vesti sacerdotali; i Romani dall’alto degli edifici segnavano l’ora delle funzioni pubbliche; anche i nostri avi scandivano la loro laboriosa giornata al suono delle campane. Ed erano queste ad annunciare, dopo un intervallo di silenzio, la resurrezione di Cristo; erano le stesse a salutare festosamente il matrimonio dei giovani o ad eseguire un mesto concerto durante la commemorazione dei defunti.
Il 2 agosto 2009, in concomitanza dei festeggiamenti di Maria SS. della Colomba, le due vecchie campane, unitamente alla terza, più grande e melodiosa, realizzata dalla ditta partenopea “Merolla”, hanno incominciato ad elevare la loro voce solenne. Il loro vibrato, siamo certi, oltrepasserà monti e valli per entrare - realmente o virtualmente - nel cuore di ogni sammartinese. La nuova campana, dedicata a San Giuseppe, vuole - infine - ricordare che non c’è bene più caro della famiglia né ambizione più grande dell’onesto lavoro.
Domenico Caruso - S. Martino di Taurianova (Reggio Cal.)
Il servizio è stato pubblicato anche sul mensile “La Piana” di Palmi (R.C.) - Anno VIII n. 8 - Agosto 2009.
Foto:
1 - Nuovo campanile (Arch. fot. D. Caruso);
2- Nuova campana (Arch. fot. D. Caruso).
Il “Flagello” del 5 febbraio 1783 - che rase al suolo gran parte della Regione - non risparmiò il nostro paese, ricostruito poi in un altro sito, e precisamente nella Contrada “L’Abbadia”. Ivi è sorta anche l’attuale chiesa parrocchiale, che conserva l’effigie della titolare S. Maria della Colomba e l’artistica “Madonna col Bambino” del Gagini e che venne restaurata dopo l’altro terremoto del 28 dicembre 1908.
A proposito, il regio Commissario del Comune di Jatrinoli, (riferisce la prof. Isabella Loschiavo), aveva stabilito di «impostare nel bilancio dell’esercizio 1912 la somma occorrente per la ricostruzione del campanile della chiesa parrocchiale della frazione di San Martino, dando incarico al sindaco di fare eseguire il relativo progetto d’arte da persona competente in materia». Il lavoro venne affidato al geometra Ignazio Ascioti, poiché l’ingegnere prescelto l’aveva rifiutato non presentando l’edificio sacro la necessaria sicurezza antisismica.
Nel 2000 la chiesa è stata completamente restaurata, grazie all’assiduo interessamento del rev. don Antonio Scordo, e nove anni più tardi - con l’attuale parroco don Antonio Iamundo - hanno avuto inizio i lavori per la costruzione del nuovo campanile. L’opera voluta dall’Amministrazione Comunale di allora, con un progetto del 1999 dell’architetto Salvatore Greco, è stata realizzata dalla ditta “Immobiliare San Martino” srl di Giuseppe Acquaro e figlio.Al nuovo campanile, alto m. 20, posizionato su una base di mq. 9 alla superficie - a sinistra della chiesa, si è aggiunta una terza campana di 170 chili che suona in re maggiore.
E’ bene ricordare che ogni passaggio da una civiltà all’altra causa un disorientamento e la cancellazione di simboli, rapporti e valori. Ma l’attuale era tecnologica non ha potuto ancora distruggere gli autentici sentimenti che le campane delle chiese suscitano. Il loro suono, immutato nel tempo, oltre che richiamare alla necessità dello spirito, trasmette gioia e serenità. La loro voce, di fronte al frastuono odierno, è dolce come una carezza. Le funzioni delle campane erano diverse, come dimostra un’iscrizione di tipo indicativo del XV secolo: «Laudo Deum verum; plebem voco; congrego clerum; defunctos ploro; nymbos fugo; festaque honoro». (Lodo il vero Dio; chiamo il popolo; aduno il clero; piango i defunti; allontano i temporali e onoro le feste).
Gli Ebrei ornavano di campanelli le vesti sacerdotali; i Romani dall’alto degli edifici segnavano l’ora delle funzioni pubbliche; anche i nostri avi scandivano la loro laboriosa giornata al suono delle campane. Ed erano queste ad annunciare, dopo un intervallo di silenzio, la resurrezione di Cristo; erano le stesse a salutare festosamente il matrimonio dei giovani o ad eseguire un mesto concerto durante la commemorazione dei defunti.
Il 2 agosto 2009, in concomitanza dei festeggiamenti di Maria SS. della Colomba, le due vecchie campane, unitamente alla terza, più grande e melodiosa, realizzata dalla ditta partenopea “Merolla”, hanno incominciato ad elevare la loro voce solenne. Il loro vibrato, siamo certi, oltrepasserà monti e valli per entrare - realmente o virtualmente - nel cuore di ogni sammartinese. La nuova campana, dedicata a San Giuseppe, vuole - infine - ricordare che non c’è bene più caro della famiglia né ambizione più grande dell’onesto lavoro.
Domenico Caruso - S. Martino di Taurianova (Reggio Cal.)
Il servizio è stato pubblicato anche sul mensile “La Piana” di Palmi (R.C.) - Anno VIII n. 8 - Agosto 2009.
Foto:
1 - Nuovo campanile (Arch. fot. D. Caruso);
2- Nuova campana (Arch. fot. D. Caruso).
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