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Ogni anno, nel periodo natalizio, il Presepe Monumentale del Convento Domenicano di Soriano Calabro, richiama fedeli e visitatori da ogni parte della nostra regione.
La suggestione di questa stupenda opera d’arte rapisce per il modo in cui ci si ritrova immersi in un ambiente meraviglioso, che ripercorre le principali tappe della storia della salvezza, fino all’Incarnazione, e in un cui domina incontrastata l’armonia della natura, con la sua semplicità e la sua quiete, dove il silenzio viene interrotto di tanto in tanto dal cinguettio degli uccelli, o dai belati degli armenti ai pascoli, quasi a riecheggiare i miti di un mondo arcaico ormai perduto per sempre.
Gli squarci catturano gli sguardi per la profondità quasi inverosimile dei paesaggi che all’orizzonte toccano il cielo, arrecando alla contemplazione una bellezza più profonda e il concetto del mondo fisico come veicolo di una monumentale bellezza spirituale. Una bellezza che cerca anche l’uomo di oggi, uomo sempre alla ricerca di senso, sebbene assordato dal fragore delle macchine e insidiato dalle trappole del consumismo.
Nel nostro Presepe, le scene rievocano storie e reminiscenze di una regione come la Calabria fortemente legata al mondo della tradizione bucolica e agro-pastorale dei tempi antichi: arti e mestieri che nei secoli hanno caratterizzato il tema e il mistero della natività. Eccezionale è anche il susseguirsi delle atmosfere che delineano in maniera quasi naturale, grazie ad abili giochi di luce ben congegnati, le varie fasi del giorno: in particolare il crepuscolo, quando gli sfondi sono animati da colori dai toni fantastici: azzurro e violetto di cobalto, e poi ancora giallo, arancio e rosso, al punto da assumere tratti iperreali. A ciò si aggiunge il fatto che i pastori a grandezza d’uomo e i vari utensili ricercati con cura, rendono più verosimili le scene che, tra l’altro, rappresentano idealmente quello che possiamo considerare un minimuseo dell’arte contadina del comprensorio. Diversi sono stati gli angoli del convento domenicano (persino l’interno delle “Magnifiche Rovine”, i cosiddetti “Scuri”) che hanno ospitato nel corso degli anni questa meravigliosa opera d’arte, sulla scia di quei valori e di quei sentimenti che hanno caratterizzato l’episodio di Greccio e che sono stati trasmessi a tutto il mondo da San Francesco d’Assisi.
Negli anni, il presepe del santuario di San Domenico è divenuto un’attrazione particolare e un punto di richiamo di livello regionale e interregionale, essendo ormai una tappa obbligata dell’itinerario turistico delle Serre Vibonesi. Moltissimi sono i visitatori nel periodo natalizio, a cominciare dalle scolaresche che prima delle vacanze assaporano in anticipo il clima della festa curiosando sui segreti della scenografia. Le visite continuano anche durante tutto l’anno e in estate, quando giungono su questo lembo di Calabria turisti da tutta Italia e dall’estero sull’esempio dei viaggi del “Gran Tour”, per scoprire le delizie nascoste nell’entroterra vibonese.
L’opera ha certamente il fine, pedagogico, di ricordare a tutti che il Natale è la festa della fratellanza e non dell’abbondanza, dell’apertura verso i fratelli indigenti che a causa di tante ingiustizie vedono misconosciuti i loro diritti da quanti non hanno ancora capito il messaggio del Presepe, primo esempio di una società multietnica che annovera insieme uomini e culture sparsi sulla terra sotto un unico cielo, uniti nella fede nell’unico Dio, da tutti riconosciuto come Padre che amorevolmente veglia sull’intero universo, un universo permeato di tanta bellezza verso cui l’arte cristiana si impone come cultura, ovvero come “cultivatio hominis”.


Anna Rotundo

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