50 anni del circolo Mondo nuovo

La fondazione 
Quante divisioni ha il papa? pare abbia chiesto Stalin con aperto disprezzo, abituato com’era a misurare i rapporti di forza in migliaia di carri armati e cannoni. Eppure un vecchio cospiratore come lui avrebbe dovuto ricordare che le guerre non si vincono solo con i reggimenti schierati, ma anche con la forza delle idee, con la passione dell’impegno.
Ci sono storie che non si possono raccontare elencando successi e riconoscimenti, ci sono persone che non otterranno medaglie e cavalierati, ma hanno lasciato un segno profondo nelle coscienze, determinato scelte radicali nella vita di chi li ha incontrati. Quante divisioni ha il papa? si potrebbe tradurre e attualizzare in tanti altri modi; la brutalità del potere non riesce mai a schiacciare e ridurre al silenzio tutte le voci.
Proprio assistendo alla marcia dei carri armati sovietici in Ungheria, nel 1956, inizia il lungo viaggio dei giovani che daranno vita, nel 1960, al circolo Mondo nuovo, a Cosenza. Un viaggio lungo e accidentato tra le tante anime, i gruppi, le    contraddizioni della sinistra socialista.  

Un itinerario nella cultura del secolo breve, sfuggente e difficilmente incasellabile, come sempre accade con le manifestazioni autenticamente culturali, che non si lasciano rinchiudere in una formula, ma si mostrano aperte ad ogni istanza progressista e libertaria.   
Cerchiamo di ripercorrere brevemente, di evocare l’avventura di questi ragazzi, ai tempi in cui le idee viaggiavano grazie alla macchina da scrivere e al ciclostile, quando ancora non esistevano gli assessorati alla Cultura e i loro generosi bilanci.  Mondo nuovo opera a Cosenza tra il 1960 e il 1980, un arco di tempo straordinariamente lungo, soprattutto nel Meridione, soprattutto in Calabria. E bisogna aggiungere che la chiusura fisica del circolo ha sparso per l’Italia, e non solo, una pattuglia di persone, formatesi in lunghi anni di impegno, letture e dibattiti, che rappresentano la testimonianza migliore della validità di quell’esperienza. Anche se affermare questo equivale già a dare un giudizio, su un gruppo a cui non sono toccati riconoscimenti ufficiali, né santificazioni nel Pantheon della cultura di sinistra. 
Ma cos’è stato il circolo Mondo nuovo? Seguendone le tracce si risale indietro nel tempo, nella città degli anni Cinquanta del Novecento, di cui Guido Piovene, nel suo celebre Viaggio in Italia, scritto tra il 1956 e il 1957, tratteggia un ritratto nitido, efficace: “Si vede sorgere il prodigio inatteso di una città, Cosenza, ricca, colorita, attiva. Per spiegarlo, bisogna ricordare che la Calabria è come pervasa da un movimento migratorio, in parte verso l’America o altre regioni, in parte convergente sui centri maggiori. L’atmosfera dei capoluoghi perciò è quasi sempre in antitesi con quella del circondario, che invece si va spopolando. Nel dopoguerra si è addirittura raddoppiata. I cosentini, come in genere i calabresi, sono di ingegno esatto e rifuggono dalle iperboli”. 
Qui un gruppo di giovani, che probabilmente non vedono la loro città allo stesso modo dell’illustre viaggiatore, stanno cercando dei punti di riferimento, seguendo il dibattito politico in corso, insofferenti della rigida disciplina e delle liturgie che caratterizzano tutti i partiti tradizionali. Sono ragazzi di estrazione popolare, artigiana, frequentano scuole tecniche, non sono insomma i soliti liceali annoiati, e verso la vita culturale hanno un atteggiamento di grande attenzione, unita a un’estrema libertà di modi, lontani come sono da pregiudizi e tradizioni borghesi. 
Tra le carte dell’archivio di Mondo nuovo, una ricchissima documentazione, scegliamo i testi dattiloscritti su cui, a qualche anno di distanza, quegli stessi ragazzi hanno puntigliosamente registrato i primi passi della loro grande avventura. Si può notare da subito l’attenzione a una realtà più grande delle piccole beghe cittadine, l’interesse ai fatti della politica internazionale. A Cosenza si sta spegnendo l’esperienza del circolo “De Sanctis”, a causa delle divisioni tra socialisti e comunisti. I ragazzi degli anni Cinquanta non dispongono di Internet, ma all’edicola della stazione ferroviaria sfogliano le riviste, in cerca di novità. Rimangono colpiti dalla vivacità e indipendenza della rivista di Lucio Libertini, “Mondo nuovo”, a cui decidono di ispirarsi. 
In uno di questi testi, intitolato “Schema generale per una storia del circolo Mondo nuovo” si legge:  
 
   “Gli anni di incubazione: 1956/1959 Il XX Congresso del Partito Comunista Sovietico del febbraio marzo 1956 – i fatti di Poznam in Polonia nell’ottobre 1956 – l’intervento dei carri armati sovietici nel novembre 1956 in Ungheria. Ultime battute del circolo “F. De Sanctis”. L’esperienza de “Il Timone” negli anni 1958/1959: Lombardi Pallone e Monaco: il jazz, il cinema e la letteratura moderna. La scoperta di “Mondo nuovo” e della sinistra socialista: settembre 1959: Lucio Libertini, Tommaso Chiaretti ed altri. Incontro con Salvidio, Bruno Colletta e altri.” 
 
Il nome di Antonio Lombardi (insieme con quelli dei primi compagni) ricorrerà per i venti anni successivi, identificando sempre più l’attività del circolo con la sua opera di organizzatore infaticabile e cocciuto. “Il Timone” è un foglio studentesco, oggi rintracciabile solo in biblioteca. Ma seguiamo ancora il dattiloscritto:    
 
“La fondazione -febbraio 1960/maggio 1960. Occupazione della sede non più funzionante da anni del “F. De Sanctis”. Primo dibattito: La situazione politica dopo la crisi Segni e l’avvento di Tambroni, relatore Lombardi – La dolce vita di Fellini, relatore Lombardi, presenti una decina di persone. Salvidio, Pallone, Matrangolo, Colletta, La Valle, Policano, Bruno, Filice, De Rose, Bifarella, Negrelli.
Lettera al settimanale “Mondo nuovo” per prendere contatti: il 21 maggio 1960 arriva Libertini per l’inaugurazione ufficiale: La crisi della D.C. e del mondo cattolico: pieno successo dell’iniziativa: cento presenti. Impegno della destra P.S.I. della Federazione (Mancini e Frasca) per far fallire l’iniziativa: aiuto dei compagni della sinistra socialista locale. Impegno di Libertini di aiutare il circolo: venti copie del settimanale per quattro anni. 8.000 lire mensili ricavate dalla vendita del foglio”.    
 
I primi passi di Mondo nuovo esplicitano da subito quali saranno per i venti anni successivi i filoni principali di interesse, l’attenzione al dibattito politico nazionale e internazionale, la passione per il cinema, la letteratura e l’arte. E la lettera menzionata è la prima di una lunga serie, servirà per prendere contatto con Lucio Libertini e i collaboratori della sua rivista, da cui il circolo prenderà il nome. Antonio Lombardi ne scriverà centinaia, per invitare i migliori intellettuali italiani e stranieri a partecipare alle iniziative del circolo, ma anche per polemizzare, contestare, proporre temi e autori all’attenzione di tutti i protagonisti del dibattito. E dalle note sopra trascritte si comprende anche che la scelta di Mondo nuovo di mantenersi al di fuori dei due partiti tradizionali della sinistra pone da subito problemi ai giovani e determinati promotori. E non gli sarà mai perdonata. 
Il primo nodo da affrontare, dopo l’individuazione di una sede, è quello di finanziare le attività, e la diffusione militante della rivista di Libertini sarà il primo passo di una vera e propria libreria che, negli anni, il circolo sarà in grado di organizzare e utilizzare con accortezza. 
 
Presenza critica
Se scorriamo i documenti dell’archivio di Mondo nuovo non troviamo pieghevoli su carta patinata come si usa oggi. Tutto è rigorosamente nero o color seppia, e le foto in bianco e nero. Le carte consentono di seguire la crescita sia del circolo sia della consapevolezza del suo ruolo. Il 18 ottobre 1964 viene stampato lo Statuto, in 18 articoli. Sempre in quell’anno una pubblicazione a cura del circolo, i “Quaderni di cinema”. Scorriamo l’indice: Guido Aristarco, Realismo, decadentismo e avanguardia nel cinema contemporaneo; Tommaso Chiaretti, La critica cinematografica tra industria culturale ed organizzazione di partito; Pio Baldelli, Promemoria per una critica cinematografica militante; Adelio Ferrero, Elogio della tendenziosità; Giampiero Mughini, Vecchio e nuovo nella critica cinematografica italiana. In apertura dell’opuscolo Antonio Lombardi ne spiega le ragioni editoriali; alla fine le note sui collaboratori e i soliti consigli bibliografici. 
Ogni anno si compila un resoconto dell’attività svolta e insieme il programma per l’anno successivo, dato che tutto passa per l’assemblea dei soci. Nel 1969 il prezzo della tessera è di Lire 1.000, tra le carte dell’anno 1970 la “Lista dei candidati proposti dal Comitato Direttivo uscente per l’elezione a scrutinio segreto dei 9 membri del Direttivo” ci fa capire che la vita del circolo è regolamentata e strutturata. Tutto viene verbalizzato e registrato, niente può dipendere dall’estro del momento. Ogni anno vengono compilati consigli di lettura, insieme a liste di libri da non leggere, segnalazioni di film da vedere e di film da evitare, che non valgono il prezzo del biglietto. 
Antonio Lombardi intraprende lunghi viaggi per rifornire il circolo e i soci dei libri di cui si dibatte, per partecipare a manifestazioni culturali e artistiche, per ascoltare la viva voce di quelli che considera i suoi maestri. Franco Fortini, Lelio Basso, Sebastiano Timpanaro, e tanti altri. Bisogna ascoltare e apprendere, anche a costo di andare in treno fino a Torino per una lezione di tre ore, di Franco Fortini. Affinando la sua cultura, moltiplicando i suoi rapporti, Lombardi conserva i modi diretti e non paludati della prima giovinezza, come si nota nel testo seguente, in cui racconta come una delle iniziative più riuscite del circolo abbia avuto inizio da una svendita di libri, ottima occasione per rifornirsi di testi validi a buon prezzo:      
 
“Tutto è cominciato nell’ottobre del ‘70 a Roma in piazza S.Silvestro alla Remainder’s Book. In fondo ai grandi locali una svendita di libri e riviste al 75% di sconto ammucchiati su un grande bancone in migliaia di copie  e sottoposti alle più strane <<acrobazie>> dai pochi clienti vecchi e giovani che rovistavano, in cerca di qualcosa o di qualcuno, fra libri e riviste che magari erano costati lacrime, dolori, pene e speranze ai loro autori o redattori. Uno spettacolo non certo piacevole o allettante. Forse esso rappresentava la conferma di certe scelte dell’editoria italiana; forse la cartina al tornasole delle condizioni del libro e della lettura nel nostro disgraziato Paese. La <<scoperta>> o <<riscoperta>> di Velso Mucci comunque non è stata casuale dal momento che conoscevamo e leggevamo dal lontano 1958 la rivista mensile di politica culturale del PCI Il Contemporaneo, rivista che nel suo primo numero doppio si apriva con 6 poesie di Nazim Hikmet –poeta comunista turco che faceva la sua prima apparizione nella cultura italiana– tradotte da Velso Mucci. 
Girando intorno a questo enorme banco di libri e riviste è uscita fuori una copia del libro L’età della Terra di Velso Mucci prefato da Natalino Spegno”. Antonio Lombardi, La scoperta di Velso Mucci, in Quest’uomo Velso Mucci. Contributi sulla figura e l’opera, Mondo nuovo, Cosenza, 1974. 
 
Il metodo di lavoro ormai è consolidato, ed è sempre lo stesso: prima di parlare bisogna leggere, procurarsi i testi e leggerli insieme, di sera, discuterli. Uno stile  che porta il gruppo a progetti sempre più impegnativi, come l’idea di un libro per ricordare, a dieci anni dalla morte, uno scrittore “irregolare”, eretico come Velso Mucci. Un volume di 228 pagine, stampato in mille copie e distribuito attraverso la rete dei rapporti e degli amici sparsi per l’Italia. Scorrendo l’indice si susseguono i contributi di Rocco Mario Morano, Elio Mercuri, Alberto Asor Rosa, Geno Pampaloni. Una lunga lettera di Eugenio Galvano, compagno di classe di Mucci al liceo Cavour di Torino, densa di dati personali. Un’altra testimonianza di Angelo Quattrocchi, una lettera di Roberto Roversi, il poeta e libraio antiquario a Bologna, che invia un testo poetico dedicato allo scrittore torinese. Da tutta Italia hanno risposto all’invito di Mondo nuovo, e dalla Spagna due importanti artisti hanno offerto la loro testimonianza: Ricardo Munoz Suay, scovato da una lettera di Antonio Lombardi spedita a un vecchio indirizzo e miracolosamente recapitata, aderisce all’invito e da Barcellona scrive e ricorda. E a seguire un’intervista con Josè Ortega.   
Sono gli anni della contestazione, del movimento studentesco, degli scontri di piazza, del terrorismo e delle bombe. Il circolo è un riferimento per molti giovani, che prendono il posto di quelli che devono partire, per cercare lavoro altrove.     
 
La memoria  
In una recente Guida alle fonti per la storia dei movimenti in Italia (1966-1978), Roma 2003, a cura della Fondazione Lelio e Lisli Basso, la nostra regione è praticamente assente. Eppure alcune realtà, Mondo nuovo innanzitutto, dovrebbero trovare posto in un catalogo simile. Proprio nell’archivio on line della Fondazione Basso compaiono le lettere di Antonio Lombardi a Lelio Basso, una traccia evidente dei rapporti intercorsi tra i giovani cosentini e il maestro. Le cose cambiano, i ricercatori con contratti a termine non sempre hanno memoria storica, oppure non possono permettersela. Così l’archivio di Mondo nuovo non compare perché non è stato reso fruibile, come si dice oggi. 
Citiamo ancora un documento: tra le iniziative del 1967, il 25 febbraio, il circolo presenta alla città i “Quaderni piacentini”, con la significativa presenza della condirettrice Grazia Cherchi. Puntuale, il volantino scritto per l’occasione informa: “Quaderni piacentini, diretta da Piergiorgio Bellocchio, Grazia Cherchi e Goffredo Fofi, si è confermata, nei 29 numeri finora usciti, una delle riviste più importanti del giovane marxismo e della nuova sinistra italiana.”
Anche solo dai pochi esempi presi in esame si intuisce che non si tratta delle solite conferenze, dei riti pomeridiani della provincia: Cosenza entra a pieno titolo nel circuito del dibattito culturale nazionale di quegli anni. Il circolo, da subito, ha guardato e cercato molto oltre i ristretti confini cittadini, intrecciando rapporti con quello che poi si sarebbe chiamato il mondo della contestazione, una nuova sinistra diffidente sia verso lo stalinismo, sia verso le compromissioni con il potere del nascente centro-sinistra. 
La ricorrenza dei quarant’anni del ’68 ha dato modo a molti padri nobili, o sedicenti tali, di rivendicare il proprio contributo. Non sono mancati i libri pubblicati per l’occasione. Il problema è che questa massa di testimonianze, di memorie, di racconti sembra a volte troppo personale, fondata sul ricordo individuale di gesta più o meno eroiche, con pochi riscontri oggettivi. I contestatori, di solito, non hanno tempo e voglia di scrivere, verbalizzare, depositare documenti, annotare i nomi dei presenti alle assemblee. Per cui le rievocazioni non risultano sempre convincenti.  
Nel caso di Mondo nuovo, nato prima e da altri presupposti, la documentazione, invece, non manca. Un’attività che si caratterizza, dal primo anno, per metodicità e impegno, volta anzitutto all’autoformazione. Come s’è visto, soci e frequentatori, fin dal lontano 1960, hanno l’abitudine di ritrovarsi per leggere assieme libri e riviste. Per quelli che non riescono a frequentare assiduamente si stampano degli opuscoli. 
Divisioni interne al gruppo  e vicende personali, scelte di lavoro hanno portato alla chiusura del circolo, ma la validità dell’esperienza è innegabile. Allora cosa impedisce che questa lunga attività possa ora diventare patrimonio collettivo? Serve che un’istituzione culturale credibile, statale o locale, intraprenda un’iniziativa seria per acquisire, raccogliere, riunire i pezzi di questa memoria. Un progetto in tal senso sarebbe utile non solo per Mondo nuovo, ma per tutta la storia più recente della città e della Calabria, che manca di un punto di riferimento per gli ultimi decenni, così intensi e multiformi. Gruppi musicali, esperienze teatrali, radio libere, cinema e pittura non hanno trovato posto finora, nelle istituzioni tradizionali, attardate nella conservazione di una memoria storica mummificata nella fissità di certe interpretazioni. Perfino la storia dei partiti popolari, delle lotte per la terra dell’ultimo dopoguerra, è diventata subito territorio riservato, con divieto assoluto di intervento per chi non faccia parte della consorteria in carica.  
Farsi carico della memoria più recente, raccoglierne la documentazione,  costituirebbe un primo passo per tracciare la trama della vita culturale cittadina, e forse si scoprirebbe che i suoi nuclei più vitali e autentici non sono unicamente collocabili in qualche farmacia, in un caffè, in un salotto buono. La diffusione di riviste di qualità, libri e film, la presenza in città di veri maestri, pronti all’invito di un gruppo di giovani entusiasti, ha sicuramente inciso e lasciato un segno.   
Di certo, oltre a Mondo nuovo, ci saranno altre realtà da censire, i ragazzi del circolo non sono partiti dal nulla, dalle loro stesse ricostruzioni si comprende l’importanza dell’incontro con alcuni insegnanti, di varia estrazione politica. E del confronto con altre identità, con alcune associazioni cattoliche, con cui hanno dialogato e si sono anche scontrati. Giovani di sinistra e non solo, insegnanti con un po’ di  carisma, buone letture e una ricerca costante di incontri significativi; non c’è niente di più distante dalle piccole consorterie massoniche che, di solito, vengono spacciate per centri di cultura. Insomma rileggere l’esperienza di Mondo nuovo potrebbe offrire finalmente l’occasione di dire qualcosa di fondato sulla circolazione delle idee nella nostra regione.  
Quanto ad Antonio Lombardi (un bel ritratto in “Teatro Rendano”, a cura di Michele Cozza, Mondo nuovo reprise. Ricostruiamo una vicenda singolare degli anni ’60 a Cosenza, anno VI, n. 50, marzo 2002 ), il suo impegno continua in un modo diverso. Da quasi venti anni ha ripreso a far sentire la sua presenza con il “Foglio volante”, di cui ha pubblicato oltre tremila numeri, proponendo all’attenzione articoli delle migliori firme, documenti e ricordi di personalità passate da Mondo nuovo, testi a cui “cambia i connotati” con l’aggiunta di immagini e allusioni colte, che mettono alla prova i suoi lettori. 
Quante divisioni ha il papa? Antonio Lombardi ne ha riunite molte e le fa ancora marciare verso le mete più insolite e lontane. Su “Foglio volante” pubblica e diffonde, inoltre, i testi a firma Santachiara, un nome che ha scelto in omaggio alla sua famiglia, al quartiere del centro storico della sua città. Sono brevi componimenti in versi, alcuni in lingua, molti in dialetto. Lombardi ama leggerli ai visitatori che passano dal negozio di via Trento 59, che per molti anni ha ospitato gli amici, quando mancava una sede. Un locale pieno di libri, di stampe, di ritagli di giornali, dove vengono confezionati i “Fogli volanti”. Dove rivive l’atmosfera di anni lontani, di lotte quotidiane, di miti possenti.    
Mario De Filippis
 

 

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