Berlusconi o Di Pietro: chi è pericoloso per la democrazia?

Da quando Berlusconi è sceso in politica, nel linguaggio di molti avversari al suo schieramento sono ricomparsi termini che solitamente venivano riservati a ben altra realtà storica italiana di cui pian piano si sta perdendo il ricordo: assassinio della democrazia, regime, dittatura, dittatore. Termini bruttissimi perché sono sinonimi di mancanza di libertà, violenza gratuita, negazione della democrazia e, quanto ai dittatori, si sa bene che fine abbiano fatto quasi tutti.
Ad usare quei termini nei confronti di Berlusconi e del suo governo sono per fortuna pochi e forse per questo la maggioranza degli italiani non ci fa caso. Tra coloro che denunciano «la scomparsa della democrazia, uccisa dal governo Berlusconi» vi sono alcuni militanti del Partito dei comunisti italiani e di Rifondazione comunista, che il popolo italiano ha già provveduto nelle ultime elezioni a estromettere dal Parlamento. Ve ne sono invece altri molto aggressivi ancora in Parlamento, da cui il popolo italiano dovrebbe guardarsi bene perché non sanno quel che dicono e non sanno quel che fanno, ma fanno molto male proprio alla democrazia che a parole dicono di voler difendere.
Questo gruppo di esasperati che gridano contro il regime di Berlusconi e la dittatura del suo governo ha alla sua testa un tribuno che, reduce da qualche successo (tra molte disfatte) in magistratura, si è montato a tal punto la testa da ritenersi il vero interprete della Costituzione, il più grande portatore dei Valori d’Italia e in diritto di bacchettare a piacimento persino i suoi stessi compagni antiberlusconiani chiamandoli «pavidi e ipocriti». Il suo nome è Antonio di Pietro.

Qualche mese fa, il giornalista Piero Ostellino faceva di lui questo ritratto: «Antonio Di Pietro assomiglia più a un demagogo sudamericano, aspirante alla dittatura, che al capo di un partito (l’Italia dei Valori) presente nel Parlamento di un Paese di democrazia liberale». «Un demagogo che interpreta, sollecita e lusinga i peggiori istinti», «un demagogo che fa leva sul malcontento popolare e sulla debolezza del Partito democratico per proporsi come la sola opposizione antagonista al Governo Berlusconi. Non è colto, forse non è neppure intelligente; di certo, però, è scaltro e soprattutto molto spregiudicato». «A suo modo, egli è una sorta di piccolo Mussolini del XXI secolo». Ostellino non sembra avere dubbi: «Di Pietro è un pericolo per la democrazia italiana, perché troppi italiani per bene, non necessariamente suoi sostenitori, vedono in lui l’«Uomo giusto», come, nel 1922, lo videro in Mussolini. Con una sola differenza che lascia sperare che l’Italia, questa volta, se la cavi: Di Pietro non ha né la cultura né la personalità politica di Mussolini».
Nella recente vicenda delle liste per le elezioni regionali non si può non condividere il parere personale del Presidente della Repubblica, secondo cui si è trattato di un brutto «pasticcio», la cui responsabilità sembra ricadere per intero sul partito di Berlusconi. Detto questo, però, volerne far pagare le conseguenze al popolo italiano e alla democrazia non è altro che cinismo e spregio dello Stato di diritto. Alle elezioni il popolo italiano vuole avere la libertà di scelta tra opposti schieramenti concorrenti e bene quindi ha fatto il Governo a predisporre e il Presidente della Repubblica a emanare un apposito decreto legge atto ad impedire che un errore procedurale, per quanto grave, privasse il popolo italiano del suo principale diritto civico. In qualunque Paese civile agli errori si può porre rimedio, solo nelle dittature questo non è possibile. Starà al popolo, in assoluta libertà, decidere da chi vuole essere governato, chi premiare e chi bocciare.
Scandalizzarsi dell’intervento correttivo del Governo e dell’avallo del Capo dello Stato significa tenere in scarsa considerazione i diritti sovrani del popolo e della democrazia e non avere il senso dello Stato. Nel caso di Di Pietro e di quanti ne condividono l’esaltazione fino a chiedere l'impeachment del Capo dello Stato significa, per usare ancora un’espressione di Ostellino, «calpestare i più elementari principi e le istituzioni stesse della democrazia rappresentativa». Altro che Uomo «giusto»! Non sarebbe certo quello che, cadendo Berlusconi, risolleverebbe le sorti dell’Italia. Anche il signor Romano Prodi dovrebbe chiedersi sinceramente di chi, oggi, bisognerebbe davvero avere paura in Italia.
Giovanni Longu
Berna, 8.3.2010

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