FORA: Lady – La solitudine globale del satellite ‘Mezzogiorno’

di Nicola Zitara - Siderno, 16 Aprile 2010

Nel marzo scorso s'è spenta a Ischia Lady Susana Walton. Non ho mai avuto l'onore d'incontrare la nobildonna, so di Lei attraversa mia figlia Lidia, che ha illustrato alcuni aspetti del famoso giardino "La Mortella", una fondazione dell'aristocratica famiglia. La signora era sudamericana di nascita e inglese per matrimonio. La scomparsa di una straniera che ha trascorso gran parte della sua vita nell'area napoletana mi fa ricordare una lettura della mia adolescenza, a quel tempo un famoso romanzo, "La storia di San Michele", scritto da un medico scandinavo, Axel Munthe, il quale si ritirò a Capri per vivere di Sole e di lavoro contadino.

Ricordi lontani! Oggi è ben difficile che una persona, che possieda mezzi adeguati, si sposti qui, a vivere con noi la nostra solitudine, fatta di benessere superficiale, di una civiltà approssimativa, di una democrazia corrotta. Il Sole, il mare, il verde dei nostri monti non ci salvano più, gli antichi ricordi della grecità evaporano con l'incalzare della coscienza mercantile e con l'assenza di alberghi e ristoranti accoglienti. E non si tratta di letteratura, di moda o di incultura, il problema è politico. Al tempo del Regno borbonico, il Mezzogiorno aveva una sua frontiera che lo chiudeva giuridicamente dai vari Stati dell'Italia restante. Napoli era una grande capitale, l'esercito e la marineria napoletani pagavano il soldo a circa centocinquantamila uomini; la capitale e le città della provincia erano centri di attività economiche nel campo dell'agricoltura, del commercio e persino dell'industria, gli scienziati si riunivano a convegno nella sua prestigiosa università, la quale brillava di sapere moderno. Intorno alla corte borbonica ruotavano le ambasciate di tutti i più potenti paesi del mondo. Il re di Prussia mandò suo figlio alla Nunziatella perché si specializzasse nell'impiego dell'artiglieria; il Cantiere navale di Castellammare costruiva la più belle e moderne navi del Mediterraneo, le banconote napoletane giravano con facilità, apprezzate da tutti.
Sono solo esempi, le poche cose che ricordo. Lo spostamento della frontiera politica del Volturno alle Alpi, imposto dall'unità, ha cancellato l'individualità del Mezzogiorno e ha fatto di questo nostro paese un satellite delle regioni padane confinanti con il Centroeuropa. Un paese di mare - la seconda flotta mercantile del mondo - è stato trasformato in una specie di isola sociale confinante con un mare chiuso ai traffici mediterranei, in un paese accattone della mediazione alpigiana per comunicare con la Francia, con l'Austria, con l'Inghilterra, con la Russia che, al tempo dell'indipendenza, ne erano i maggiori e migliori partner. Oggi chi vuole comprare una radiolina o un rasoio tedeschi deve rivolgersi al distributore milanese; il produttore di olio pugliese, che vende una partita di olio a una ditta francese, trova il suo accredito allo sportello di una banca fiorentina, il turista tedesco che voglia trascorrere venti giorni in Sicilia, sul monte di Erice, si rivolge a una agenzia di viaggi del Trentino.
Al tempo dei Borbone il San Carlo era uno dei più prestigiosi teatri del mondo: quel che rimane si vede. Sempre a quel tempo gli editori napoletani traducevano e diffondevano, in misura maggiore che in alcun'altra città d'Italia, saggistica e letteratura straniera. Oggi il lavoro di diffusione del libro straniero avviene attraverso Internet, ma le centrali della mediazione non stanno più nel Mezzogiorno.
A tirare le conclusioni, oggi è futile dibattere se 'unità' sì o 'unità' no, se Garibaldi sì o Garibaldi no. Il disastro sta nei fatti. Il problema non consiste nell'unità di lingua, di cultura, di religione, di tradizioni, ma puramente e semplicemente nella autonomia politica, nell'indipendenza dello Stato Napoletano, dello Stato Sardo e dello Stato Siciliano.

Fonte: Eleaml


FORA di Nicola Zitara - La rubrica riproposta da Calabresi.net

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