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Il libro racconta la storia della città di Lamezia Terme a partire dai primi anni ’90, caratterizzata da gravi episodi di matrice mafiosa. Il periodo dello stragismo di Cosa Nostra, fu vissuto anche a Lamezia con l’uccisione del sovrintendente di polizia Salvatore Aversa e della moglie, e con l’esecuzione di due netturbini, finiti nel mirino criminale per uno scherzo del destino.
All’alba del 24 maggio 1991 due operatori ecologici comunali innocenti, Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, vengono uccisi a colpi di kalasnikov, durante quello che fu definito un eccidio “dimostrativo” che doveva servire a far intuire le mire delle cosche della ‘ndrangheta sugli appalti della nettezza urbana. All’indomani della tragedia, la città di Lamezia è sconvolta, ma ciò non è sufficiente a rompere il muro dell’omertà: nessuno, infatti, è disposto ad ammettere di aver assistito all’accaduto. Dopo pochi mesi, il Consiglio comunale di Lamezia Terme fu sciolto per presunte infiltrazioni mafiose.
Sono queste le “Vittime dell’oblio”. Ma lo siamo anche noi tutti.
Partendo da questi fatti e raccontando le successive indagini che confermarono la natura intimidatoria della strage, rivolta al Comune e alla gestione degli appalti sui rifiuti, l’autore cerca di analizzare il contesto storico di riferimento e si spinge in una profonda riflessione che investe non solo le istituzioni (il Comune di Lamezia Terme sciolto due volte per infiltrazioni mafiose), ma arriva ad analizzare le responsabilità della politica e di un’opinione pubblica colpevoli di aver rimosso tali vicende, peraltro non ancora chiarite dalla magistratura.
Chiama in causa con forza una società civile che sembra spesso rintanarsi dietro forme di vittimismo diffuse. Un vittimismo complice perché accompagnato da omertà e rimozione del ricordo. E l’oblio è l’ulteriore violenza consumata nei confronti delle vittime di mafia.
Lo scopo del libro è quello di contribuire a superare la scelta ingiustificata del silenzio e spingere verso una riflessione più attenta su ciò che è accaduto e continua ad accadere non solo a Lamezia ma in tutta la Calabria.
“Una collettività che rimuove i fatti che hanno segnato tragicamente la sua storia senza farne memoria e senza provare a spiegarsene le ragioni, rinuncia a una buona occasione per progredire”.
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21 Gennaio 2010
Posted in
La Cultura Calabrese
All’alba del 24 maggio 1991 due operatori ecologici comunali innocenti, Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano, vengono uccisi a colpi di kalasnikov, durante quello che fu definito un eccidio “dimostrativo” che doveva servire a far intuire le mire delle cosche della ‘ndrangheta sugli appalti della nettezza urbana. All’indomani della tragedia, la città di Lamezia è sconvolta, ma ciò non è sufficiente a rompere il muro dell’omertà: nessuno, infatti, è disposto ad ammettere di aver assistito all’accaduto. Dopo pochi mesi, il Consiglio comunale di Lamezia Terme fu sciolto per presunte infiltrazioni mafiose.
Sono queste le “Vittime dell’oblio”. Ma lo siamo anche noi tutti.
Partendo da questi fatti e raccontando le successive indagini che confermarono la natura intimidatoria della strage, rivolta al Comune e alla gestione degli appalti sui rifiuti, l’autore cerca di analizzare il contesto storico di riferimento e si spinge in una profonda riflessione che investe non solo le istituzioni (il Comune di Lamezia Terme sciolto due volte per infiltrazioni mafiose), ma arriva ad analizzare le responsabilità della politica e di un’opinione pubblica colpevoli di aver rimosso tali vicende, peraltro non ancora chiarite dalla magistratura.
Chiama in causa con forza una società civile che sembra spesso rintanarsi dietro forme di vittimismo diffuse. Un vittimismo complice perché accompagnato da omertà e rimozione del ricordo. E l’oblio è l’ulteriore violenza consumata nei confronti delle vittime di mafia.
Lo scopo del libro è quello di contribuire a superare la scelta ingiustificata del silenzio e spingere verso una riflessione più attenta su ciò che è accaduto e continua ad accadere non solo a Lamezia ma in tutta la Calabria.
“Una collettività che rimuove i fatti che hanno segnato tragicamente la sua storia senza farne memoria e senza provare a spiegarsene le ragioni, rinuncia a una buona occasione per progredire”.
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