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Gli italiani residenti in Svizzera continuano ad essere il gruppo nazionale straniero più numeroso, ma non il più «attivo». Tra la «popolazione attiva», ossia quella in età lavorativa (occupata e disoccupata), al primo posto sono balzati i tedeschi. Questo primato apparteneva loro per lunga tradizione, l’avevano ceduto agli italiani alla vigilia della seconda guerra mondiale, per riprenderselo lo scorso anno.
A far diminuire la popolazione complessiva italiana contribuisce non solo il saldo migratorio costantemente negativo fin dagli inizi degli anni Settanta (anche se nel 2007 e 2008 è stato positivo, rispettivamente +2213 e +4493), ma anche l’alto numero dei naturalizzati svizzeri (9550 nel biennio 2007-2008), che nelle statistiche sono considerati unicamente come tali. Esattamente l’inverso avviene da alcuni decenni per la popolazione tedesca che cresce ogni anno grazie al saldo migratorio positivo (+30.495 nel 2007 e +34.153 nel 2008), all’incremento naturale (più nascite che decessi) e al modesto numero di naturalizzazioni (4383 nel biennio 2007-2008). Il risultato è stato dapprima il rapido avvicinamento degli «attivi» tedeschi a quelli italiani e poi, l’anno scorso, il loro superamento. E’ interessante notare che un percorso simile, ma a parti inverse, era stato registrato in Svizzera tra le due popolazioni esattamente un secolo fa.
Tedeschi e italiani a confronto
Confrontando la popolazione residente complessiva degli italiani (circa 295.000) e dei tedeschi (circa 260.000), salta facilmente agli occhi la differente piramide dell’età. Mentre quella italiana somiglia ormai a quella svizzera con una ripartizione omogenea tra le differenti classi d’età, quella tedesca è piuttosto tipica di una popolazione di migranti, con un ingrossamento nella fascia centrale dai 25 ai 54 anni e due restringimenti nella classe d’età da 0 a 14 anni e in quella in età della pensione (65 anni e più).
Se invece della popolazione residente si considera la popolazione attiva le differenze che saltano agli occhi tra italiani (poco più di 164.000) e tedeschi (poco più numerosi degli italiani) sono, oltre alla struttura dell’età, il grado di formazione, il settore d’occupazione, la posizione professionale e il tasso di inoccupazione.
I tedeschi che esercitano un’attività lucrativa in Svizzera hanno per il 62,0% una formazione di grado terziario (con titolo universitario o equivalente), mentre tra gli italiani questa percentuale scende al 19,3%. Per gli svizzeri essa si situa al 33,7%. Hanno invece un titolo di scuola media superiore o formazione professionale completa il 35,1% dei tedeschi, il 51,2% degli italiani e il 53,7% degli svizzeri. Sotto questo aspetto, gli italiani rassomigliano ancora una volta più agli svizzeri che ai tedeschi.
Quanto al settore d’occupazione, tanto gli italiani quanto i tedeschi sono più attivi nel terziario che nel secondario, ma con una proporzione differente: per gli italiani è di poco più di due a uno, mentre per i tedeschi di poco più di tre a uno. Per gli svizzeri la proporzione è di quasi quattro a uno.
E’ interessante osservare la posizione che occupano nella professione i tre gruppi di popolazione esaminata. In base alla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera effettuata dall’Ufficio federale di statistica nel secondo trimestre del 2009, sono dipendenti senza alcuna funzione dirigente circa la metà dei lavoratori tedeschi e italiani e il 46,8% degli svizzeri. Le maggiori differenze si notano nelle posizioni di «indipendenti, familiari coadiuvanti» (svizzeri 17,1%, italiani 12,9%, tedeschi 9,6%), «dipendenti membri della direzione» (rispettivamente: 13,7%, 14,9%, 16,6%) e «dipendenti con funzione dirigente» (16,7%, 25,0% e 14,0%). In questo ambito spiccano soprattutto l’alta percentuale dei quadri tedeschi (25%), ma anche l’elevata percentuale degli italiani nella posizione di membri di direzione (16,6%).
Sono invece nettamente sfavorevoli agli italiani i dati sull’inoccupazione: per loro il tasso era nel 2° trimestre dell’anno scorso del 4,6%, contro il 3,2% degli svizzeri e il 2,9% dei tedeschi.
Come si vede le differenze sono molte. Se ne potrebbe aggiungere un’altra, ma non ha (ancora) un carattere statistico, ed è questa: mentre gli italiani sono ormai considerati generalmente come parte integrante della popolazione svizzera, i tedeschi sono visti maggiormente come immigrati, sia pure particolari, in forza della libera circolazione delle persone dell’Unione europea.
Inoltre, il fatto che arrivino dalla Germania soprattutto persone molto qualificate, tra cui molti imprenditori, manager, professori universitari, medici, direttori di banche, ingegneri, ecc. non passa inosservato e provoca qua e là qualche preoccupazione. Ma non è più tempo di paure. La nozione di «inforestierimento» (Ueberfremdung) non è più attuale da diversi decenni, mentre prevale sempre più il desiderio e il bisogno d’integrazione, sempre più allargato a livello europeo.

Giovanni Longu
Berna,27.01.2010

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