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Per il quarto appuntamento di: “E’ora di andare al cinema” la rassegna organizzata da “Centro Culturale di Milano”, “Sentieri del Cinema”, ”Cinema Palestrina” :

lunedì 1 febbraio 2010 - ore 21,00 CINEMA PALESTRINA- via G.P. da Palestrina, 7 [MM 1-2 Loreto]

Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano
presenta
Fine di una storia
di Neil Jordan
con S. Rea, R. Fiennes, I. Hart, J. Moore, J. Isaacs
Gran Bretagna, 1999, (105’)

intero 6€, per soci Sentieri e CMC 4€ 02-6702700
info@sentieridelcinema.it / www.cmc.milano.it / www.sentieridelcinema.it



L’amore, l’infedeltà, la guerra, la gelosia, la morte, una promessa fatta a Dio. Nel suo stile bellissimo, lo scrittore inglese Graham Greene in The end of the affair (1951) condensò due elementi autobiografici: il ricordo della passione vissuta con l’americana Catherine Walston, moglie di un ricco uomo d’affari; e la tensione religiosa, la sua fede di cattolico anticonformista credente nel rapporto diretto con Dio.
Quasi cinquant’anni dopo il grande regista irlandese Neil Jordan mette in scena questa profonda, dirompente, viscerale e controversa storia d’amore. Nella Londra della Seconda Guerra Mondiale, sposata con un ricco, battezzata ma non praticante, Shara Miles (Julienne Moore) riscoprirà la fede proprio nel momento in cui crederà morto Maurice (Ralph Fiennes). Infatti quando la disperazione la porta a prostrarsi e pregare proprio un istante prima che Maurice appaia dietro di lei ferito ma vivo, Shara fa una promessa, un voto: giura a Dio che se vivrà troncherà la storia. Costretta a tener fede al voto fatto passeranno degli anni prima che i due si possano ritrovare.
I dialoghi sono di una profondità straordinaria, accompagnati da una superba recitazione, dove trionfa l’intesità dei sentimenti, la densità delle immagini e l’eloquenza dei piccoli gesti. “Fine di una storia”è il titolo del film, ma certamente non è la fine dell’amore né la fine di qualcos’altro, perché i segnali colti da Sarah e vivificati nel dispiegarsi della sua vicenda umana penetrano infine anche in Maurice, proprio in lui che aveva iniziato il film scrivendo nel suo romanzo autobiografico il bisogno di odio verso tutti, anche verso quel Dio che finalmente riconosce nell’invocazione finale.

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