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di Benny Nonasky
 Ci sono storie della mia terra che creano storie. Se, poi, confermiamo il detto che da botte piccola nasce vino buono, siamo ben messi e un po’ ubriachi. Quindi gioia e sogni e poi arcipelaghi vergini e uomini sempre alla conquista di nuovi orizzonti o a combattere per i propri ideali, a difendere quello che si è.

Se qualcuno ancora è. Renata.

Certo un nome non fa molto. Ma spero che queste mie parole vi aiutino a far partorire una piccola bollicina che voi soffiandoci dentro porterete a crescere.

Renata è una signora-bambina. Renata Ceravolo è una poetessa. Renata ha la bocca impastata di Benestare, della sua terra, di Calabria, della nostra terra. Renata è un leggiadro volo di rondine che battezza il sangue arso nei fondali del mondo.

E’ alcune volte Quevedo quando lei dice: così hai sepolto / lascia di guerra / ubriaca di rancore / cementi di parole / perché muoia la furia / che sventra le tue ore deserte. / Così ora sai / che per rinascere / occorre scavare / nel cuore del silenzio / plasmare voli gioiosi / soccorrere i sogni / là dove sgorga l’acqua della vita. Diviene un Alvaro quando diventa, cita, la terra amata, il sud : questo sud / dove volteggia superba l’aquila reale / testardi fioriscono i germogli / e gli arcobaleni colorano il cielo / fiacco e pigro / per un disegno strano, / incomprensibile, / forse divino. (e sottolineo il verso bellissimo: testardi fioriscono i germogli).

Ma diventa anche una Plath, anzi forse è questo il suo vero volto, una Sylvia che è rinata da lontane metropoli per sbocciare in un corpicino, in un adolescente. (sono una donna perennemente / in fuga)

Adolescente perché se parli con lei la trovi sempre affascinata di ogni cosa, vive tutto con esuberanza ed emozioni così fanciullesche da riscoprirti bimbo, vivo. Ma lei non lo è forse solo nell’anima, ma anche nel carattere. Un esempio? Un giorno ci siamo incontrati e le ho chiesto: - Quanto resti? (e lei)  - Mia figlia mi ha detto di non stare troppo fuori, quindi domani riparto.

E’ questa libera ingenuità che la rende viva e in sospensione come le parole che scrive sui suoi fogli bianchi. Ma questa sua capacità non la rende fragile, ma cosciente. E lo dimostra.

C’è una poesia sulla figlia, poesia vincitrice di un premio (il Club degli autori) che inizia con una “lezione” che vale per ogni uomo e donna che cavalca le onde di questo nostro pianeta pieno di parole, spesso futili, fasulle e illusorie: T’insegnerò il silenzio / perché tu possa ascoltare / il canto della vita. E continua con un’altra “lezione”:  ti parlerò dei sogni / che spezzano le barriere / dell’impossibile.

Lezioni in versi. Vita che prende forma e scardina le rigide regole della confusione e della povertà interiore che ci governa.

E’ forte di cuore la nostra Renata. Certo alcune volte si lascia trasportare da troppi pensieri, uccidendo i suoi intenti, ma alcune volte diviene voce, testimonianza, luce.

Come la poesia dedicata alla Merini (tu vivevi dove la notte / placa le mancate carezze / e chiedevi al sogno / un dolce rimedio d’astri) o come tutte le poesie dedicate al dolore dell’umanità (subiamo il volto di un’epoca malata / lontano dal corazon / lontano dalla vida / cerchiamo la via / che s’apre verso le nuvole leggere / un centro di purezza / redenzione).

Lei si descrive un po’ così: Il mio vivere / è ascoltare i battiti della terra, / i bisbigli del sole sulle cose / e nel cuore / degli uomini.

Io la descrivo come lei si annuncia in ogni poesia: poeta e donna.

Perché in tutte le poesie, in ogni verso, lei è poeta e donna e ce lo fa sentire. Anche quando scherza sull’amore: Gli uomini / dicono sempre / è solo un’amica. / Con una nemica non tradirebbero mai.

Lei è donna che combatte, una “comunista”, una che ancora ci crede alla verità e alla ribalta di questo mondo nefasto (Se noi siamo / quello che mangiamo / sappiamo di plastica / e di niente),  una donna che combatte per le donne, una donna che chiede rispetto per i soprusi subiti, perché lo sappiamo che la donna, qui e in molti luoghi ben visibili vive dietro una tenda o piegata alle violenze di un libro o di mariti che non apprezzano il dono di dare vita.

Lei parla di molte cose. Ma io vi lascio con una bollicina che spetta voi per continuare a gonfiarsi, vi lascio con un suo ultimo verso e una poesia che dice tutto di lei, di voi, di donne e di vita, di terra e di pianto: Donne.

 

Sognare è un diritto / tradurre il sogno in gioia / è un dovere.

 
.Donne.

infibulate

donne prese a sassate

donne sbiadite

che si lasciano morire dentro

come rose sfatte

donne

vedove di Vrindvan nell’India rurale

schiave mendicanti

donne sfigurate

donne sotto le bombe

lungo i marciapiedi

braccianti sfruttate

oppresse
disseccate

donne che perdono i figli

nelle guerre

nelle droghe

profughe

donne vendute

donne del sud

senza amore senza sorriso

relegate ai fornelli

donne senza nome

mogli sole

“vedove di carezze”

donne marginali

donne nel deserto della disperazione

imbottite di Tavor

inghiottite dal nulla

donne stritolate dal panico

dell’energia impotente

che devia le vie dell’azzurro

passa per gl’inferi

dell’assordante lacerante quotidianità

donne col marito sentimentalmente come un boia

delicato come un rinoceronte

 

donne vittoriose

donne che combattono

il mare oscuro

il cancro

le ingiustizie

donne che pregano

nella solennità dei monasteri

donne che sanno aspettare

perdonare

donne che scrivono

pensieri leggeri e forti come la vita

sante
mistiche

specchio d’eternità e di luce

missionarie
 

Angeli dei marciapiedi

delle bidonville

donne che cambiano traiettoria

perché “sentono” che la vita è altrove

donne ispirate

avvolte di passioni desideri

donne che se ne fregano delle rughe dell’età

che ridono di gusto

ascoltano

ritrovano il senso l’integrità la calma

donne che rinascono sognano amano

si lasciano semplicemente andare

al flusso eterno della vita.


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