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• Milano città multietnica. Istruzioni per l'uso
Centro Congressi Fast, piazzale Morandi, 2 – Milano [MM3 Turati]
intervengono:
Gian Carlo Blangiardo, docente di Demografia nell’Università Milano-Bicocca, coordinatore dell’Osservatorio Regionale ORIM-Fondazione ISMU
Mario Mauro, capodelegazione del PdL al Parlamento Europeo
Samir Khalil Samir SJ, docente di Islamologia e cultura araba
nella Saint Joseph University of Beirut, Relatore Generale per il Sinodo in Medio Oriente
coordina:
Giorgio Paolucci, giornalista
Lunedì 8 marzo 2010, ore 21,00
• Milano e i nuovi milanesi. Comunità straniere alla prova
Sala Verri, via Zebedia, 2 – Milano [MM1 Duomo – MM3 Missori]
intervengono:
Mahmoud Asfa, Presidente della Casa della Cultura Islamica di Milano
Otto Bitjoka, imprenditore camerunese, fondatore di Ethnoland
Maria Stefanache, regista rumena
Daniela Benelli, già Assessore alla cultura della Provincia di Milano
coordina:
Aldo Brandirali, consigliere del Comune di Milano
aprile 2010, ore 21,00
• Milano e i nuovi milanesi. Conosciamoli
Sala Verri, via Zebedia, 2 – Milano [MM1 Duomo – MM3 Missori]
intervengono:
don Domenico Liu Enci, cappellano della Parrocchia della S.S. Trinità a Milano
suor Ancilla Beretta e suor Gloria Mari, Comunità Nocetum
coordina:
Giorgio Paolucci, giornalista
Ingresso gratuito, info e prenotazioni www.cmc.milano.it / 02.86455162
L'immigrazione è una delle sfide più brucianti con cui si misura l'Europa, sempre più attanagliata dalle paure e sempre meno in grado di elaborare modelli capaci di costruire e organizzare convivenza. C'è chi dice che sia essenzialmente un problema di numeri: l'arrivo di una quota eccessiva di stranieri, unita alla loro maggiore prolificità rispetto agli standard occidentali, renderebbe ingovernabile la situazione. C'è chi denuncia un problema di compatibilità culturale di alcune componenti per definizione "non integrabili". Sta di fatto che i modelli elaborati nei diversi Paesi per gestire la convivenza con i "nuovi arrivati" – che col passare del tempo sono sempre meno "nuovi" e sempre più stanziali – mostrano la corda. Il multiculturalismo, al fondo, è figlio del relativismo culturale e giuridico, cioè del tentativo di dare legittimazione a ogni diversità che caratterizza le minoranze.
E in Italia, che fare? Quale strada intraprendere, facendo tesoro per quanto possibile della crisi dei modelli adottati negli altri Paesi europei? E Milano è città che, per eccellenza, nel corso della storia è stata caratterizzata dalla capacità di unire l’attaccamento alle radici con la disponibilità a incontrare l’altro che si affacciava all’orizzonte. Questa disposizione all’impegno a favore del “prossimo”, almeno nell’esperienza lombarda, è soprattutto il risultato della riforma della Chiesa, e non solo di quella ambrosiana, attuata da San Carlo Borromeo quando fu insediato alla cattedra di S. Ambrogio e divenne Metropolita delle Chiese di Lombardia.
Senza paure pregiudiziali, ma con il coraggio che distingue chi è animato da un irriducibile desiderio di costruzione umana e sociale. C'è una “identità ambrosiana” che nei secoli – non senza difficoltà – si è dimostrata capace di incontrare e accogliere la diversità, esigendo rispetto per il proprio patrimonio culturale e giuridico e manifestandone per quanti incontrava.
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10 Febbraio 2010
Posted in
Eventi e Manifestazioni
Tre incontri per conoscere. E per costruire un “modello Milano”
Giovedì 11 febbraio 2010, ore 21,00• Milano città multietnica. Istruzioni per l'uso
Centro Congressi Fast, piazzale Morandi, 2 – Milano [MM3 Turati]
intervengono:
Gian Carlo Blangiardo, docente di Demografia nell’Università Milano-Bicocca, coordinatore dell’Osservatorio Regionale ORIM-Fondazione ISMU
Mario Mauro, capodelegazione del PdL al Parlamento Europeo
Samir Khalil Samir SJ, docente di Islamologia e cultura araba
nella Saint Joseph University of Beirut, Relatore Generale per il Sinodo in Medio Oriente
coordina:
Giorgio Paolucci, giornalista
Lunedì 8 marzo 2010, ore 21,00
• Milano e i nuovi milanesi. Comunità straniere alla prova
Sala Verri, via Zebedia, 2 – Milano [MM1 Duomo – MM3 Missori]
intervengono:
Mahmoud Asfa, Presidente della Casa della Cultura Islamica di Milano
Otto Bitjoka, imprenditore camerunese, fondatore di Ethnoland
Maria Stefanache, regista rumena
Daniela Benelli, già Assessore alla cultura della Provincia di Milano
coordina:
Aldo Brandirali, consigliere del Comune di Milano
aprile 2010, ore 21,00
• Milano e i nuovi milanesi. Conosciamoli
Sala Verri, via Zebedia, 2 – Milano [MM1 Duomo – MM3 Missori]
intervengono:
don Domenico Liu Enci, cappellano della Parrocchia della S.S. Trinità a Milano
suor Ancilla Beretta e suor Gloria Mari, Comunità Nocetum
coordina:
Giorgio Paolucci, giornalista
Ingresso gratuito, info e prenotazioni www.cmc.milano.it / 02.86455162
L'immigrazione è una delle sfide più brucianti con cui si misura l'Europa, sempre più attanagliata dalle paure e sempre meno in grado di elaborare modelli capaci di costruire e organizzare convivenza. C'è chi dice che sia essenzialmente un problema di numeri: l'arrivo di una quota eccessiva di stranieri, unita alla loro maggiore prolificità rispetto agli standard occidentali, renderebbe ingovernabile la situazione. C'è chi denuncia un problema di compatibilità culturale di alcune componenti per definizione "non integrabili". Sta di fatto che i modelli elaborati nei diversi Paesi per gestire la convivenza con i "nuovi arrivati" – che col passare del tempo sono sempre meno "nuovi" e sempre più stanziali – mostrano la corda. Il multiculturalismo, al fondo, è figlio del relativismo culturale e giuridico, cioè del tentativo di dare legittimazione a ogni diversità che caratterizza le minoranze.
E in Italia, che fare? Quale strada intraprendere, facendo tesoro per quanto possibile della crisi dei modelli adottati negli altri Paesi europei? E Milano è città che, per eccellenza, nel corso della storia è stata caratterizzata dalla capacità di unire l’attaccamento alle radici con la disponibilità a incontrare l’altro che si affacciava all’orizzonte. Questa disposizione all’impegno a favore del “prossimo”, almeno nell’esperienza lombarda, è soprattutto il risultato della riforma della Chiesa, e non solo di quella ambrosiana, attuata da San Carlo Borromeo quando fu insediato alla cattedra di S. Ambrogio e divenne Metropolita delle Chiese di Lombardia.
Senza paure pregiudiziali, ma con il coraggio che distingue chi è animato da un irriducibile desiderio di costruzione umana e sociale. C'è una “identità ambrosiana” che nei secoli – non senza difficoltà – si è dimostrata capace di incontrare e accogliere la diversità, esigendo rispetto per il proprio patrimonio culturale e giuridico e manifestandone per quanti incontrava.
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