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LA NETTA POSIZIONE DI BELLI NEI CONFRONTI DELL’ITALISIDER DI TARANTO E IL SUO RAPPORTO CON ITALO BALBO
IN UNO STUDIO DEL CENTRO STUDI E RICERCHE “FRANCESCO GRISI” DIRETTO DA PIERFRANCO BRUNI
IL CONVEGNO DELLA MAGNA GRECIA E IL RUOLO DI ARALDO DI CROLLALANZA E DEL QUOTIDIANO “IL TEMPO”

<Si tratta di una ricostruzione importante e necessaria. Gli inediti di Carlo Belli e di Giuseppe Selvaggi, sostiene Pierfranco Bruni, autore di numerosi testi dedicati a Belli e a Selvaggi, ci rivelano uno spaccato che riguarda sia Taranto e la Magna Grecia come sviluppo territoriale che il rapporto tra i due giornalisti oltre alla posizione di Belli e Selvaggi nei confronti di Italo Balbo il primo e di Araldo Di Crollanza l’altro. Di Crollalanza aveva in alta considerazione Carlo Belli>.
Il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, diretto da Pierfranco Bruni, nei suoi approfondimenti riferiti a Carlo Belli (Rovereto 1903 – Roma 1991), è venuto in possesso di nuovo documento inedito nel quale si parla di Taranto, della Magna Grecia e della nascita dell’Italsider nella città dei due Mari. L’inedito di Belli è affiorato studiando le “carte” del poeta e giornalista Giuseppe Selvaggi, (insieme ad inediti anche dello stesso Selvaggi) scomparso nel 2004. il materiale documentario tra Selvaggi e Belli sarà oggetto di un Convegno che si svolgerà a Roma nel mese di maggio nella sede del Sindacato Libero Scrittori Italiani e darà vita ad una pubblicazione.

Si tratta di una lettera autografa di Carlo Belli indirizzata a Selvaggi e risalente al 3o ottobre del 1968. Un ulteriore tassello che avvalora la posizione netta di Belli nei confronti dell’industria tarantina e delle politiche industriali dell’intero Mezzogiorno.

Nella lettera c’è un passaggio nel quale si evidenzia: “Sono reduce da Taranto. Non intendo discutere quell’impianto industriale, ma la sua ubicazione. Un disastro, e sarebbe inutile ogni illustrazione. (Tra il resto, le culture agricole asfissiate per chilometri e chilometri, tutt’intorno)”.

“Belli, sostiene Pierfranco Bruni, aveva condotto una battaglia contro l’ubicazione della sede dell’Italsider nella Taranto, culla della Magna Grecia. La stessa battaglia, Belli la condusse per Sibari, l’area di Sibari che la si voleva industrializzare e il porto di gioia Tauro”.

Proprio per questo scrive a Selvaggi riferendosi a Sibari: “Una ripetizione di Taranto nella piana è sconveniente da ogni parte la consideri. Si tratta di esaltazioni provincialistiche, di gente che vive nella breve cerchia delle mura cosentine e pensa che per essere moderni (!), si debba ‘adeguarsi ai tempi’, i quali tempi sono configurati in puzze petrol-chimiche”.

Oltre questo autografo c’è anche una nota di Giuseppe Selvaggi che ritorna al periodo in cui Belli venne inviato, come giornalista, a Taranto per alcuni servizi da pubblicare sul quotidiano “Il Tempo”, giornale dove lo stesso Belli lavorava.

Si avvalora ancora una volta la motivazione che ha spinto Belli a proporre il Convegno di Studi sulla Magna Grecia.

<Non si dovrebbe dimenticare, sottolinea Pierfranco Bruni, che il Convegno di studi internazionali sulla Magna Grecia, che si svolge annualmente a Taranto dal 1960, nacque proprio per la volontà e il costante impegno di Carlo Belli, il quale, allora, come sé è già sottolineato in alcuni saggi, lavorava al quotidiano "Il Tempo". A Taranto Belli venne mandato come inviato dal direttore Renato Angiolillo dopo un colloquio con il senatore del MSI Araldo di Crollalanza. Araldo di Crollalanza puntava a rilanciare il quotidiano "Il Tempo" in Puglia e Belli era considerato un "inviato speciale di rottura". Da qui il suo amore per Taranto e per la Magna Grecia. Tutto ciò è precisato anche in alcune lettere inedite del giornalista Giuseppe Selvaggi, che pongono in evidenza il rapporto di Belli con la Magna Grecia e con gli ambienti della destra culturale e giornalistica>.

Nella nota di Giuseppe Selvaggi si legge: <Carlo Belli fumava, di notte, nel Salone di Piazza Colonna, dalla luce blu per tante sigarette. Angiolillo gli disse: "Carlo che ne pensi, tu che sei del Nord, e senza sentimentalismi, di noi del Sud?".

Montecitorio - dove Belli era cronista parlamentare, inventivo e leale - era in vacanza.

"Mettiti d'accordo con Peppino (ero io, Giuseppe) e parti subito".

Carlo Belli doveva scrivere di disoccupati, di strade da costruire, di acqua per dissetare paesi che non ne avevano. E di situazioni politico - amministrative locali".

Da Taranto mi telefonò, perché ne riferissi al Direttore, con cui avevo già parlato, chiedendomi di non dar torto alla sua richiesta: di articoli anche fuori dall'attualità corrente.

"Non sapete che tesoro c'è quaggiù". "Non immaginate come si può parlare alla fantasia degli italiani e farli innamorare della luce che c'è qui". "Sono innamorato". Di chi? "Della Grecia Mater, magna di amori futuri, viventi!".

Ed altro che innamorato. Così Carlo Belli, da inviato di cronache attuali (che scrisse con puntigliosa puntualità), passò alla Terza Pagina, dove già collaborava. Il suo interlocutore al giornale divenne Enrico Falqui, Capo servizio.

Fu una fiumara meravigliosamente illuminante. Disotterrava il tesoro parlando di Magna Grecia. Le sue cartelle erano scritte con le prime "biro", senza pentimenti>.

Certo Carlo Belli fu un uomo di punta della cultura degli anni Quaranta. Pierfranco Bruni così dichiara: “Nel rileggere e riproporre la figura e l'opera dello studioso della Magna Grecia, Carlo Belli, attraverso alcuni importanti scritti riferiti sia al tema del Mediterraneo sia a problemi di natura politica, avvalora l’importanza della sua collaborazione con Italo Balbo. Era stato nominato nel 1939 Redattore Capo al "Corriere Padano", di Ferrara, fondato dallo stesso Balbo e diretto da Nello Quilici. Soltanto negli anni Sessanta si occuperà degli studi sulla Magna Grecia. Un Belli anti - moderno e tutto proteso verso la cultura della tradizione. Una riproposta che pone in evidenza un personaggio che è stato al centro del dibattito artistico e culturale degli anni Quaranta”.

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