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Quell’instancabile direttore (e fondatore) di Calabria Letteraria
di Vincenzo Pitaro
Era l’amico di tutti, Emilio Frangella. La gentilezza fatta persona. Sempre prodigo di consigli, generosissimo, una miniera di ricordi. Ed era per tutti - dal 1952 - il fondatore e direttore di «Calabria Letteraria», la prestigiosa rivista di Cultura e Arte (edita da Rubbettino e oggi diretta da Franco Del Buono) che si pubblica ininterrottamente da oltre mezzo secolo, raccogliendo sempre più notevoli consensi nei salotti che contano della letteratura italiana.
Ora che non c’è più, persino chi non ebbe modo di conoscerlo si è accorto che la Calabria ha perso uno dei suoi figli migliori. La sua scomparsa (avvenuta alcuni anni addietro a Longobardi, in provincia di Cosenza, dov’era nato nel 1912) ha infatti lasciato a tutt’oggi un vuoto incolmabile nel mondo della cultura e del giornalismo calabrese. La Calabria intera ha scoperto che «l’amico di tutti» (colui che dalle colonne della sua rivista teneva, senza sussiego o pose, lezioni di latino) era un fior di studioso.
Ebbi la fortuna di conoscerlo nell’estate del 1976, proprio al mio paese (Gagliato), a casa del poeta Domenico Vitale. C’era una specie di Convivio letterario, in terrazza, organizzato in onore dell’illustre glottologo tedesco Gerhard Rohlfs che giungeva a Gagliato al fine di acquisire materiale sul patrimonio lessicale della zona, per il suo «Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria».
Avevo appena diciott’anni e stavo per pubblicare, presso Frama Sud Editrice, un mio primo volumetto: una silloge di poesie in lingua e in vernacolo. Frangella, non so come, sapeva che da lì a poco avrei dato alle stampe quella raccolta poetica e, in anteprima, la volle leggere. Gliela consegnai, ancora dattiloscritta e con qualche correzione e scarabocchio da me effettuati a penna. Lui, lesse attentamente quei miei versi endecasillabi (quei sonetti giovanili che esprimevano tutto ciò che allora sentivo dentro), si soffermò su un acrostico e, con aria soddisfatta, mi disse: «La poesia è qualcosa ch’è dentro di noi. La struttura è ottima, la metrica è perfetta e la vena non manca. Bravo, continua così!».
Non pensavo di fare il poeta (e non lo penso tuttora: «Càrmina non dant panem») ma quel suo giudizio spassionato mi rallegrò ugualmente, anche perché contribuì ad incoraggiarmi per poter poi declamare alcuni componimenti in presenza di Rohlfs, Sharo Gambino, Mario La Cava, Giampiero Nisticò, il poeta Rocco Ritorto e altri.
È questo il ricordo più caro che ancora conservo di Emilio Frangella. Lo ricordo su quella splendida terrazza - autentico roof-garden dell’abitazione del poeta Vitale, a Gagliato - mentre tendeva lo sguardo ammirato verso un mare (quello ionico soveratese) che sembrava dipinto da Gauguin. Era un maestro, e se vogliamo cercare di dare un lineamento più consono della sua figura: un maestro di vita! Un uomo, quindi, che non potrà mai morire perché «l’uomo» - mi sia consentito dirlo con un aforisma di mio padre, il prof. Grazio Pitaro - «non muore il giorno in cui cessa di vivere, ma il giorno in cui sarà dimenticato dai vivi»!
© Vincenzo Pitaro
www.vincenzopitaro.it
(Nota della Redazione)
In ricordo di Emilio Frangella, fondatore e direttore della prestigiosa rivista di Cultura e Arte «Calabria Letteraria», oggi edita da Rubbettino (alla quale il giornalista Vincenzo Pitaro, peraltro, collabora fin da ragazzo, dal lontano 1976) ricordiamo i seguenti articoli:
1) Vincenzo Pitaro: «Emilio Frangella, una vita dedicata alla Cultura», Gazzetta del Sud, pag. Cultura, di Domenica 9 Novembre 2008
2) Vincenzo Pitaro: «La scomparsa di Emilio Frangella - Una perdita per il giornalismo e la cultura calabrese», su Tribuna Stampa, Organo nazionale dei Giornalisti Italiani, n. 9/2008. Lo stesso articolo è apparso anche su «OG Informazione», Organo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti
3) Vincenzo Pitaro: «Ricordando il direttore di Calabria Letteraria», su «Parallelo 38», altra prestigiosa rivista calabrese fondata dall’On. Prof. Giuseppe Reale
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16 Febbraio 2010
Posted in
La Cultura Calabrese
Quell’instancabile direttore (e fondatore) di Calabria Letterariadi Vincenzo Pitaro
Ora che non c’è più, persino chi non ebbe modo di conoscerlo si è accorto che la Calabria ha perso uno dei suoi figli migliori. La sua scomparsa (avvenuta alcuni anni addietro a Longobardi, in provincia di Cosenza, dov’era nato nel 1912) ha infatti lasciato a tutt’oggi un vuoto incolmabile nel mondo della cultura e del giornalismo calabrese. La Calabria intera ha scoperto che «l’amico di tutti» (colui che dalle colonne della sua rivista teneva, senza sussiego o pose, lezioni di latino) era un fior di studioso.
Ebbi la fortuna di conoscerlo nell’estate del 1976, proprio al mio paese (Gagliato), a casa del poeta Domenico Vitale. C’era una specie di Convivio letterario, in terrazza, organizzato in onore dell’illustre glottologo tedesco Gerhard Rohlfs che giungeva a Gagliato al fine di acquisire materiale sul patrimonio lessicale della zona, per il suo «Nuovo Dizionario Dialettale della Calabria».Avevo appena diciott’anni e stavo per pubblicare, presso Frama Sud Editrice, un mio primo volumetto: una silloge di poesie in lingua e in vernacolo. Frangella, non so come, sapeva che da lì a poco avrei dato alle stampe quella raccolta poetica e, in anteprima, la volle leggere. Gliela consegnai, ancora dattiloscritta e con qualche correzione e scarabocchio da me effettuati a penna. Lui, lesse attentamente quei miei versi endecasillabi (quei sonetti giovanili che esprimevano tutto ciò che allora sentivo dentro), si soffermò su un acrostico e, con aria soddisfatta, mi disse: «La poesia è qualcosa ch’è dentro di noi. La struttura è ottima, la metrica è perfetta e la vena non manca. Bravo, continua così!».
Non pensavo di fare il poeta (e non lo penso tuttora: «Càrmina non dant panem») ma quel suo giudizio spassionato mi rallegrò ugualmente, anche perché contribuì ad incoraggiarmi per poter poi declamare alcuni componimenti in presenza di Rohlfs, Sharo Gambino, Mario La Cava, Giampiero Nisticò, il poeta Rocco Ritorto e altri.
È questo il ricordo più caro che ancora conservo di Emilio Frangella. Lo ricordo su quella splendida terrazza - autentico roof-garden dell’abitazione del poeta Vitale, a Gagliato - mentre tendeva lo sguardo ammirato verso un mare (quello ionico soveratese) che sembrava dipinto da Gauguin. Era un maestro, e se vogliamo cercare di dare un lineamento più consono della sua figura: un maestro di vita! Un uomo, quindi, che non potrà mai morire perché «l’uomo» - mi sia consentito dirlo con un aforisma di mio padre, il prof. Grazio Pitaro - «non muore il giorno in cui cessa di vivere, ma il giorno in cui sarà dimenticato dai vivi»!
© Vincenzo Pitaro
www.vincenzopitaro.it
(Nota della Redazione)
In ricordo di Emilio Frangella, fondatore e direttore della prestigiosa rivista di Cultura e Arte «Calabria Letteraria», oggi edita da Rubbettino (alla quale il giornalista Vincenzo Pitaro, peraltro, collabora fin da ragazzo, dal lontano 1976) ricordiamo i seguenti articoli:
1) Vincenzo Pitaro: «Emilio Frangella, una vita dedicata alla Cultura», Gazzetta del Sud, pag. Cultura, di Domenica 9 Novembre 2008
2) Vincenzo Pitaro: «La scomparsa di Emilio Frangella - Una perdita per il giornalismo e la cultura calabrese», su Tribuna Stampa, Organo nazionale dei Giornalisti Italiani, n. 9/2008. Lo stesso articolo è apparso anche su «OG Informazione», Organo del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti
3) Vincenzo Pitaro: «Ricordando il direttore di Calabria Letteraria», su «Parallelo 38», altra prestigiosa rivista calabrese fondata dall’On. Prof. Giuseppe Reale
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