Sponsor
Vota e condividi questo articolo nel Social Network:
-Sentite, come me, squilli di trombe, scalpiccìo tumultuoso di gente e trepestìo di cavalli? E’ Papa Callisto II, che ritorna stasera, qui, a Catanzaro, per sentire cosa diciamo di lui!-
Così, con il suo ormai noto, affabulante parlare, Cesare Mulè ha coinvolto il folto pubblico convenuto alla presentazione dell’ ultima sua fatica letteraria, “San Vitaliano Disvelato” edita da “La Rondine”, ricca di corredo iconografico, della quale lo studioso ha raccontato i viaggi e le peripezie vissute, nella impegnativa ricerca di documenti necessari alla storicizzazione innovativa della vita del santo patrono .
La presentazione del libro è avvenuta nel corso del convegno dedicato alle tre V di Catanzaro, svoltosi presso l’Aula Sancti Petri, alla presenza di Mons. Antonio Ciliberti. Dopo i saluti dell’assessore alla cultura Argirò e del presidente della Pro-loco, Capellupo, Cesare Mulè , rifacendosi alla presentazione , scritta da Mons. Ciliberti, ha spiegato come volendo caratterizzare questo scritto lo si potrebbe definire come una storia di San Vitaliano narrata attraverso le persone e le gesta della città di Catanzaro, oppure una storia di Catanzaro vista attraverso la storia religiosa del suo Santo Patrono, perché la venerazione verso San Vitaliano non si può esprimere solo attraverso il culto locale, ma è necessario ricorrere anche alla ricerca storica. Mons. Ciliberti ha espresso apprezzamento a Mulè che con questo suo lavoro ha colmato una grave lacuna esistente nella nostra diocesi, la quale possedeva del suo santo patrono solo uno scarno libretto con pochissime, imprecise notizie: ha poi sottolineato soprattutto la testimonianza evangelica del santo, che perdonò chi lo aveva ignobilmente calunniato, e del quale è scritto che ammoniva i potenti, aiutava i deboli, convertiva i peccatori, rassodava i convertiti, ed a tutti era giovamento e soccorso.
Il prof. Salvatore Ferraro, letterato e bibliofilo colto, appositamente giunto da Napoli, ha presentato insieme a Mulè alcuni aspetti della vita del santo, morto ad oltre 70 anni il 16 luglio di un anno compreso fra il 660 e il 700, un santo la cui biografia è tratta da antiche cronache necessariamente incerte e lacunose.
Eletto vescovo di Capua, come religioso dolce ed insieme severo, è creduto vescovo anche di Benevento. Il pastore, nella sua missione esercitata per sette anni, incontrò la reazione subdola di un gruppo di giovani scapestrati, anzi dediti a libertinaggio, che complottarono per danneggiarne la figura, bruttandola di condotta non confacente alla dignità ed integrità di Pastore. Vitaliano, dopo essersi discolpato in pubblico, sdegnato, si allontanò dalla città; ma i suoi persecutori, temendo di essere tardivamente scoperti, lo raggiunsero e, chiusolo in un sacco di pelle, lo buttarono nel mare o nel fiume Garigliano, o Volturno, per annegarlo. Il turpe disegno, però, non ebbe esito mortale. La corrente lo condusse alla spiaggia di Ostia, dove alcuni pescatore incuriositi uncinarono il galleggiante, portandolo a bordo della loro barca e, con pietoso sorpresa, scorsero il vegliardo e lo ristorarono. Intanto, a Capua, per sei mesi e venti giorni si protrasse la siccità desertando i campi e provocando carestie e malattie. I suoi abitanti addebitarono la mancanza di pioggia a punizione per l'offesa recata all'uomo di Dio e si diedero a ritrovarlo. Ciò avvenne in un sito lontano; trovatolo, lo esortarono a ritornare nella città che aveva voluto lasciare. Il prelato accolse tali premure e bene accolto dai fedeli riprese le funzioni; subito copiosa si sparse la pioggia, ristorando la campagna. L’uomo di Dio, lasciata per la seconda volta Capua, si ritirò in un luogo appartato, in solitudine, nella meditazione e nella preghiera. Vitaliano poi riprese il suo peregrinare. Da quel tempo il luogo prese il toponimo di San Vitaliano, divenne cittadina operosa e bene ordinata. Ormai ben oltre i 70 anni di età, il nostro Santo lascio' questa terra e fu debitamente sepolto. Ma nel tempo se ne persero le tracce sino a quando alcuni pastori, notando un tumulo di pietre, lo rinvennero suscitando la pregressa devozione: molti bisognosi pietosamente pregarono impetrando e ottenendo miracoli. Si formò così un profondo culto che indusse il vescovo Giovanni di Benevento a realizzare un degno luogo di sicuro.
Papa Callisto II, trovandosi in sosta a Benevento per recarsi in Calabria, rese omaggio alle reliquie attratto dall’eco dei miracoli da lui ottenuti. In questo ricordo, essendo a Catanzaro per consacrare la Cattedrale, pensò di meglio solennizzare l’evento facendone traslare i resti. Così San Vitaliano, già vescovo di Capua, venne proclamato patrono della Città, in un giorno solenne in cui il Papa aveva con sé - secondo le Cronache del Santuario di Montevergine- ventiquattro cardinali e uno stuolo di vescovi, abati e prelati, il chè rinforza la veridicità della discussa Bolla catanzarese di consacrazione della Cattedrale sottoscritta, quindi, da una vera delegazione di fede . Tanta magnificenza era rappresentativa della missione impersonata da Callisto II e dell'importanza del segno che in modo solenne egli attribuiva al ruolo che Catanzaro avrebbe dovuto svolgere, per incoraggiare e rafforzare la presenza della Chiesa latina. In questo scenario è riconosciuto in modo inappellabile la diocesi di Catanzaro, come pilastro di latinità..
Come ha evidenziato il parroco della cattedrale di Catanzaro, don Franco Isabello, la devozione al santo nella chiesa cattedrale è da allora sempre stata intensa, anche se discreta: San Vitaliano protegge e le sue reliquie danno pegno e pregio, i fedeli sono rassicurati e protetti dal mediatore.
Interessante anche il gustoso intervento di Gianni Bruni sulla nascita e sviluppo dell’arte serica in Catanzaro.
Nel periodo fra la fine del XVI e l'inizio del secolo seguente, nella triste circostanza di una scossa di terremoto, fiduciosamente il popolo si rivolse a San Vitaliano e, anche successivamente, nel 1763 per il perdurare di una lunghissima siccità e carestia: il patrono della Città sempre vigilò e protesse, tanto che il vescovo Fiorentini sottolinea che non vi fu mai pubblica calamità, che abbia colpito la nostra povera terra, in cui la fede dei catanzaresi, invocato l'aiuto del suo potente Patrono, figura buona e soccorrevole, non ne ebbe tutela .
Dalla bellissima serata è emerso come la sola storia civile non sia sufficiente. Essa si deve accompagnare alla storia religiosa, al racconto delle idee e dei sentimenti. Così la città si sacralizza nella memorizzazione delle persone che ivi sono vissute degnamente, divenendo comunità operosa , salda e civile .
Siamo tutti grati al prof. Mulè, le cui fatiche sempre più arricchiscono il patrimonio culturale del nostro territorio e ci aiutano a riscoprire la nostra identità, valore imprescindibile per poter vivere nell’era della globalizzazione, confrontandoci sì con altre civiltà, ma senza dimenticare chi siamo e quale grandezza abbiano le nostre radici cristiane : ci auguriamo quindi che la cittò di Catanzaro impari ad investire denaro ed energie per accrescere ricerche e studi onorando con sicura configurazione storica la mission di san Vitaliano, suo vero, mirabile patrono, piuttosto che, più miseramente, vacue e piccanti baldorie.
ANNA ROTUNDO
nella foto Cesare Mulè-Anna Rotundo
|
08 Marzo 2010
Posted in
La Cultura Calabrese
-Sentite, come me, squilli di trombe, scalpiccìo tumultuoso di gente e trepestìo di cavalli? E’ Papa Callisto II, che ritorna stasera, qui, a Catanzaro, per sentire cosa diciamo di lui!-Così, con il suo ormai noto, affabulante parlare, Cesare Mulè ha coinvolto il folto pubblico convenuto alla presentazione dell’ ultima sua fatica letteraria, “San Vitaliano Disvelato” edita da “La Rondine”, ricca di corredo iconografico, della quale lo studioso ha raccontato i viaggi e le peripezie vissute, nella impegnativa ricerca di documenti necessari alla storicizzazione innovativa della vita del santo patrono .
La presentazione del libro è avvenuta nel corso del convegno dedicato alle tre V di Catanzaro, svoltosi presso l’Aula Sancti Petri, alla presenza di Mons. Antonio Ciliberti. Dopo i saluti dell’assessore alla cultura Argirò e del presidente della Pro-loco, Capellupo, Cesare Mulè , rifacendosi alla presentazione , scritta da Mons. Ciliberti, ha spiegato come volendo caratterizzare questo scritto lo si potrebbe definire come una storia di San Vitaliano narrata attraverso le persone e le gesta della città di Catanzaro, oppure una storia di Catanzaro vista attraverso la storia religiosa del suo Santo Patrono, perché la venerazione verso San Vitaliano non si può esprimere solo attraverso il culto locale, ma è necessario ricorrere anche alla ricerca storica. Mons. Ciliberti ha espresso apprezzamento a Mulè che con questo suo lavoro ha colmato una grave lacuna esistente nella nostra diocesi, la quale possedeva del suo santo patrono solo uno scarno libretto con pochissime, imprecise notizie: ha poi sottolineato soprattutto la testimonianza evangelica del santo, che perdonò chi lo aveva ignobilmente calunniato, e del quale è scritto che ammoniva i potenti, aiutava i deboli, convertiva i peccatori, rassodava i convertiti, ed a tutti era giovamento e soccorso.
Il prof. Salvatore Ferraro, letterato e bibliofilo colto, appositamente giunto da Napoli, ha presentato insieme a Mulè alcuni aspetti della vita del santo, morto ad oltre 70 anni il 16 luglio di un anno compreso fra il 660 e il 700, un santo la cui biografia è tratta da antiche cronache necessariamente incerte e lacunose.
Eletto vescovo di Capua, come religioso dolce ed insieme severo, è creduto vescovo anche di Benevento. Il pastore, nella sua missione esercitata per sette anni, incontrò la reazione subdola di un gruppo di giovani scapestrati, anzi dediti a libertinaggio, che complottarono per danneggiarne la figura, bruttandola di condotta non confacente alla dignità ed integrità di Pastore. Vitaliano, dopo essersi discolpato in pubblico, sdegnato, si allontanò dalla città; ma i suoi persecutori, temendo di essere tardivamente scoperti, lo raggiunsero e, chiusolo in un sacco di pelle, lo buttarono nel mare o nel fiume Garigliano, o Volturno, per annegarlo. Il turpe disegno, però, non ebbe esito mortale. La corrente lo condusse alla spiaggia di Ostia, dove alcuni pescatore incuriositi uncinarono il galleggiante, portandolo a bordo della loro barca e, con pietoso sorpresa, scorsero il vegliardo e lo ristorarono. Intanto, a Capua, per sei mesi e venti giorni si protrasse la siccità desertando i campi e provocando carestie e malattie. I suoi abitanti addebitarono la mancanza di pioggia a punizione per l'offesa recata all'uomo di Dio e si diedero a ritrovarlo. Ciò avvenne in un sito lontano; trovatolo, lo esortarono a ritornare nella città che aveva voluto lasciare. Il prelato accolse tali premure e bene accolto dai fedeli riprese le funzioni; subito copiosa si sparse la pioggia, ristorando la campagna. L’uomo di Dio, lasciata per la seconda volta Capua, si ritirò in un luogo appartato, in solitudine, nella meditazione e nella preghiera. Vitaliano poi riprese il suo peregrinare. Da quel tempo il luogo prese il toponimo di San Vitaliano, divenne cittadina operosa e bene ordinata. Ormai ben oltre i 70 anni di età, il nostro Santo lascio' questa terra e fu debitamente sepolto. Ma nel tempo se ne persero le tracce sino a quando alcuni pastori, notando un tumulo di pietre, lo rinvennero suscitando la pregressa devozione: molti bisognosi pietosamente pregarono impetrando e ottenendo miracoli. Si formò così un profondo culto che indusse il vescovo Giovanni di Benevento a realizzare un degno luogo di sicuro.
Papa Callisto II, trovandosi in sosta a Benevento per recarsi in Calabria, rese omaggio alle reliquie attratto dall’eco dei miracoli da lui ottenuti. In questo ricordo, essendo a Catanzaro per consacrare la Cattedrale, pensò di meglio solennizzare l’evento facendone traslare i resti. Così San Vitaliano, già vescovo di Capua, venne proclamato patrono della Città, in un giorno solenne in cui il Papa aveva con sé - secondo le Cronache del Santuario di Montevergine- ventiquattro cardinali e uno stuolo di vescovi, abati e prelati, il chè rinforza la veridicità della discussa Bolla catanzarese di consacrazione della Cattedrale sottoscritta, quindi, da una vera delegazione di fede . Tanta magnificenza era rappresentativa della missione impersonata da Callisto II e dell'importanza del segno che in modo solenne egli attribuiva al ruolo che Catanzaro avrebbe dovuto svolgere, per incoraggiare e rafforzare la presenza della Chiesa latina. In questo scenario è riconosciuto in modo inappellabile la diocesi di Catanzaro, come pilastro di latinità..
Come ha evidenziato il parroco della cattedrale di Catanzaro, don Franco Isabello, la devozione al santo nella chiesa cattedrale è da allora sempre stata intensa, anche se discreta: San Vitaliano protegge e le sue reliquie danno pegno e pregio, i fedeli sono rassicurati e protetti dal mediatore.
Interessante anche il gustoso intervento di Gianni Bruni sulla nascita e sviluppo dell’arte serica in Catanzaro.
Nel periodo fra la fine del XVI e l'inizio del secolo seguente, nella triste circostanza di una scossa di terremoto, fiduciosamente il popolo si rivolse a San Vitaliano e, anche successivamente, nel 1763 per il perdurare di una lunghissima siccità e carestia: il patrono della Città sempre vigilò e protesse, tanto che il vescovo Fiorentini sottolinea che non vi fu mai pubblica calamità, che abbia colpito la nostra povera terra, in cui la fede dei catanzaresi, invocato l'aiuto del suo potente Patrono, figura buona e soccorrevole, non ne ebbe tutela .
Dalla bellissima serata è emerso come la sola storia civile non sia sufficiente. Essa si deve accompagnare alla storia religiosa, al racconto delle idee e dei sentimenti. Così la città si sacralizza nella memorizzazione delle persone che ivi sono vissute degnamente, divenendo comunità operosa , salda e civile .
Siamo tutti grati al prof. Mulè, le cui fatiche sempre più arricchiscono il patrimonio culturale del nostro territorio e ci aiutano a riscoprire la nostra identità, valore imprescindibile per poter vivere nell’era della globalizzazione, confrontandoci sì con altre civiltà, ma senza dimenticare chi siamo e quale grandezza abbiano le nostre radici cristiane : ci auguriamo quindi che la cittò di Catanzaro impari ad investire denaro ed energie per accrescere ricerche e studi onorando con sicura configurazione storica la mission di san Vitaliano, suo vero, mirabile patrono, piuttosto che, più miseramente, vacue e piccanti baldorie.
ANNA ROTUNDO
nella foto Cesare Mulè-Anna Rotundo
| < Prec. | Succ. > |
|---|
Aggiungi commento
IMPORTANTE: Si rende noto che l'uso di questo form implica l'accettazione delle regole di privacy e delle condizioni di uso di questo sito, inoltre si evidenzia che i dati immessi nei vari campi se non espressamente indicato potrebbero venire pubblicati nella pagina corrente, in quanto questo servizio rimane ad uso esclusivo di comunicazioni pubbliche inerenti il trattamento delle tamatiche affrontate nell'articolo di testa. Si impone di evitare l'uso di questo form per comunicazioni private con gli autori dell'articolo o i responsabili del sito, per queste comunicazioni si consiglia di usare i recapiti presenti alla pagina contatti e non il servizio commenti.
Altri Articoli Recenti
- Poesia: Buon Natale 2011
- Lou Andreas – Salomé Tra eros, grazia e ricerca di Dio a 150 anni dalla nascita
- Mario Tobino a venti anni dalla morte. Tra Dante e Machiavelli: un provenzale dell’amore e della guerra
- Poesia: "A me stesso" di Domenico Caruso
- PIER PAOLO PASOLINI MORIVA IL 2 NOVEMBRE DEL 1975 OLTRE IL POETA, LO SCRITTORE E IL REGISTA RESTA L’INTERPRETE DI UNA LINGUA NAZIONALE TRA LINGUE CONTAMINATE E CONTAMINANTI




.png)